Oggi a Palermo, davanti l’Ars, riprende la singolare protesta delle ‘scarpe nere’

Riprende oggi la protesta davanti il Parlamento siciliano da parte di un folto gruppo di lavoratori degli ex Sportelli multifunzionali presi fino ad oggi in giro dal Governo della Regione siciliana. Che promette impegni concreti e poi, al momento di mantenerli, cambia le carte in tavola. La testimonianza di chi ha organizzato questa singolare protesta contro la macelleria sociale

Riprende oggi la protesta davanti il Parlamento siciliano da parte di un folto gruppo di lavoratori degli ex Sportelli multifunzionali presi fino ad oggi in giro dal Governo della Regione siciliana. Che promette impegni concreti e poi, al momento di mantenerli, cambia le carte in tavola. La testimonianza di chi ha organizzato questa singolare protesta contro la macelleria sociale

di Adriana Vitale

Ci risiamo, anche se, a dire il vero, non mi sono mai fermata da tre anni a questa parte. Sento la stanchezza sulle gambe per quanto ho camminato, per tutte le volte che sono stata in piedi ore e ore ad aspettare una notizia che potesse alleviare la fatica, qualche notizia che potesse giustificare gli indescrivibili sacrifici.

Quanto dolore sulle gambe stanche di chi non si è mai fermato, di chi non ha mai voluto accettare che la propria dignità fosse calpestata e umiliata.

Quante speranze infrante.

Quante delusioni.

Quante promesse disattese.

Ma sono sempre qui con le mie scarpette nere, simbolo della mia fatica, per urlare BASTA, per dire che ha tutto c’è un limite. Osservo quel fazzoletto di piazza e lacrime di dolore solcano il mio viso, mentre ripercorro un vissuto che pesa sulle mie gambe stanche.

Porto comunque dentro di me la dignità di aver difeso il mio lavoro. A mani nude, armata di coraggio ho, giorno dopo giorno, indossato l’abito più bello, quello della festa, impreziosito di onestà, correttezza, civiltà, orgoglio.

Oggi, una nuova speranza si è accesa, la speranza di disegnare un futuro migliore, di riprogettare una vita normale, di scrivere la parola fine ad una odissea lunga e drammatica, con la consapevolezza che non è comunque finita, che le mie gambe stanche devono ancora camminare, ma questa volta con l’auspicio che possono percorrere strade in discesa dopo tante salite e finalmente fermarsi.

Questi non sono solo i miei pensieri, ma i pensieri di tante, troppe creature che sentono sulle proprie gambe la fatica per quanto hanno camminato.

Perché le scarpe nere?

Scarpette nere per dire:

“BASTA alla MACELLERIA SOCIALE”.

Simbolo di un cammino lungo tre anni.

Simbolo della ribellione verso chi ha calpestato la nostra dignità.

Simbolo di un cammino spezzato, di un disegno di vita frantumato.

Simbolo di chi deve continuare a vivere in questa terra perché privo della freschezza e dell’entusiasmo della gioventù e non ha più le forze di ricominciare altrove.

Simbolo di chi vuole continuare a vivere in questa terra tanto meravigliosa, quanto martoriata e disgraziata.

Simbolo della speranza che questo erto cammino possa trovare pace e riposarsi. Simbolo che neppure la strada più scoscesa riuscirà a fermare i nostri passi. Simbolo di un cammino inarrestabile.

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