L’infanzia perduta di Wolfgang Amadeus Mozart
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L’infanzia perduta di Wolfgang Amadeus Mozart


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In scena al Teatro Biondo di Palermo, fino al 8 aprile, “Mozart. Il sogno di un clown” di Giuseppe Cederna. Con Giuseppe Cederna, con Sandro D’Onofrio (pianoforte). Musiche di Wolfgang Amadeus Mozart. Regia di Ruggero Cara e Elisabeth Boeke. Scene di Francesca Sforza. Costumi di Alexandra Toesca. Produzione Art Up Art / Teatro Franco Parenti. Il testo è liberamente ispirato alla biografia Mozart di Wolfgang Hildesheimer 

di Lorenzo Ambrosetti

Lo spettacolo è bello e suggestivo e mette in luce soprattutto il rapporto che Mozart ebbe con il padre, completamente diverso da quello che ebbe con la madre, alla quale evidentemente più somigliava.

Liberamente ispirato alla biografia Mozart di Wolfgang Hildesheimer, “Mozart. Il sogno di un clown”, in scena al Teatro Biondo Stabile di Palermo fino all’8 aprile, è un monologo originale.

Il padre rappresenta l’istanza del super-io in funzione censoria, imponendo al fanciullo Mozart di rinunciare alla propria fanciullezza, per dedicarsi tutto allo studio del pianoforte e stupire le Corti che raggiungevano con viaggi allora faticosissimi e di cui Mozart serberà la durezza.

Solo dopo molti anni, una volta raggiunta la maturità, Mozart si emanciperà dalla figura paterna, per lasciare libero sfogo ai sui bisogni infantili che lo condurranno,  comunque,  ad una creatività ed ad opere la cui musica è per certi versi celestiale.

Così si spiega il rapporto giocoso ed amoroso al tempo stesso che egli intratterà con la cugina, di cui è serbato un carteggio.

Ed infine il matrimonio con Costanza, che non gli farà acquisire assolutamente una condizione di piena maturità.

Nonostante le sue opere vengano rappresentate in tutta Europa riscuotendo un notevole successo, Mozart resterà sempre assillato da problemi economici, fino a che, ad un certo punto, anche la moglie lo abbandonerà.

Comunque questa condizione infantile e giocosa che emerge sia dalla vita che dalle opere di Mozart, è controbilanciata da una tendenza ad una visione tragica dell’esistenza, come emerge da opere come il Requiem e la Messa in Do minore, dove il compositore si pone insistentemente il problema di Dio e della morte.

Non sappiamo se si possa parlare di una tendenza al misticismo, come si riscontra in altri musicisti come Bach, per citare un esempio, ma ad una visione tragica e drammatica della vita potremmo dire tranquillamente di sì.

Foto tratta da sapere.it

30 marzo 2018

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