Al via ‘Io abito’, movimento nazionale che mette al centro della propria azione il diritto alla casa
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Al via ‘Io abito’, movimento nazionale che mette al centro della propria azione il diritto alla casa


Time Sicilia

Il movimento ‘Io abito’ sta già mettendo radici nel Lazio, in Campania e in Sicilia. Ha già riunito il direttivo nazionale a Palermo. L’occasione per elaborare le linea-guida. Parola d’ordine: non commettere più errori con la politica che, fino ad oggi, ha lasciato incancrenire la questione dell’abusivismo edilizio per fare ‘cassa’ con i condoni e per speculazioni clientelari durante le campagne elettorali   

Tutelare la casa prendendo direttamente l’iniziativa, senza cadere nelle trappole della politica italiana che utilizza i condoni edilizi per fare ‘cassa’, senza mai risolvere i problemi strutturali, ma anzi incentivando l’abusivismo edilizio per meri fini elettorali.

Vede la luce con questo obiettivo il movimento ‘Io abito’ che ha già messo radici nel Lazio, in Campania e in Sicilia.

Ed è proprio in Sicilia, a Palermo, che ieri si è riunito il direttivo nazionale del movimento. Una riunione alla quale erano presenti gli esponenti siciliani. L’occasione per definire le linee-guida e le azioni da intraprendere nell’immediato futuro.

Quello dell’abusivismo edilizio è un fenomeno che, in Italia, si trascina da oltre trent’anni. Non sono mancate le leggi nazionali e regionali. Ma i problemi veri rimangono sempre non risolti, perché la politica italiana sfrutta l’abusivismo, come già ricordato, ora per fare ‘cassa’, ora per utilizzare il gran numero di cittadini che vivono in abitazioni abusive per ‘sensibilizzarli’ quando vanno in scena gli appuntamenti elettorali.

Al momento delle elezioni i politici si presentano con il solito carico di promesse: “Faremo questo, faremo quello”. Tutte balle per carpire il voto di tantissimi cittadini che poi, finite le elezioni, vengono abbandonati da Comuni e Regioni che sembra facciano a gara nel creare il caos urbanistico.

Sono tantissimi i casi di abusivismo edilizio dove i cittadini si ritrovano ad essere vittime di un sistema che non decide mai, crea spesso disparità e ingiustizie e poi rinvia, rinvia, rinvia…

In Sicilia, tanti Comuni, un trentennio fa o giù di lì, contrattualizzarono soggetti esterni – chiamati i “tecnici della sanatoria edilizia” – che avevano il compito, anzi, che avrebbero dovuto avere il compito di completare le pratiche di sanatoria edilizia.

Sapete com’è finita? Che questi ‘tecnici delle sanatorie edilizie’ prima sono diventati precari, poi sono stati stabilizzati nei Comuni, oggi sono dipendenti comunali a tutti gli effetti (alcuni ormai in pensione), ma le pratiche di sanatoria edilizia di tanti di questi Comuni della nostra Isola sono ancora quasi tutte da esaminare!

Il problema è che, adesso, dopo trent’anni di immobilismo, la politica si è svegliata e sono cominciate le demolizioni. Come a Triscina, borgata a mare di Castelvetrano, in provincia di Trapani. O come in Campania e nel Lazio. Solo che, rispetto a trent’anni fa, quando – ad esempio – le case di Triscina erano le seconde case a mare degli abitanti di Castelvetrano, Partanna e via continuando, lo scenario è mutato. E quelle che erano un tempo le seconde case, complice l’impoverimento della Sicilia, sono spesso diventate le prime case.

Cosa, questa, avvenuta in Campania e nel Lazio.

E quando c’è di mezzo una famiglia che vive in una casa si pone il problema del diritto di abitazione – questione delicatissima sulla quale, proprio in riferimento a Triscina, si dovrà pronunciare il Comune di Castelvetrano in seguito a una sentenza del TAR Sicilia (COME POTETE LEGGERE QUI) – la questione si complica.

E che dire di quello che succede in tante città siciliane, campane e laziali, dove i cittadini, spesso, scoprono casualmente che è stata cambiata la destinazione d’uso ai terreni di cui sono proprietari? Per non parlare dell’edilizia popolare, ormai quasi del tutto scomparsa, complice la povertà dilagante o scelte politiche mirate.

O lo spazio lasciato solo a certi costruttori.

O, ancora un’altra sorpresa: il Comune acquisisce l’immobile abusivo, a seguito di procedura giudiziaria. Per poi, con una semplice relazione di un tecnico abilitato, locare lo stesso immobile, diventato nel frattempo ‘legale’, allo stesso proprietario!

L’abusivismo edilizio, in Italia, ha ormai mille volti e ragioni diverse. Legate tutte da un denominatore comune: la politica che lascia incancrenire tutto per trarne benefici clientelari.

In questo scenario un folto gruppo di cittadini laziali, campani e siciliani, stanchi di essere presi in giro dai politici nazionali e regionali, ha deciso di prendere in pugno la situazione creando, in primo luogo, un movimento che ha l’ambizione di raccogliere i tantissimi protagonisti di trent’anni di ‘malasignoria urbanistica’ per per perseguire un obiettivo comune:

“Se continuiamo a restare divisi siamo destinati a non vedere mai risolto il problema dell’abusivismo edilizio nel Sud Italia – dicono i protagonisti siciliani di questa iniziativa -. Dobbiamo unirci: perché dobbiamo essere noi stessi a risolvere i nostri problemi. Trattando, certo, con la politica. Ma non da posizioni frammentate e deboli. Divisi, parlano trent’anni di prese per i fondelli da parte della politica, non si va da nessuna parte”.

Foto tratta da sinistraxmilano.org

 

 

 

 

14 dicembre 2018

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TimeSicilia


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