“Abusivismo in Sicilia: si fermino le demolizioni e si lavori a una nuova legge urbanistica siciliana”

Continua il dibatto che Time Sicilia ha aperto sull’abusivismo edilizio in Sicilia con l’intervista al professore Giuseppe Gangemi. Oggi è la volta di una professionista che chiede alla politica siciliana di intervenire con provvedimenti ‘politici’: il blocco delle demolizioni degli edifici e l’approvazione, da parte dell’Assemblea regionale siciliana, di una nuova legge urbanistica

Continua il dibatto che Time Sicilia ha aperto sull’abusivismo edilizio in Sicilia con l’intervista al professore Giuseppe Gangemi. Oggi è la volta di una professionista che chiede alla politica siciliana di intervenire con provvedimenti ‘politici’: il blocco delle demolizioni degli edifici e l’approvazione, da parte dell’Assemblea regionale siciliana, di una nuova legge urbanistica

da Maria Gabriella Caiola

riceviamo e pubblichiamo

Egregio Sig. Direttore di Time Sicilia,

l’intervista del Prof.Giuseppe Gangemi ha sollevato la mia coscienza di giovane professionista su aspetti della mia attività che riguardano tuttavia uno dei problemi più gravi e di difficile soluzione della società siciliana di oggi.

Da tecnico, appena laureata, aspiravo a “migliorare” il territorio, pensando, molto romanticamente, di dare il mio contributo a favore della comunità, non circoscritta ai soli tecnicismi urbanistici, ma aperta a tutte le realtà sociologiche e culturali riscontrabili.

E’ stato facile puntare il dito contro chi ha costruito in maniere non regolare, dall’alto della mia inesperienza era semplice… fino a quando, per lavoro, ho iniziato a trattare le “sanatorie”.

Ho capito che, per argomentare su un tema così delicato, occorre spogliarsi dai falsi perbenismi e dalle ipocrisie che oggi sono in ogni dove e fare un discorso asettico e privo di sentimentalismi.

Partendo dalla definizione del termine “abusivo” si capisce che la sola accezione che ne viene data è quella negativa. Adesso però dovremmo capire, prima di giudicare e condannare, i motivi che hanno portato migliaia di persone a commettere tale reato. E le argomentazioni non mancano!

Lavorando da tecnico incaricato sia dei Comuni che dei privati cittadini abusivi, ho potuto analizzare il problema da diverse angolazioni, non tutte, ma abbastanza da poterne parlare. Sì, perché in questi anni, mi sono spogliata della veste di “giudice” e ho iniziato ad ascoltare, verbo molto diffuso e poco praticato di questi tempi.

Ma bando alle polemiche sterili ritorniamo sul tema, molto più importante e delicato: importante e delicato perché si parla della vita di persone umane e non semplici numeri accostati ad un ricavo economico.

Riepilogando: L’abuso è contrario alla norma, alla regola. L’abusivo dunque violenta la legge, trasgredisce il costume sociale; eccede dai limiti del proprio diritto…

Quali sono i limiti del proprio diritto?

Realizzare in modo non conforme alle regole è sbagliato, su questo non vi è alcun dubbio. Allora perché tanti lo hanno fatto? Non credo che la responsabilità sia da cercare nei soli “furbetti” che hanno realizzato le costruzioni abusive, troppo semplice. Allora possiamo provare a dire che, oltre gli abusivi, sono da imputare chi ne ha permesso la realizzazione omettendo i previsti controlli, ovvero le Amministrazioni locali e regionali, ma soprattutto la Politica che ha pure inventato il sistema delle sanatorie “a telescopio”.

La debolezza della pianificazione del territorio ha portato ad una pianificazione “spontanea”, frutto di incomprimibili e individualistiche esigenze territoriali non accompagnate da una adeguata strumentazione di pianificazione urbanistica. Il nucleo centrale dell’attività urbanistica tuttavia è un’operazione politica perché rientra nel campo delle decisioni circa la risorsa chiave di una società: il suolo.

Già nel 1955 Ragghianti scriveva (…) “l’oggetto dell’urbanistica … è lo stesso oggetto che ha la politica … è il rilevamento di una situazione storica data, al fine di operarne la trasformazione… secondo principi, credenze, convinzioni …direttive e programmi, quali che siano. Per questo fondamentale lavoro nessuna designazione sembra più esplicita e rispondente a questa: pianifiazione. Oggetto della pianificazione, come della politica, è la società stessa (…)”.

Semplificando la situazione odierna: il cittadino che ha realizzato abusivamente è condannato a pagare il conto sia in termini economici che personali. Il suolo che prima ha subito l’edificazione degli immobili adesso viene sconvolto dalle demolizioni che rompono un equilibrio raggiunto negli anni; gli sfabbricidi o restano in bella vista a degradare ulteriormente il contesto circostante, o vanno in discariche che a loro volta sono spesso abusive…

Di tutto ciò ringraziano la classe politica di ieri e di oggi, sì anche di oggi, che, non sapendo o non volendo affrontare e risolvere il problema di ieri e di oggi, ha adottato l’unica soluzione che attua, quella repressiva, con tanti ringraziamenti all’Autorità giudiziaria che gliene fornisce, anch’essa in clamoroso ritardo, gli alibi giustizialisti e di un rigore ipocrita che non vuole riconoscere né i risvolti sociali impliciti nelle demolizioni di massa, né le responsabilità urbanistiche determinate dall’assenza imperante di pianificazione dei territori.

Mi chiedo allora se, in concerto con tutte le realtà attrici di tale questione, non sia possibile fermare questo stillicidio di demolizioni che, oltre a degradare il paesaggio, menoma un ambiente già molto provato e fragile, in una sospensione programmata per dare il tempo di trovare una soluzione urbanistica al problema, necessaria comunque e fondamentale per dare nuova dignità di assetto al territorio stesso, nella sua complessità e varietà. In poche parole, in una nuova legge urbanistica che contenga anche la soluzione pianificata dei disordini e del degrado di oggi.

Foto tratta da greenreport.it

1 thought on ““Abusivismo in Sicilia: si fermino le demolizioni e si lavori a una nuova legge urbanistica siciliana”

  1. Bel pezzo…di cruda realtà e non di giustizialismo o perbenismo. Può essere non soltanto di riflessione ma principalmente da spunto per ovviare allo scempio paesaggistico che starebbe per divenire gran parte della Sicilia e nonsolo, vedasi Puglia e Campania, piuttosto che alla disperazione di tante famiglie che per una diversità di motivi potrebbe non avere più un abitazione ed un tetto per la propria famiglia, perché non si dimentichi che il diritto alla casa è sancito dalla nostra Costituzione.

Rispondi