23 Maggio: pronta la passerella dei soliti noti, dei finti amici e di chi ha diviso Falcone dalla moglie
Editoriale, Primo Piano

23 Maggio: pronta la passerella dei soliti noti, dei finti amici e di chi ha diviso Falcone dalla moglie


Time Sicilia

Pippo Giordano, ex ispettore della DIA che con Giovanni Falcone ha collaborato, ci prepara all’arrivo dell’anniversario della strage di Capaci che, come sempre, sarà una passerella per le solite facce. Anche quelle che, quando il magistrato era in vita, lo criticavano. Un anniversario reso ancora più amaro dal pensiero che le salme del giudice e della moglie, Francesca Morvillo, sono state separate. Condividiamo ogni parola scritta dal nostro amico Pippo

di Pippo Giordano

Una vita di anniversari. Di anniversari ad anniversari, vedo la mia vita scorrere come le lancette dell’orologio. Per indole non amo gli anniversari. Si avvicina il 23 maggio e già si preannunciano dirette tv, personaggi noti e meno noti, si alterneranno sul proscenio con le loro facce funeste e con qualche dichiarazione di circostanza. Eppoi “ agneddu e sucu e finiu u vattiu”.

Eppur non amando gli anniversari, non posso non rinnovare il mio dispiacere, il disappunto e la contrarietà per aver dovuto acclarare ciò che mai avrei voluto vedere. La divisione di due persone che l’amore li avevi uniti e che persino la morte le colse insieme. No! Ancora oggi e fintanto starò in questa vita terrena, mai accetterò le motivazioni che diedero luogo alla loro separazione. E a nulla valgano le giustificazioni teologiche, secondo le quali anche se si separano i “corpi” le anime sono ugualmente insieme. Non credo né nelle anime né nell’aldilà.

Lo so, dovrei smettere d’essere un sognatore, ancorché un patriota Siciliano, ma in cuor mio prevale il rispetto e la stima che nutrivo per un Uomo. E se a qualcuno da fastidio che io lo ricordi, se ne faccia una ragione. Non ci fu amicizia tra noi e nemmeno commistioni di ruoli. Ci fu solo il rispetto e la consapevolezza di essere persone perbene, che miravano solo ad un risultato, ovvero avere la Sicilia, l’Italia intera, priva da condizionamenti mafiosi.

Nella lunga telefonata che ebbi con la prof Maria Falcone, proprio sulla traslazione della salma di suo fratello, accettai la confitta. Lasciai per un attimo le mie argomentazioni per far posto all’esigenza del familiare, e riconobbi senza se e senza ma, alla prof Falcone la scelta di operare a suo piacimento. Una sconfitta della mente ma non quella del cuore, talchè ancora oggi non riconosco l’avvenuta traslazione. Ed ero in disaccordo, come specificai nella telefonata intercorsa, la separazione delle due salme. La dottoressa  Francesca Morvillo, non doveva essere separata dal marito dottor Giovanni Falcone. Insieme avevano iniziato la loro storia d’amore, insieme morirono e insieme avrebbero dovuto riposare in eterno.

E a proposito del loro amore, i benpensanti salottieri/massonici palermitani, vomitarono ogni sorta di contumelie deridendo e offendendoli.

Magari il prossimo 23 maggio, qualcuno di loro sarà anche presente a ricordare, con parole ipocrite e miserevoli, la loro figura. Giovanni Falcone, Uomo solo, un Uomo cacciato via da Palermo. Un Uomo inviso e odiato persino dai suoi colleghi, ancorché da Totò Riina e dal quel CSM fatto da uomini piccoli, che mai potevano e potranno essere all’altezza di Giovanni Falcone. Ora sono tutti li a ricordarlo, che spettacolo indecente e sterile, privo di valenza storica.

Dapprima volarono i “Corvi”, poi le iene che affondarono le fauci dentro le carni e dopo essersi saziati, post mortem, diventarono “AMICI” del dottor Giovanni Falcone.

Io non dimentico questi “amici” ritrovati, come non dimentico quelli, che dopo la morte di un altro Galantuomo Siciliano, Paolo Borsellino a iosa sbucarono dal nulla tanti “amici”. Non solo, in tanti dissero di aver partecipato a cene luculliane con Borsellino a tal punto, che Salvatore Borsellino, commentò con me in modo ironico : “ Pippo, se mio fratello non fosse stato ammazzato, sarebbe morto per indigestione”.

Questo è il teatro in cui va in scena la rappresentazione del nulla. Un teatro ricco di giullari, di pupi e pupari. Citando Luigi Pirandello, posso dire che il dottor Giovanni Falcone incontrò durante il suo lungo tragitto, tante maschere, ma non fece in tempo a vedere i loro veri volti.

Invero, io qualche volto l’ho visto ed anche qualche traditore ed è per questo, che il prossimo 23 maggio per me sarà una giornata qualunque: starò in disparte, starò solo con la mia solitudine, coi ricordi di un Galantuomo Siciliano. Il dottor Giovanni Falcone.

17 maggio 2017

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