Ajaccio manifesta, ma i francesi non lo sanno…
Esteri, Primo Piano

Ajaccio manifesta, ma i francesi non lo sanno…


Luisa Pace

I media francesi sembrano aver completamente dimenticato che la Corsica fa parte della Francia e che Ajaccio è in Corsica. Non una parola, soprattutto prima, sulla manifestazione organizzata nella città sabato 24 settembre dall’associazione “ Associu Sulidarità” per chiedere la liberazione e l’amnistia dei 23 corsi ancora detenuti nelle prigioni continentali, quindi lontano dalle famiglie.
Ne abbiamo parlato con Petru Poggioli, celebre nazionalista impegnato, nonché scrittore della storia politica dell’isola:Certo, i media francesi si occupano di Corsica solo quando ci sono fatti di cronaca nera”.

Ed ecco che l’impressione è confermata. Da quando poi il FNLC ha deposto le armi, al massimo citano qualche aggressione o qualche incendio. Per il resto la Corsica potrebbe anche mollare gli ormeggi e galleggiare via per il Mediterraneo. Andrebbe a cozzare contro la Sardegna ma sembra che buona parte del popolo sardo condivida le opinioni di quello corso. Prova ne è la presenza di sardi alla manifestazione di Ajaccio.
“HÈ GHJUNTA L’ORA DI FASSI SENTE!”:  l’appello di “Associu Solidarità” è chiaro: “Chiamiamo l’insieme della società corsa, in tutta la sua diversità, a manifestare al nostro fianco per affermare la nostra volontà di costruire la pace. Chiamiamo tutte le forze vive dell’isola a mobilitarsi con noi per sostenere la ventina di famiglie toccate dalla repressione. Chiamiamo ogni corso sensibile alla sorte dei prigionieri e ricercati politici a raggiungerci nelle strade di Ajaccio. Infine chiamiamo tutti coloro che hanno sostenuto la campagna #Amnistia dall’inizio, ma anche i sindaci e gli assessori, i rappresentanti politici della Corsica, che hanno deliberato a favore di una legge di amnistia a manifestare con noi per riaffermare la loro volontà di vedere finalmente aprirsi le porte delle prigioni”.

Petru Poggioli

Petru Poggioli

Come ha confermato Poggioli “sono in 23 ad aspettare l’amnistia di Stato per i militanti politici corsi che hanno compiuto azioni clandestine, anche armate. Riguardo alla questione del Prefetto Erignac* il blocco è totale. Parliamo di militanti politici, invece si sta facendo un amalgama con il terrorismo islamico ed il jihadismo”.
Non dimentichiamo che nel giugno 2014, il Fronte di liberazione della Corsica, noto come FLNC, ha deposto le armi e comunicato, con un documento di 14 pagine, che avrebbe “lanciato un processo di demilitarizzazione ed un’uscita progressiva dalla clandestinità”. Un passo avanti per l’organizzazione nata nel 1976 che nel testo autentificato, ha chiesto ai rappresentanti politici locali di instaurare un nuovo statuto con il governo francese e di risolvere la questione dei prigionieri e dei ricercati politici. Il FLNC non ha negato la lotta armata che “ha avuto un ruolo determinante” nel raggiungimento di taluni obiettivi, accusando i successivi governi di aver applicato l’adagio latino “divide ut regnes”.
“Oggi la Corsica è governata da una maggioranza di nazionalisti che hanno raccolto i frutti delle battaglie”, ha aggiunto Poggioli. Eppure non riusciamo ancora ad avere l’ufficializzazione dell’insegnamento della lingua corsa, insegnata soltanto in alcune scuole in modo ufficioso”.

Ricordiamo che alle elezioni regionali del dicembre 2015, nell’isola ha vinto il candidato nazionalista Jean-Guy Talamoni, ora Presidente dell’Assemblea corsa. Sarebbe forse ora che Parigi tenesse conto di questa evoluzione.
Il Primo Ministro Valls è stato in Corsica il 4 luglio scorso: “Era venuto durante le primarie, poi non l’abbiamo più visto, come altri politici che vengono a cercare di raccogliere voti e basta”, conferma Poggioli.
Talamoni ha chiesto l’ufficializzazione della lingua corsa al fianco del francese. Perché il governo si ostini a

jean-guy-talamoni

Jean-Guy Talamoni

rifiutare la coabitazione delle due lingue resta un mistero. Valls parla di linea rossa. Cosa teme da una popolazione che difende le proprie radici, come i bretoni, i baschi…? La rivoluzione? O le rivoluzioni sono il risultato di oppressioni e negazioni di diritti così semplici come parlare la lingua dei propri antenati?

Tra l’altro i corsi non negano il francese. Però Valls ha twittato: “La Repubblica rispetta l’identità corsa. La Corsica è un atout (un vantaggio) per il nostro Paese”. Un po’ ipocrita come affermazione raffrontata ai tanti “No!”. E nella stessa occasione, riguardo alla richiesta di liberazione dei prigionieri politici, il Primo Ministro ha detto chiaro “Né prigionieri politici, né amnistia, né oblio di un grave crimine contro la Repubblica”.

In dicembre lo stesso Valls aveva dichiarato che “In Francia non ci sono prigionieri politici”.
Le associazioni corse chiedono almeno la reclusione in una prigione sull’isola affinché i familiari possano rendere loro visita.
Ad appoggiare la manifestazione di Ajaccio anche la sezione corsa della Lega dei Diritti Umani.

“La soluzione dei prigionieri politici è una questione d’interesse generale per il futuro della Corsica.- ha sottolineato Poggioli-  La stessa Lega dei Diritti Umani ha subito pressioni dall’estrema destra nonché attacchi denigranti dalla stessa”.

Anche se i media francesi non se ne sono accorti, la manifestazione ha riunito, tra le 5.000 e le 7.000 persone. 10.000 secondo gli organizzatori, 2.500 secondo la polizia, quindi basta tenersi in mezzo. All’evento si sono unite diverse delegazioni: baschi, bretoni, catalani, i nostri sardi e persino degli scozzesi hanno sfilato con i corsi accanto a rappresentanti politici di diverse fazioni. Accanto a loro la Lega dei Diritti Umani e la ONG CNRJ dei Cerchi nazionali di riflessione sulla gioventù. La manifestazione si è chiusa nella calma più assoluta, senza incidenti. sardi
Durante il corteo, Jean-Guy Talamoni ha dichiarato che “i corsi oggi reclamano l’amnistia, anche coloro che per decenni si sono opposti ai nazionalisti. Parigi deve ascoltare questa richiesta, si tratta di una questione di rispetto della democrazia ed il miglior modo di girare pagina, dopo tanti anni di conflitto”.
E’ assai sconcertante vedere che, a parte ovviamente i media corsi, solo la radio nazionale Franceinfo ed il quotidiano Ouest-France e forse qualcuno che mi è sfuggito, hanno speso qualche parola sul raduno di Ajaccio. Qualunque sia la linea editoriale dei media resta il dovere di cronaca e, per quanto mi risulti, la Corsica è ancora francese o non ci sarebbe stata nessuna manifestazione!
da Parigi- Luisa Pace

Petru Poggioli è un uomo politico e scrittore corso ed ha partecipato, tra le altre cose, alla fondazione del movimento Corsica Libera. Il suo ultimo libro “Corse : Un si long chemin” ripercorre gli avvenimenti politici degli ultimi 40 anni che hanno portato alla situazione politica odierna.

*Il Prefetto Claude Erignac è stato assassinato ad Ajaccio nel 1998. Si è trattato dell’atto più grave commesso da militanti nazionalisti corsi in trent’anni e l’inchiesta non solo è stata complessa ma ha svelato rivalità tra i servizi di polizia in un particolare contesto politico. Yvan Colonna, che all’epoca si era dato alla macchia, venne infine arrestato e condannato in prima istanza all’ergastolo. Al terzo processo è stato riconosciuto come l’uomo che ha sparato al Prefetto e condannato all’ergastolo per la terza volta. L’11 gennaio 2013 Yvan Colonna si è rivolto alla Corte europea dei diritti umani poiché ritiene di non aver avuto diritto ad un giusto processo. Nel gennaio 2015, la sua richiesta è stata dichiarata ammissibile dalla Corte.

25 settembre 2016

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Luisa Pace


3 COMMENTS ON THIS POST To “Ajaccio manifesta, ma i francesi non lo sanno…”

  1. Articolo interessante e ben fatto, pur con una imprecisione: le elezioni, tecnicamente, sono state vinte da una coalizione (Pè a Corsica) che aveva come componente maggioritaria “Femu a Corsica”, la compagine politica di Gilles Simeoni (autonomista, non indipendentista) e come minoritaria il partito “Corsica Libera” (indipendentista) di Talamoni. E’ importante, perché nell’accordo di programma c’è scritto esplicitamente che né in questa legislatura (che termina eccezionalmente nel 2018) né eventualmente in quella successiva, si parlerà di indipendenza. Questo per non “spaventare” gli elettori che sono per l’autonomia ma non per l’indipendenza, e sono tuttora la maggioranza.

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