AmeriCaos/Ecco perché Russia, Brasile e Messico non festeggiano (ancora) Biden

Questi Paesi, a differenza di Cina e Israele, non si sono ancora congratulati. Alcuni analisti, intervistati dalla NBC, spiegano perché. La reazione dei palestinesi…

Sono passati più di sette giorni da quando i media americani hanno dato notizia della vittoria di Joe Biden alle presidenziali Usa. Ma ci sono Paesi, e di un certo peso, che ancora  non mostrano nessuna intenzione di congratularsi con colui il quale dovrebbe prendere il posto di Donald Trump. Di questo argomento ci siamo già occupati lo scorso 10 Novembre,  come potete leggere qui: mentre molti leader si spellavano le mani, in primis dall’Europa, altri tacevano.  Da questo nostro primo articolo ci sono novità: Isreale e Cina hanno rotto il silenzio facendo gli auguri a Biden. Russia,  Brasile e Messico, continuano a tacere. Perché?

Prova a rispondere la NBC con un articolo di cui riprendiamo alcuni passaggi (l’originale lo trovate qui).

Cosa li trattiene?

Fonti ufficiali da Russia, Brasile e Messico– scrive la NBC-  dichiarano che stanno aspettando che si risolva ogni questione legata alla regolarità delle elezioni.

Ma secondo alcuni analisti, c’è di più.

Innanzitutto, “sanno che Trump continuerà ad esercitare la sua influenza all’interno del Partito Repubblicano- dice Micheal Miller, docente universitario ed esperto di nazionalismi della Central European University di Budapest-  e sanno anche che è irascibile e rancoroso. Al momento non hanno nulla da guadagnare riconoscendo la vittoria di Biden e la sconfitta di Trump”.

La Russia, in particolare, sempre secondo Miller, ha tutto l’interesse nel prolungare questa situazione di incertezza negli USA, poiché si tratta di un Paese con il quale sono in continua lotta in termini di egemonia.

Secondo un altro analista intervistato dalla NBC, Kadri Liik ( membro dell’European Council on Foreign Relations), si potrebbe generalizzare dicendo che questi Paesi semplicemente non sono entusiasti dei risultati, ma in realtà ogni leader ha una sua ragione specifica:

“Un esponente del Cremlino ha detto che stanno aspettando la proclamazione ufficiale, ma questo stride con le immediate congratulazioni di Putin a Trump nel 2016”.

Allora, cosa c’è dietro?

Putin e Trump, nonostante i momenti di tensione (le sanzioni, l’accordo sul controllo delle armi), hanno comunque avuto un rapporto personale complesso. Trump, ad esempio, lo ha difeso contro le ipotesi di interferenze russe nelle elezioni. E “Putin ha un forte senso della lealtà”.

Ma potrebbe essere anche una mossa diplomatica:

“La Russia, temporeggiando, potrebbe volere dire a Biden che non ha nessuna fretta di correre tra le sue braccia. Se vuole camminare con loro, deve percorrere mezzo miglio”. Ovvero, devono incontrarsi a metà strada. Putin non ha nessuna intenzione di inginocchiarsi al vincitore.

Per quanto riguarda il Brasile, ufficialmente Bolosonaro sta aspettando di vedere come vanno a finire le dispute legali. Ma, secondo Anthony Pereira del King’s College di Londra, “sta prendendo tempo per capire come impostare e salvare i suoi rapporti con gli USA dopo la vittoria di Biden”.

Veniamo al Messico. Anche qui, il Presidente, Andrés Manuel López Obrador, ufficialmente attende la proclamazione ufficiale e la risoluzione di eventuali controversie legali.  Ma potrebbe esserci un’altra ragione:

“L’amministrazione Trump è stata positiva, tutto sommato per il Messico. In ogni caso, Trump non è una persona che si vuole fare arrabbiare” dice a NBC un componente del Council on Foreign Relations ( un think tank statunitense senza scopo di lucro specializzato in politica estera ed affari internazionali).

Certamente tutti questi leader hanno in comune una certezza: lavorare con Trump è stato più facile di quanto lo sarà con Biden.

Non a caso, a rompere il silenzio è stata la Cina, i cui rapporti con Trump si erano notevolmente deteriorati.

Un cenno merita anche Israele, anche se non lo troviamo in questo articolo della NBC.

Vediamo cosa ha scritto l’agenzia di stampa Agi, molto attenta alla politica estera:

“Non è passato inosservato il ritardo, sottolineato dai media israeliani, con cui Netanyahu si è congratulato con Biden e la vice, Kamala Harris. “Joe”, ha twittato rivolgendosi direttamente al vincitore, “abbiamo avuto per quasi 40 anni un rapporto personale lungo e caloroso e so che sei un grande amico di Israele”. “Non vedo l’ora di lavorare con voi, per rafforzare ulteriormente la speciale alleanza tra gli Stati Uniti e Israele”, ha aggiunto Netanyahu, che ha però subito rivolto un pensiero anche a Trump, definito in passato come “il piu’ forte alleato” alla Casa Bianca”.

Insomma, “la vittoria di Joe Biden alle presidenziali Usa non è una gran notizia per il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha avuto in Donald Trump un alleato di ferro, ma anche il suo successore è considerato un grande amico di Israele”.

Probabilmente, sono più contenti i palestinesi:
“Pur non avendo mai lasciato intendere che le politiche Usa in Medio Oriente cambieranno una volta insediatosi alla Casa Bianca e avendo comunque una tradizione di buoni rapporti con Israele, – scrive sempre l’Agi- Biden ha acceso le speranze dei palestinesi. Il leader dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, ha auspicato di poter “lavorare con l’amministrazione del presidente eletto per rafforzare le relazioni palestinesi-americane e per ottenere libertà, indipendenza, giustizia e dignità per il popolo palestinese e pace, stabilità e sicurezza per tutta la nostra regione e il mondo”. Sperando nella discontinuità, Hamas – che controlla la Striscia di Gaza – ha lanciato un appello a Biden perché “corregga le ingiuste politiche americane che hanno reso gli Stati Uniti complici d’ingiustizia e di aggressione”, come ha detto il leader Ismael Haniyeh”.

 

 

Rispondi

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com