La Sicilia che affonda/ Addio anche agli “Archi di Pasqua” di San Biagio Platani
Economia, In Evidenza, News, Tourism

La Sicilia che affonda/ Addio anche agli “Archi di Pasqua” di San Biagio Platani


Time Sicilia

Mentre la TV di Stato continua a gettare fango sulla Sicilia, chi governa la Regione – non per conto dei Siciliani, ma per conto di Roma – oltre a lasciare senza soldi i disabili gravi, oltre ad aver abbandonato gli anziani malati si cimenta anche in un’altra ‘attività d’avanguardia’: distruggere anche le tradizioni culturali della nostra Isola. Emblematico il caso di San Biagio Palatani, in provincia di Agrigento

di Adriana Vitale

C’era una volta un paese dell’entroterra siciliano, dove un’antica e sacra tradizione religiosa era realizzata da due confraternite locali, che operavano in competizione: quella dei ‘Signurara’ e quella dei ‘Madunnara’ devoti, rispettivamente, al Cristo e alla Madonna, ai quali le due architetture erano dedicate. Una competizione vivacissima ed appassionante che si concludeva con abbracci e baci la notte del sabato di Pasqua suggellando così la maestria dei capolavori esibiti con orgoglio.

C’era una volta un paese dell’entroterra siciliano, dove ogni anno i maestri d’arte si cimentavano nella realizzazione delle strutture e delle decorazioni sperimentando idee sempre nuove e progetti originali ispirati alle architetture storiche e si metteva in moto la meravigliosa macchina scenica degli “Archi di Pasqua”, composta da archi, porte, cupole, fontane, mosaici e decorazioni, che addobbava ed arricchiva l’incantevole e poetico scenario urbano.

C’era una volta un paese dell’entroterra siciliano, dove si celebrava una tradizione importante e imponente che ufficialmente iniziava durante la Settimana Santa e che esplodeva nella sua interezza il giorno di Pasqua, sotto gli archi trionfali, nella parte centrale del viale, dove avveniva l’incontro tra la Madonna e Gesù risorto. Il trionfo di Cristo sulla morte, della primavera sull’inverno, della luce sul buio.

C’era una volta un paese dell’entroterra siciliano, dove si preparavano gli “Archi di Pasqua”, nel chiuso e nel segreto dei magazzini, qualche mese prima della Pasqua e richiedevano una grande quantità di materiale, tutto rigorosamente concesso da “madre natura”: le canne, il salice, l’alloro, il rosmarino, i cereali, i datteri, il pane, le arance, ognuno dei quali era ricco di un alto significato simbolico.

C’era una volta un paese dell’entroterra siciliano, dove gli “Archi di Pasqua” attiravano una grande folla di forestieri per assistere a uno spettacolo religioso, culturale ed artistico di straordinaria bellezza.

C’era un volta un paese nell’entroterra siciliano. Adesso nessun giornale potrà titolare con la dovuta enfasi, dovizia di particolari e maestosità: “Si accendono le luci a San Biagio Platani”, le luci le hanno spente e con esse emerge solo il buio dell’anima di ognuno di noi.

Non è San Biagio Platani ad essere colpito, ma è la sconfitta di tutta la Sicilia, colpita al cuore culturale.
C’era una volta un paese nell’entroterra siciliano…
C’era una volta la Sicilia…

20 marzo 2017

Autore

TimeSicilia


Rispondi

Seguici su Twitter
Chi Siamo

Giornale online diretto
da Giulio Ambrosetti

vice direttore
Antonella Sferrazza

timesicilia@gmail.com

Powered by GianBo