Anche il Cadmio nella pasta. Potrebbe essere presente anche nel grano siciliano?

Questo metallo pesante è presente nelle aree vulcaniche attive (e in Sicilia c’è l’Etna) e, soprattutto, dove trionfa la dabbenaggine umana, tra boschi che vanno in fiamme, discariche (nella nella nostra Isola abbondano) e zone industriali altamente inquinanti (noi non ci possiamo ‘lamentare’ tra Priolo, Melilli, Augusta, Milazzo, la Valle del Mela e Gela). Cosa fare per provare a contenere gli effetti negativi del cadmio

Questo metallo pesante è presente nelle aree vulcaniche attive (e in Sicilia c’è l’Etna) e, soprattutto, dove trionfa la dabbenaggine umana, tra boschi che vanno in fiamme, discariche (nella nella nostra Isola abbondano) e zone industriali altamente inquinanti (noi non ci possiamo ‘lamentare’ tra Priolo, Melilli, Augusta, Milazzo, la Valle del Mela e Gela). Cosa fare per provare a contenere gli effetti negativi del cadmio

GranoSalus – l’associazione che raccoglie produttori di grano duro delle Regioni del Sud Italia e tanti cittadini – ha pubblicato i risultati delle analisi effettuate su otto marche di pasta industriale prodotte in Italia che potete leggere qui. 

Da quanto potete leggere, oltre al glifosato e alle micotossine DON, la pasta contiene anche Cadmio, un metallo pesante che non fa certo bene alla salute!

Ora, a parte il fatto che i limiti fissati dall’Unione Europea per le micotossine DON andranno bene per il Nord Europa (dove, in media, una persona mangia 5 chilogrammi di pasta all’anno) e non in Italia (dove, in un anno, una persona mangia molta più pasta rispetto al Nord Europa: tra 25 e 30 chilogrammi all’anno) come ha spiegato bene al nostro giornale il presidente di GranoSalus, Saverio De Bonis, in questo articolo.

Ora proviamo a interrogarci sul Cadmio. Le analisi effettuate non riguardano grani duri coltivati in Sicilia. Ma noi ci interroghiamo su che cosa si potrebbe trovare in Sicilia a proposito del Cadmio.

“Il Cadmio – spiega GranoSalus- è un metallo pesante che penetra nell’ambiente sia da fonti naturali, come le emissioni vulcaniche e l’erosione delle rocce, sia dalle attività industriali e agricole. Si trova nell’aria, nel suolo e nell’acqua e, in un secondo tempo, può accumularsi nelle piante e negli animali. Il cadmio è tossico innanzitutto per i reni, ma può causare anche demineralizzazione ossea ed è stato classificato come cancerogeno per gli esseri umani dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Gli alimenti rappresentano la principale fonte di esposizione al cadmio per la popolazione di non fumatori. Cereali e prodotti a base di cereali, verdure, noci e legumi, radici amidacee e patate, come pure carne e prodotti a base di carne sono quelli che contribuiscono maggiormente all’esposizione umana. Alti livelli sono stati riscontrati anche in altri alimenti (ad es. alghe, pesci e frutti di mare, integratori alimentari, funghi e cioccolato), ma siccome essi vengono consumati in minor quantità, non vengono considerati fonti importanti di esposizione”.

“Il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha ridotto la dose settimanale ammissibile (TWI)[[2]] per il Cadmio a 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo (µg/kg pc), basandosi sull’analisi di nuovi dati. Il TWI è la dose alla quale non sono previsti effetti avversi”.

[1] IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), 1993. Berillio, Cadmio, Mercurio ed esposizioni nell’industria vetraria. Monografie IARC sulla valutazione del rischio carcinogenico delle sostanze chimiche per l’uomo, vol. 58. Lione, Francia, pag 444.

[2] Il livello tollerabile di assunzione settimanale (TWI) è il quantitativo di una determinata sostanza che può essere consumato ogni settimana per tutto l’arco della vita senza provocare effetti apprezzabili sulla salute dei consumatori. Nel 1988 il comitato congiunto FAO/OMS di esperti sugli additivi alimentari (JECFA) aveva fissato un TWI provvisorio per il cadmio di 7 µg/kg pc”.

Questo ci dice già che in Sicilia, con un vulcano attivo come l’Etna, il Cadmio non dovrebbe mancare. Insomma, questo metallo pesante, che dovrebbe essere raro, nella nostra Isola è invece presente per varie cause, qualcuna naturale, mentre in altri casi l’abbondanza potrebbe essere dovuta alla dabbenaggine umana.

La causa naturale, come già accennato, è la presenza dell’Etna, vulcano attivo che è fonte di Cadmio. Ma gli incendi boschivi e, soprattutto, le discariche – che danno luogo alla presenza di tanto Cadmio – sono dovuti all’azione umana. Questo metallo  è presente anche là dove sono presenti combustibili fossili e nelle zone agricole dove si fa uso di concimi fosfatici (mentre per quanto riguarda i concimi potassici e azotati il problema non si pone).

Anche il compost, se prodotto male, può essere fonte di inquinamento da cadmio. Ma il problema scompare quasi del tutto se si effettua un’accurata selezione delle sostanze organiche che entrano a far parte del compost.

Insomma, sono i luoghi contaminati da Cadmio che provocano la contaminazione delle piante: terreni e acque.

I rifiuti industriali e urbani sono tra i maggiori responsabili dell’inquinamento delle acque. E in Sicilia non mancano le aree industriali: basti pensare alla piana di Siracusa con Priolo, Melilli e Augusta; o a Gela; e a Milazzo che non si trova molto distante dalla Valle del Mela.

Una fonte di cadmio è rappresentata dagli inceneritori di rifiuti. Questi impianti – che in Sicilia sono stati sponsorizzati dal Governo di centrodestra di Totò Cuffaro e che adesso sono sponsorizzati dall’attuale Governo di centrosinistra di Rosario Crocetta – potrebbero aggravare, se realizzati, l’inquinamento di Cadmio in Sicilia. Soprattutto nelle aree vicine a questi impianti.

Il Cadmio, là dove è presente, a differenza degli altri metalli pesanti, è costantemente immesso nell’ambiente. Questo spiega il motivo per il quale i vegetali lo assumono attraverso le radici. Così questo metallo pesante finisce nelle parti commestibili delle piante. E da qui nell’organismo umano.

Il Cadmio si deposita anche sulle foglie, sui frutti e sui semi. Questo può avvenire attraverso il trasporto operato dal vento. Nelle aree dove questo metallo pesante è presente è sempre consigliato lavare la frutta e la verdura, perché il lavaggio riduce la presenza di Cadmio.

In questo articolo noi stiamo provando a raccontare i problemi che possono essere provocati del Cadmio eventualmente presente nel grano duro prodotto (ancora non sappiamo nulla di preciso, la nostra è solo un’ipotesi: per esserne certi attendiamo le analisi di GranoSalus). Ma non possiamo non ricordare che le polveri di Cadmio vengono assorbite dal nostro organismo soprattutto per via inalatoria e, in minima parte, tramite cute e mucose.

Una volta assorbito, il Cadmio si va a legare ai globuli rossi e alle proteine plasmatiche; dopo di che si va ad accumulare nel fegato e nei reni.

Il cadmio, quando finisce nel nostro organismo, può restare a ‘farci compagnia’ per tanti anni. Lo smaltimento di questo metallo pesante, infatti, avviene molto lentamente attraverso le feci e l’urina.

Inutile scendere nei particolari, che i nostri lettori possono approfondire sulla rete. Quello che possiamo affermare è che il cadmio provoca seri problemi ai reni. 

Come difendersi dal cadmio?

In questo scritto (si tratta di una tesi di laurea) potete approfondire tanti aspetti di tale problema: gli effetti nel nostro organismo e come difendersi

Quello che possiamo affermare è che la carenza di calcio nella dieta aumenta notevolmente la possibilità di assimilazione del cadmio. Lo stesso discorso vale in una dieta povera di vitamina D, ferro e proteine. Le diete ricche di zinco, invece, riducono la presenza del cadmio nel nostro organismo.

P.S.

Dimenticavamo: anche fumando si accumula cadmio. Ma in questo caso il rimedio è semplice: basta smettere di fumare.

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