Anche a Capodanno Papa Francesco si occupa dei migranti. E i 13 milioni di italiani poveri?
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Anche a Capodanno Papa Francesco si occupa dei migranti. E i 13 milioni di italiani poveri?


Time Sicilia

Ma c’è di più. In queste continue prediche del Pontefice in favore dei migranti non si possono certo ignorare i grandi interessi che stanno dietro l’accoglienza: interessi ai quali non è certo estranea una parte del mondo cattolico. E poi c’è la parte, come dire?, più fastidiosa: la coincidenza tra solidarietà ai migranti e interessi delle multinazionali 

“I gesuiti – diceva lo storico e politico britannico, Thomas Macaulay – sembrano aver scoperto il punto preciso in cui la cultura intellettuale può essere attuata senza rischiare l’emancipazione intellettuale”.

Con il grande rispetto che si deve al Santo Padre, oggi, nell’ascoltare in TV il suo discorso di inizio d’anno, non abbiamo potuto fare a meno di pensare al grande storico britannico di metà Ottocento che ha studiato a fondo il tema della libertà.

Anche di libertà ha parlato oggi Papa Francesco che, lo ricordiamo, è un gesuita. Citando sette, otto, forse nove volte il problema dei migranti. Non è la prima volta che il Pontefice affronta il tema del migrati: ormai lo fa quasi ogni domenica.

Solo che, oggi, 1 gennaio 2018, ci saremmo aspettati, rispetto alla povertà e alla solidarietà, un discorso un po’ più completo. Ma così non è stato. Perché, ancora una volta, Papa Francesco ha parlato e chiesto solidarietà per i migranti, ma ha dimenticato di citare i circa 13 milioni di poveri che ci sono in Italia, dei quali 5 milioni sono indigenti.

Ora, il Pontefice-gesuita è di certo molto intelligente. Ma – e qui torniamo a Thomas Macaulay – non può pensare che i suoi discorsi continuino a passare inosservati, dando sempre per scontata l’assenza di “emancipazione intellettuale”…

Il fatto che l’attuale Papa ignori – anche nel discorso del primo dell’anno – la drammatica situazione sociale italiana ci può pure stare.

Da Palermo – città nella quale viviamo e osserviamo l’atteggiamento della Chiesa – abbiamo visto e continuiamo a vedere il comportamento dei vertici dell’Arcidiocesi della città: presenti alle manifestazioni con i potenti (non mancano certo le fotografie dell’Arcivescovo, Monsignor Corrado Lorefice, con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e con il sindaco, Leoluca Orlando), o alle comparsate al porto, in pompa magna, per ricevere i migranti.

Dei senza casa, invece – e a Palermo parliamo ormai di migliaia di persone – dai vertici della Curia panormita non ricordiamo particolari interventi: a parte alcune ‘operazioni’ di sgombero di edifici di proprietà di Santa Madre Chiesa: edifici occupati da senza casa buttati fuori per consentire all’Arcidiocesi di riprendersi quei beni terreni verso i quali Papa Francesco sembra tanto spiritualmente distante…

“A pensar male si fa peccato, però qualche volta s’indovina”, amava ripetere uno che di Vaticano e se ne intendeva assai, ovvero il Senatore a vita, Giulio Andreotti. E noi – sempre con tutto il rispetto che si deve al Santo Padre-gesuita – anche a rischio di peccare, non possiamo fare a meno di pensar male: pensando, ad esempio, alle tante cooperative ‘bianche’ che guadagnano una barca di soldi con l’assistenza ai migrati.

Parliamo – è inutile che ci giriamo attorno – di un giro di affari di svariati miliardi di euro all’anno (tasse pagate dagli italiani). Una montagna di denaro che, solo in minima parte, serve per i migrati e che, in massima parte, arricchisce chi gestisce il più grande affare di questo secolo. 

Trentacinque euro al giorno per ogni migrante. Pensate un po’: per la stessa cifra (e forse anche per meno) gli hotel a due stelle, o i Bed and breakfast devono tenere contabilità, subire controlli, pagare le tasse eccetera eccetera eccetera. Mentre con i migranti tutto è molto più semplice…

E chi si oppone a questo ‘mercato dell’accoglienza? Viene subito tacciato di razzismo. Per non parlare del fatto che si mette contro la Chiesa di Papa Francesco, predicatore indefesso dell’accoglienza ai migranti!

Il Papa-gesuita – lo ribadiamo: con tutto il rispetto del caso e del personaggio – è sicuramente intelligente. Ma noi non possiamo non guardare la realtà che sta attorno a noi.

Ci sono dubbi sul fatto che i migranti che arrivano e restano in Italia (perché una buona parte di questi – non sappiamo ancora fino a quando – riesce a passare la frontiera per raggiungere altri Paesi europei) vanno a mescolarsi con i poveri presenti in Italia?

Ormai da tempo tanti italiani si chiedono: perché l’Italia accoglie tutti questi migranti sa ha già 13 milioni di poveri?

Già, perché?

La risposta non è difficile. Il capitalismo onnivoro delle multinazionali – che già ha acquisito ‘pezzi’ importanti dell’economia italiana – ha preteso e ottenuto l’attacco allo Statuto dei lavoratori, la ‘schiavizzazione’ degli studenti dei licei e delle scuole superiori con ‘L’alternanza scuola-lavoro’ e, soprattutto, la ‘santificazione’ del lavoro precario con il Jobs Act.

Ma molti dei già citati 13 milioni di italiani poveri non possono più nemmeno lavorare e aspettano solo di passare a miglior vita. Ma alle multinazionali presenti in Italia e, in generale, al sistema imprenditoriale serve un grande eccesso di manodopera per tenere basso il costo del lavoro (precario).

Da qui la necessità dell’accoglienza dei migranti, che aumentano la platea dei lavoratori (precari) e orientano in ‘orizzontale’ i conflitti sociali.

Anche questo secondo passaggio è importante. Quante volte la TV ci ha mostrato gruppi di cittadini italiani inferociti perché non vogliono più i migranti sotto casa? Questi conflitti ‘orizzontali’ – cioè tra poveri, o comunque tra migranti e ceti medio bassi – sono importantissimi per le multinazionali che vanno sempre più prendendo piede i Italia.

Tali conflitti sono la garanzia, per il capitalismo onnivoro, che i poveri si ‘scanneranno’ tra loro, evitando di occuparsi del padronato. 

Per uscire da questo schema occorrerebbe u’alleanza gramsciana tra migranti da una parte e poveri e ceti medio bassi italiani dall’altra parte. Ma ancora siamo agli albori di questo fenomeno e chissà quando si potrà cominciare a pensare a un’emancipazione.

Per ora, purtroppo – tornando ancora una volta a Thomas Macaulay – non c’è nemmeno l’ombra di “un’emancipazione intellettuale”.

Però una cosa l’abbiamo scoperta: e cioè che le prediche domenicali di Papa Francesco sulla “solidarietà” e “sull’accoglienza dei migranti” coincidono – ovviamente per caso – con i desideri delle multinazionali.

Foto tratta da labuonaparola.it

 

1 gennaio 2018

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TimeSicilia


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