All’ONU il voto per bandire le armi nucleari: l’Italia ha votato no…

Nel silenzio generale il nostro Paese ha votato contro la risoluzione n. 41 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che dovrebbe portare all’eliminazione di tutte le testate nucleari. La maggioranza ha votato sì all’avvio dei negoziati per eliminare le armi nucleari. L’Italia ha votato per mantenere le testate nucleari! C’entra niente la visita di Renzi a Obama, negli Stati Uniti, altro Paese che ha votato contro l’eliminazione delle armi nucleari?

Nel silenzio generale il nostro Paese ha votato contro la risoluzione n. 41 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che dovrebbe portare all’eliminazione di tutte le testate nucleari. La maggioranza ha votato sì all’avvio dei negoziati per eliminare le armi nucleari. L’Italia ha votato per mantenere le testate nucleari! C’entra niente la visita di Renzi a Obama, negli Stati Uniti, altro Paese che ha votato contro l’eliminazione delle armi nucleari?  

“Let us pledge to work for the total elimination of nuclear weapons with urgency and a sense of collective purpose. Our very survival depends upon it”, con queste parole del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, (che potete leggere qui) i Paesi che fanno parte dell’ONU si sono riuniti per la prima volta per votare sull’abolizione totale delle armi nucleari. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione L.41, uno “strumento giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti verso la loro eliminazione totale”.

La maggioranza dei Paesi ha votato per l’avvio di negoziati per un Trattato internazionale destinato a vietare le armi nucleari entro il 2017. Una decisione storica che pone fine a due decenni di paralisi negli sforzi multilaterali per il disarmo nucleare (come potete leggere qui).

L’esito della consultazione, però, non è stato affatto scontato (come ci si sarebbe potuto aspettare). Anzi è stato a dir poco sorprendente e sotto diversi aspetti.

A favore della messa al bando delle armi sono state “solo” 123 nazioni. Altri 16 Paesi si sono astenuti e ben 38 (e in questo sta uno dei primi aspetti sorprendenti della vicenda) hanno votato contro (come potete leggere qui).

Come mai così tanti Paesi hanno votato contro una decisione attesa da decenni? La scelta di alcuni Paesi (come Corea del Nord, India e Pakistan) non sorprende.

Desta stupore, invece, e non poco, che a mettere il NO siano stati alcuni dei Paesi che da decenni si presentano come paladini della pace nel mondo. A cominciare proprio da Stati Uniti d’America e, sorpresa tra le sorprese, l’Italia.

A ben guardare, della decisione degli USA non c’è da sorprendersi più di tanto: nonostante gli accordi fino ad ora sottoscritti e le condanne della decisione di altri Paesi, gli americani non hanno mai smesso di “aggiornare” e “rinnovare” il proprio arsenale nucleare.

Diversa è la situazione per l’Italia. In primo luogo perché il Bel Paese non dispone di un arsenale nucleare proprio: le decine di testate nucleari dislocate sul territorio nazionale sono tutte sotto il pieno controllo degli USA, sebbene collocate in basi più o meno sotto il marchio Nato (l’Italia ospita sul proprio territorio questi ordigni in base agli accordi del cosiddetto “Nuclear Sharing”, come potete leggere qui).

Ma ciò che sorprende di più è che, solo pochi giorni prima del voto alle Nazioni Unite, anche il Parlamento Europeo aveva adottato una propria risoluzione relativa alla messa al bando delle armi nucleari. E anche in quell’occasione la maggioranza aveva approvato l’invito”, rivolto a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, a “partecipare in modo costruttivo” ai negoziati (con 415 voti favorevoli, 124 contrari e 74 astensioni).

Invece, stranamente (e a dimostrazione che si tratta solo di un accordo commerciale che poco o niente ha di “politico”, con la P maiuscola), diversi Paesi dell’Unione si sono pronunciati contrari per la messa al bando della proliferazione degli arsenali nucleari. Oltre all’Italia hanno votato contro anche Albania, Australia, Belgio, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Montenegro, Polonia, Corea del Nord, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Turchia. Tutti questi Paesi, insieme con l’Italia, hanno presentato una giustificazione congiunta nella quale affermano che una messa al bando delle armi nucleari sarebbe “prematura” senza la firma del protocollo da parte di alcuni Stati. Inoltre tale accordo potrebbe avere “gravi conseguenze per la sicurezza a livello locale e globale”.

Dopo la visita del premier Renzi negli USA, tutti i media hanno parlato dei complimenti che si sono scambiati i due leader; le prime pagine dei media sono state riempite di foto dei personaggi (di nome e di fatto) che hanno accompagnato la visita di Renzi e delle due first ladies.

Visto ciò che è avvenuto nei giorni scorsi, alle Nazioni Unite, forse, non sarebbe stata una cattiva idea parlare anche dei contenuti di questa visita.

Forse la coincidenza con la decisione di votare NO sarà solo casuale. Può darsi che durante l’ultima visita del ‘Nuovo che avanza’ al vecchio presidente americano (ormai uscente) di questo argomento non si sia parlato. Ma di sicuro è strano che un governo che ha deciso di cambiare il Paese abbia deciso di sottostare ai diktat degli USA e abbia pensato che fosse giusto continuare a tenere decine di testate nucleari sparse su tutto il territorio nazionale (l’Italia è il Paese europeo, in cui è presente il maggior numero in assoluto di testate nucleari).

E che lo abbia anche a costo di mettersi contro la maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea.

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