Al Teatro ‘Biondo’ di Palermo la ‘Medea’ di Euripide
Cultura, In Evidenza

Al Teatro ‘Biondo’ di Palermo la ‘Medea’ di Euripide


Time Sicilia

La regia è di Daniele Salvo. Che ha scelto un tono colloquiale e domestico. Ma ciò non fa venire meno la potenza drammatica dell’opera del grande autore greco. Medea non si rassegna al ruolo che Giasone vorrebbe affidarle. Finge di accettare, ma prepara il suo truce proposito… 

di Lorenzo Ambrosetti

In scena al Teatro Biondo di Palermo, la Medea di Euripide la cui regia, originariamente di Luca Ronconi, dopo la sua morte, avvenuta nel 2015, è stata eseguita da Daniele Salvo.

La potenza drammatica del testo è stata ridimensionata dal regista, per la scelta di un tono colloquiale e domestico, specie nelle scene in cui sono presenti Medea e Giasone.

Riappare però in certe battute del coro, affidato a sole donne, e nell’entrata in scena di Creonte, Re di Corinto, che rappresenta la figura ieratica e solenne, ma al tempo stesso arrogante e prepotente, dell’uomo di potere.

Medea, che non si rassegna al ruolo che Giasone vorrebbe affidarle, che è di fatto un non-ruolo, una cancellazione totale della sua identità di donna, ha sete di vendetta. Non accetta l’esilio da Corinto ed il conseguente naufragio del suo matrimonio con Giasone.

Ma soprattutto non accetta, e qui è incredibilmente moderna, che una offesa di tal fatta possa essere inferta alla sua femminilità.

Da qui la finzione. Finge di accettare la situazione di compromesso che Giasone le propone, e intanto prepara il suo truce proposito.

Medea, che era stata un prezioso aiuto per Giasone nella conquista del vello d’oro nel viaggio nella Colchide, dice a se stessa che ora è il momento di fingere per poi conseguentemente agire.

In altre parole lei ha sete di giustizia prima che di amore, vuole riconosciuti meriti e ruolo.

Arriverà così ad uccidere i propri stessi figli, nati dall’unione con Giasone, facendosi guidare dall’ancestralità dell’Eros, piuttosto che da un amore più sublimato, che le avrebbe probabilmente consentito di salvare la vita dei propri figli.

E’ qui è la modernità dell’opera, che arriva in un momento storico in cui si scatenano le passioni più violente ed in cui sembra non ci sia più spazio per una ragione unificatrice.

Si pensi alla Siria, ai crimini di Boko Aram in Somalia, alla Libia, alle torture ed al carcere a cui sono sottoposti molti innocenti in Turchia.

In questo senso Medea rappresenta la perdita del senno, lo smarrimento del senso, il sonno della ragione.

E’ significativa la scenografia, che presenta una scala da cui scendono i personaggi, tranne Medea ed il Coro, che rappresenta simbolicamente la discesa nell’inconscio di ciascuno dei personaggi del dramma.

Foto tratta da blogsicilia.it

26 febbraio 2018

Autore

TimeSicilia


Rispondi

Seguici su Twitter
Chi Siamo

Giornale online diretto
da Giulio Ambrosetti

vice direttore
Antonella Sferrazza

timesicilia@gmail.com

Powered by GianBo