Ultima follia italiana: tutti i precari possono essere stabilizzati, tranne i ricercatori del CNR…
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Ultima follia italiana: tutti i precari possono essere stabilizzati, tranne i ricercatori del CNR…


Time Sicilia

In TV, i governanti, si stracciano le vesti a sostegno della ricerca scientifica. Poi, però, si scopre che, negli ultimi quindici anni, lo Stato ha tagliato l’80% dei fondi per la ricerca scientifica relativa al CNR. Dove i ricercatori precari lavorano solo con i bandi, per lo più europei. Quindi – ciliegina sulla torta – rischiano di essere gli unici precari della pubblica amministrazione a non essere stabilizzati!

Avete presente quei politici italiani che vanno in TV e dicono: “La ricerca scientifica? Importantissima. Senza di questa un Paese è destinato a morire”. Ebbene, i politici che, a parole, si tracciano le vesti per la ricerca sono gli stessi che in queste ore, al Parlamento nazionale, meditano di abbandonare al precariato a vita oltre 2 mila 637 ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Ovvio che, di fronte a queste notizie, i ricercatori precari di un’Italia sempre più sbrindellata sono in fibrillazione. Come si fa a dargli torto se sono gli unici dipendenti pubblici (il CNR fa capo allo Stato!) che rischiano di restare precari a vita?

Sono, queste, le contraddizioni di un Paese che, come un celebre personaggio di Ludovico Ariosto, sembra avere smarrito la ragione. Si troveranno gli ‘Ippogrifi’ per restituire l’intelletto a certi politici?

Le notizie di queste ore sono tutt’altro che positive. E’ noto che la legge che porta il nome della Ministra Marianna Madia prevede la stabilizzazione per i precari delle pubbliche amministrazioni. Anche il CNR è una struttura pubblica ma – sorpresa delle sorprese – i ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche non rientrano tra i precari della pubblica amministrazione che verranno stabilizzati!

In Italia – alle fine questa è la storia – i ricercatori precari hanno meno diritti dei precari dei Comuni e, in generale, di altri settori della pubblica amministrazione. Può sembrare una follia ma – nei fatti – è così.

Il perché lo spiega Annalisa Pinsino, ricercatrice precaria presso la sede del CNR di Palermo:

“Noi ricercatori – ci dice – non veniamo pagati dallo Stato. Andiamo avanti con i progetti, per lo più finanziati con i fondi europei. Così non siamo considerati dipendenti pubblici”.

Da questa ricercatrice del CNR di Palermo apprendiamo – altro follia delle follie – che, negli ultimi quindici anni, lo Stato ha tagliato l’80% dei fondi per la ricerca scientifica.

Se ne deve dedurre che quando un governante va in TV a dire che “la ricerca scientifica è fondamentale per il futuro di un Paese” non solo prende in giro i cittadini, ma prende in giro anche se stesso.

In Italia – l’abbiamo accennato – i ricercatori precari del CNR sono 2 mila 637. In Sicilia sono circa un centinaio, concentrati a Palermo e, in minima parte, in particolari sedi distaccate di Cafalù e Mazara del Vallo.

Sono medici, biologi, ingegneri, psicologi e via continuando. Il 35% circa di questi precari va avanti con contratti a tempo determinato. Gli altri con borse di studio, Contratti di collaborazione coordinata (co-co-co) e con assegni di ricerca.

Tutti – come già ricordato – vengono pagati con i progetti finanziari grazie ai bandi, per lo più europei.

“Se dobbiamo essere precisi – ci racconta sempre Annalisa Pinsino – con i soldi dei bandi si pagano anche le bollette dell’acqua e dell’energia elettrica”.

Ovviamente, i precari del CNR combattono la battaglia per la stabilizzazione da tempo. Sono in contatto con alcuni esponenti politici. Che hanno già presentato gli emendamenti alla legge nazionale di stabilità 2018 (leggere Bilancio e Finanziaria dello Stato 2018) che dovrebbero risolvere il problema dei precari del CNR. Alla fine si tratta di costituire un fondo di 120 milioni di euro per tre anni.

Tirando le somme, la stabilizzazione dei precari del CNR costerebbe, a regime, meno di 50 milioni di euro all’anno.

Ma, per l’Italia – che nonostante la crisi butta un sacco di soldi iniziative inutili, se non dannose – meno di 50 milioni di euro all’anno diventano un problema.

Da qui la mobilitazione dei ricercatori precari del CNR. Mobilitazione – ovviamente – in tutta l’Italia.

Le cronache registrano anche un comunicato della CGIL:

“I ricercatori del CNR chiedono un’attenzione verso la ricerca che nel nostro Paese non c’è. Il loro lavoro continua a essere ritenuto come secondario, non c’è alcun riconoscimento del valore della loro ricerca. Anche a Palermo ci sono ricercatori precari da 15 e da 12 anni che si trovano nella paradossale situazione di essere stabilizzati come precari e mai con la dignità di lavoratori effettivi”.

A dichiararlo è il segretario Flc Cgil Palermo Franca Giannola, che questa mattina ha portato la solidarietà del sindacato ai precari palermitani del CNR da ieri sera in assemblea permanente, assieme al personale tecnico amministrativo, nella sede territoriale di via La Malfa.

“La protesta, in corso in tutta Italia – prosegue la nota della CGIL – è mirata a a chiedere un finanziamento nella legge di bilancio che garantisca la stabilizzazione per tutti, nessuno escluso. Si tratta di precari in bilico a ogni scadenza di contratto, che a Palermo sono impegnati nei settori della medicina biologia, chimica, ingegneria, informatica, statistica, matematica e scienze della comunicazione.

“L’assemblea permanente durerà fino a quando non arrivano le risposte che i ricercatori aspettano. Il clima, nell’attesa degli emendamenti alla legge di Bilancio, è surriscaldato – aggiunge Franca Giannola – perché non c’è alcuna certezza del risultato. I numeri emersi dalla bozza di Bilancio sono insufficienti. Finora non sembra esserci la volontà politica di finanziare adeguatamente la stabilizzazione dei precari del CNR. Per questo la preoccupazione che non ci sia la volontà politica di finanziare adeguatamente il processo di stabilizzazione è alta”.

“Nella mozione votata a livello nazionale dall’assemblea del personale, con il supporto di Flc Cgil e Fir Cisl, che hanno confermato lo stato di agitazione del personale, si chiede al presidente del Cnr di adoperarsi assieme al Cda per fornire il massimo supporto alle richieste del personale presso il governo e il Parlamento”.

22 novembre 2017

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10 COMMENTS ON THIS POST To “Ultima follia italiana: tutti i precari possono essere stabilizzati, tranne i ricercatori del CNR…”

  1. Salvo ha detto:

    I nostri politici fanno sempre il contrario di quello che dicono, un paese come il nostro paese dovrebbe puntare all’innovazione e alla conoscenza senza remore. La risposta dei precari è il minimo che gli operatori del settore potevano dare alla dirigente per troppo tempo sordo alla problematica…

  2. Antonino ha detto:

    Come in molti settori, anche nel campo della ricerca l’Italia è all’avanguardia; i nostri “cervelli” sono tra i più contesi e ricercati nel mondo. Come accade in tanti, troppi settori del made in Italy, però, anche la ricerca, specie quella pubblica, viene mortificata da chi proprio non ti aspetti: dallo Stato. VERGOGNOSO!

  3. Maria ha detto:

    …..follia follia e ancora follia …..perdere l’occasione di applicare la legge Madia che potrebbe finalmente restituire dignità e certezze ad almeno 2637 “vite” di “esseri” lavoratori precari che hanno contribuito a dare lustro alla ricerca pubblica italiana per mancanza di lungimiranza oltre che di senno e impegno da parte del nostro governo a cui restano pochi giorni per prevedere nella legge di bilancio le adeguate risorse finanziarie da investire in ricerca…..rischiamo di avere un eccezionale ippogrifo (legge Madia) senza cavaliere (risorse finanziarie) ….ai nostri politici continuerà a mancare l’intelletto e ai lavoratori precari la dignità di un lavoro certo!!!!

  4. Annabel ha detto:

    E’ scandaloso!!!! VERGOGNA ITALIANA!!!!! Spero che la ricerca italiana non sia davvero questa e possa prendere un piccolo respiro stabilizzando i precari della ricerca che hanno accumulato tanti anni di esperienza!!

  5. Antonino ha detto:

    Che dire alla luce della circolare… la Madia sta giocando benissimo le sue carte per assicurarsi una partita che ha, come posta in gioco, la sua carriera politica. Così facendo, però, mette un carico da undici sul tavolo di un governo che, se non riesce a rispondere con un emendamento che dia copertura finanziaria adeguata, rischia di procurare un autogol di bibliche proporzioni. La Madia ormai ne uscirà, comunque, linda e forte più che mai e la patata bollente ce l’ha in mano il governo alle prese con una coperta troppo corta e con troppe persone che la vogliono a se. Come pensate che finirà una partita giocata usando i precari come carte da gioco? A voi l’ardua sentenza…

  6. Patrizio ha detto:

    Il 3% che non conta!. L’obiettivo contenuto nella strategia di Lisbona (2002) di arrivare al 3% entro il 2010 è fallito ma nonostante tutto il CNR e gli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) hanno continuato sfruttando i precari, a mantenere livelli altissimi di qualità della ricerca comparati alle risorse investite. Oggi rinunciare a questa competenze produrrà un danno incalcolabile.

    #BastaPrecariatoDiStato

  7. Giusy ha detto:

    “puntare su ricerca e sviluppo per l’avanzamebto del paese”….. slogan puntualmente presente nei discorsi dei politici di questo paese, e poi??? non stabilizza i propri ricercatori. Vergogna Italia.

  8. Daniele ha detto:

    Mi auguro che si possano stabilizzare tutti i ricercatori che hanno tanta esperienza , e che si possano far fruttare le loro capacità per creare investimenti e crescita scientifica al nostro Paese.

  9. Cristina ha detto:

    Molto spesso, da precari, assumiamo anche incarichi di responsabilità rappresentando l’Italia in molti tavoli di lavoro scientifici e strategici, a livello europeo ed internazionale. E i nostri colleghi degli altri Paesi rimangono increduli allo scoprire che siamo ancora precari a più di 40 anni, con la professionalità che dimostriamo…

  10. Maria Elena ha detto:

    Perché non stabilizzare precari della ricerca che da anni impiegano il loro tempo, il loro lavoro, il loro intelletto e la loro passione per l’umanità, cercare di dare una dignità di una stabilità lavorativa , i nostri ragazzi sono i più ambiti in tutto il mondo , non bisogna lamentarsi della “fuga dei cervelli “ se voi poilitici siete i primi a favorire tutto questo. I ricercatori italiani sono nostri, sono frutto di anni e anni di studi, di esperienza lavorativa, diamo ogni merito a loro. I tagli devono esser fatti sugli sprechi che non sono Di certo questi!!!

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