2018: in Sicilia fuga dal PD. Obiettivo, trovare posto nella lista di Piero Grasso e di D’Alema
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2018: in Sicilia fuga dal PD. Obiettivo, trovare posto nella lista di Piero Grasso e di D’Alema


Time Sicilia

In Sicilia tutti ormai hanno capito che ‘Liberi e Uguali’ – la formazione politica del presidente del Senato Piero Grasso – non è altro che una copia del PD: un partito fatto, in grande maggioranza, di personale del PD siciliano che sta provando a riciclarsi. Tutti lì nella speranza, o nell’illusione, di essere rieletti o eletti

Lo chiamano Liberi ed Uguali, in realtà il suo vero nome è: “PD 2: la vendetta di Massimo D’Alema“. Se la candidatura di Claudio Fava alle elezioni regionali siciliane poteva ancora avere una parvenza di sinistra alternativa al PD, quello che sta succedendo in queste ore nella nostra Isola, dalle parti del Partito Democratico, ci consegna una lettura degli avvenimenti del tutto diversa. In Sicilia, in queste ore, è in corso una fuga dal PD verso Liberi e Uguali. Sono parlamentari uscenti ed ex parlamentari, conviti – o forse illusi – che nel partito di Piero Grasso potrebbero essere rieletti od eletti.

Ma andiamo con ordine. Cominciamo con lo scenario nazionale.

Il nuovo partito che ha come leader il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha poco o nulla di alternativo al PD, ma è solo una prova di forza, tutta interna a questo partito, per cercare di scalzare Matteo Renzi dalla segreteria nazionale del Partito Democratico.

La politica, quando si confronta con i ‘numeri’, non mente: divisi, PD e Liberi e Uguali, in Sicilia e in buona parte del resto d’Italia, non solo non hanno alcuna speranza di vincere le elezioni politiche nazionali di marzo, ma hanno poche speranze di conquistare collegi uninominali.

Nella nostra Isola, ad esempio, se si presenteranno divisi, PD e Liberi e Uguali non prenderanno un solo collegio nell’uninominale, ma solo alcuni collegi nel plurinominale o proporzionale.

Non è un caso se, a livello nazionale, si moltiplicano gli appelli – da entrambi gli schieramenti – per presentarsi uniti alle elezioni. Soprattutto nel Centro Italia, dove il PD è ancora forte e una divisione tra i due schieramenti servirebbe solo a regalare seggi al centrodestra e ai grillini.

D’Alema, Bersani e compagnia bella stanno solo provando a convincere gli alleati di Renzi a mollare il segretario. Ma, fino ad ora, Renzi è rimasto in sella. Questo significa, almeno fino ad ora, che si potrebbe arrivare anche allo scontro elettorale.

Questo dà la misura della debolezza politica di Liberi e Uguali. L’elettorato del PD che non vuole votare più Renzi può trovare normale l’operazione politica di D’Alema e Bersani. Ma chi cerca una sinistra alternativa al PD ha capito che Liberi e Uguali non è certo il partito da votare.

L’ennesima prova che Liberi e Uguali è un partito da operetta antirenziana, non certo di sinistra alternativa al PD, è l’arrivo in questo schieramento politico della presidente uscente della Camera dei deputati, Laura Boldrini.

Al di là delle offese di cattivo gusto che la rete ha spesso riservato alla Boldrini – offese che andrebbero perseguite – un dato politico è inoppugnabile: senza una gestione partigiana di Camera e Senato, il Governo Renzi e, nell’ultimo anno, il Governo Gentiloni, non avrebbero potuto far approvare dai due rami del Parlamento leggi che sono state e continuano ad essere contestatissime.

Non possono certo essere dimenticate le forzature, al limiti dei regolamenti parlamentari, che hanno contrassegnato l’approvazione di leggi incredibili: la manomissione dello Statuto dei lavoratori, il Jobs Act, la ‘Buona scuola’. Perfino la nuova legge elettorale – il Rosatellum – è stata approvata dai due rami del Parlamento nazionale con forzature incredibili.

Oggi, dopo aver consentito al Governo Renzi di fare il bello e il cattivo tempo alla Camera e anche al Senato, Grasso e Laura Boldrini si presentano come ‘alternativi’ al PD di Renzi.

Bisognerà vedere, adesso, come reagiranno gli elettori, che sono molto meno fessi di quanto i vecchi ‘volponi’ della politica pensano.

Fin qui lo scenario nazionale. Andiamo, adesso, alla scenario siciliano.

La novità, se così si può dire, è che Claudio Fava – l’unico deputato eletto nella lista I Cento Passi – non ha alcuna voglia di candidarsi alle elezioni politiche nazionali. A quanto pare, resterà in Assemblea regionale siciliana, magari da presidente dell’Antimafia del parlamento dell’isola, ruolo che ha portato fortuna a Nello Musumeci, che ha occupato questo posto nella passata legislatura e che è stato eletto presidente della Regione.

Il meccanismo che si è innestato nella versione siciliana di Liberi e Uguali, di solito, non è mai foriero di ottimi risultati elettorali. Già, come ricordato, sono tanti gli elettori siciliani della sinistra che hanno capito che il partito di Piero Grasso è una mezza sceneggiata interna al PD.

Ma se uno come Fava – che alla fine è il candidato più forte di questo schieramento politico – resta a casa per fare risultare eletti altri più deboli di lui, beh…

Dicono che il capolista sarà, in molte parti della Sicilia, lo stesso Piero Grasso. E in lista ci potrebbe essere anche la stessa Laura Boldrini, che cinque anni fa venne eletta proprio nella nostra Isola nella lista di SEL, in accordo con il PD.

Agli osservatori attenti della Sicilia – ma anche agli elettori siciliani di sinistra – non sfuggono due elementi. Il primo l’abbiamo già accennato: Piero Grasso e Laura Boldrini, da presidenti del Senato e della Camera, non hanno certo ostacolato l’approvazione di leggi contestatissime.

Ma c’è un fatto ancora più grave che riguarda la Sicilia. Grasso è siciliano. La Boldrini, come già ricordato, cinque anni fa è stata eletta in Sicilia. Nessuno dei due, durante i cinque anni del Governo regionale di Rosario Crocetta ha difeso la Sicilia.

Il Governo Crocetta – questo lo riconoscono anche gli elettori della sinistra – è stato il peggiore Governo della storia dell’Autonomia siciliana. Mai come negli ultimi cinque anni le finanze della Regione siciliana sono state depredate in modo così volgare!

Il fallimento del Governo Crocetta-PD – e qui torniamo al nostro discorso iniziale – è provato proprio dalla ‘fuga’ di tanti dirigenti del Partito Democratico siciliano verso Libero e Uguali di Grasso.

I nomi sono tanti. Ne facciamo solo qualcuno a titolo di esempio. L’ex parlamentare regionale del PD Mariella Maggio – che si è ricandidata con poca fortuna nella lista de I Cento Passi – è stata presidente della Commissione Ambiente dell’Ars per due anni e mezzo. Qualche volta, magari, sarà anche stata critica verso il Governo Crocetta.

Ma non si ricordano sue battaglie politiche contro il Governo Crocetta. Anzi, per essere precisi, quando si materializzavano mozioni di sfiducia al presidente della Regione non la ricordiamo in prima fila per sostenerle.

Un altro personaggio che oggi è molto critico verso il PD è l’ex assessore Antonello Cracolici. Lo citiamo perché parla dei renziani come se fossero suoi avversari, dimenticando che, pochi mesi prima del referendum del 4 dicembre dello scorso anno anche lui è passato con Renzi.

Si sussurra che, ad Enna, anche le ‘falangi’ di Mirello Crisafulli starebbero vagliando l’ipotesi di passare, armi e bagagli, con Liberi e Uguali. Sarà vero?

Nei giorni scorsi il senatore uscente, Giuseppe Lumia – rieletto cinque anni fa nella lista del Megafono di Crocetta – ha quasi ‘benedetto’ il partito del presidente del Senato.

Di tutti i dirigenti e parlamentari del PD siciliano, l’unico che ha criticato spesso il Governo Crocetta e che si è schierato apertamente contro Renzi è stato Pino Apprendi.

Gli altri, in massima parte, o sono rimasti zitti, o hanno celebrato le ‘gesta’ di Renzi e di Crocetta.

Sempre in queste ore di ci interroga su che cosa faranno i parlamentari nazionali uscenti del PD eletti in Sicilia.

Angelo Capodicasa, che tra Ars e Parlamento nazionale calca le scene parlamentari dai primi anni ’80 del secolo passato è già con D’Alema (pardon, con Grasso).

Poi – con riferimento alla Sicilia occidentale – ci sono Magda Culotta, Marco Causi, Luigi Taranto, Franco Ribaudo. Lasciamo fuori dalla lista Davide Faraone, Daniela Cardinale, Teresa Piccione perché ci sembra impossibile che lascino il PD. Sui primi quattro non abbiamo questa certezza.

Nella Sicilia orientale (tolta Flavia Piccoli Nardelli, una ‘paracadutata’ da Trento in Sicilia) sarà interessante capire cosa faranno i deputati uscenti Giuseppe Berretta, Giuseppe Lauricella, Fausto Raciti, Giuseppe Zappulla, Maria Gaetana Greco, Luisella Albanella, Maria Tindara Gullo.

Lo stesso discorso vale per il Senato. Lasciamo fuori Amedeo Bianco, che è napoletano. I senatori eletti nel Movimento 5 Stelle Fabrizio Bocchino e Francesco Campanella sono già nella sinistra. Anche l’uscente Corradino Mineo è da tempo fuori dal PD.

Sarà interessante capire cosa faranno le senatrici uscenti Pamela Orru e Venera Padua.

Accanto a questi nomi ci sono tanti altri ex PD pronti a ‘correre’ con Grasso. Vero è che il 3% introdotto con il Rosatellum non è uno sbarramento impossibile.

La domanda è un’altra: che credibilità può avere, agli occhi degli elettori siciliani, uno schieramento politico che si presenta come ‘alternativo’ al PD, ma che è fatto, in maggioranza, di personaggi che provengono dallo stesso PD?

 

 

 

23 dicembre 2017

Autore

TimeSicilia


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