La scure di Roma: “C’è una questione meridionale anche in Sanità”. In Sicilia il Governo cade dalle nubi…

I medici lo denunciano da tempo. E ora l’emergenza esplode in tutta la sua drammaticità. Mentre a Palermo si recita a soggetto…

MESSINA 21/06/2013 - CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI MESSINA - BALLOTTAGGIO PER IL SINDACO - COMIZIO DI MATTEO RENZI. NELLA FOTO: MATTEO RENZI E ROSARIO CROCETTA FOTO MARICCHIOLO / INFOPHOTO

Mentre in Sicilia dilaga la protesta popolare sui tagli alla rete ospedaliera ‘suggeriti’ dal Governo nazionale, e mentre il presidente della Regione, Rosario Crocetta, cade dalle nubi e verga un comunicato da cui traspare tutta la sua inadeguatezza (come spieghiamo qui, a proposito delle parole di Crocetta, la sanità in Sicilia è finanziata con i soldi dei siciliani, nessuno dovrebbe potere imporre nulla) esplode in tutta la sua drammaticità la questione sanitaria nel Sud Italia.

Tanto che si torna a parlare di una vera e propria questione meridionale anche nella Sanità. Non solo nel pil, nell’occupazione, negli investimenti pubblici, nelle infrastrutture, ma anche nel più essenziale dei servizi.

I medici del Sud, in particolare l’Ordine dei medici di Napoli e Bari, lo denunciano da tempo. E su questo hanno basato una campagna di sensibilizzazione che ha fatto molto discutere. Mostrava la foto di una donna calva, per effetto della chemioterapia, e la scritta: “Ho un tumore, in Norvegia potrei sopravvivere di più”. Insomma, per un meridionale, ammalarsi è una pena doppia.

“Se mettiamo insieme i dati forniti dall’Istat sul Meridione – ha affermato il leader dei camici bianchi napoletani Silvestro Scotti – la cifra stanziata dal Governo per la Sanità mostra una fotografia chiara, ovvero non riusciamo a tenere il passo con altre regioni d’Italia, tanto meno dell’Europa”. tumori-large570

Nel corso di quella campagna, i medici hanno ricordato che “in rapporto al PIL spendiamo in Sanità meno della Grecia. A peggiorare ulteriormente le cose esiste una disparità territoriale nella distribuzione delle risorse investite in Sanità. La spesa sanitaria in Puglia nel 2014 è stata di 7,1 miliardi di euro, mentre a parità di popolazione una regione come l’Emilia Romagna ne ha spesi 8,7 miliardi (Dati Agenas)”. E ancora: “L’equità territoriale non è riscontrabile nemmeno se si guardano i numeri dei posti letto. I posti letto per assistenza residenziale ogni 10mila abitanti erano 16,8 in Puglia, contro i 39,9 della Toscana e i 47,9 dell’Emilia Romagna”.  La Puglia come esempio che calza anche per le altre regioni meridionali.

In Sicilia la situazione è ancora più complessa perché qui lo Stato spende solo 2.2 miliardi di euro. Il resto, 7.1 miliardi di euro,  è a carico della Regione (arrivano dalle tasse dei Siciliani) e ci sono pure fondatissimi dubbi sulla la quota statale. Si sospetta che almeno da due anni non arrivi proprio nulla da Roma.  Da qui lo stupore dinnanzi ad un Presidente della Regione che non sa difendere la Sicilia nemmeno quando si parla di sanità e di soldi dei siciliani. Idem per l’assessore, Baldo Gucciardi, che solo ora che la protesta dilaga, tenta di prendere le distanze.

In verità, sembra plausibile la tesi di chi sostiene che i politicanti siciliani non si aspettavano così tante proteste. Se no, anche questo ennesimo diktat del Governo nazionale in danno dei Siciliani, sarebbe stato avallato dal Governo regionale di Crocetta e del PD, così come hanno fatto con le rapine contenute nell’accordo Stato-regione dello scorso Giugno.

Intanto, oltre ai cittadini siciliani che stanno spingendo pure i sindaci più reticenti a protestare, parole di condanna sono arrivate dai rettori delle Università di Palermo e di Catania:

Se fossero confermati questi numeri – dice a Repubblica il rettore dell’ateneo palermitano, Fabrizio Micari – sarebbe davvero molto preoccupante. Non c’è stata alcuna interlocuzione tra assessorato e università sui nuovi assetti che penalizzerebbero la formazione degli studenti. Il Policlinico è un luogo di formazione per i futuri medici. Ridurre attività altamente specialistiche quali per esempio la Cardiochirurgia o la Neurochirurgia significherebbe togliere chance ai nostri studenti. Inoltre si rischia di vanificare investimenti importanti”. Si parla, per il solo Policlinico di Palermo di 110 posti letto in meno, soprattutto nelle discipline legate alle aree di emergenza. Dimezzati i posti letto di Terapia intensiva e Rianimazione, che passeranno da 24 a 12.

Gli fa eco il rettore di Catania, Giacomo Pignataro: “I protocolli d’intesa e le leggi – dice il rettore – prevedono un’interlocuzione tra Regione e università sugli assetti dei policlinici universitari, invece tutto ciò non è avvenuto”. Almeno 150 posti letto in meno nel polo catanese.

Interviene anche il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo, Toti Amato, che conferma lo scandalo della questione meridionale in sanità:

“C’è una questione meridionale mai risolta. Da mesi tutti gli Ordini dei medici meridionali denunciano la sottostima delle risorse destinate al Sud, che sono state ridotte all’osso dal ministero della Salute, imponendo tagli al personale e alle prestazioni”.

“Dopo avere assecondato per anni interessi clientelari – aggiunge Amato – azzerando ogni controllo sulla spesa e utilizzando la sanità il più delle volte per scopi elettorali e di consenso, la nuova rete ospedaliera evidenzia nei fatti il fallimento della gestione nei servizi e delle risorse disponibili, eludendo l’adozione di scelte chiare e forti nella programmazione socio-sanitaria e nel riordino della stessa rete”.

“Una situazione- conclude-  che ha schiacciato e compromesso le strutture sanitarie portandole al collasso operativo in termini di servizi e di occupazione. Oggi siamo arrivati solo alla guerra tra poveri. Una guerra che deve comunque trovare una soluzione per arrivare al via libera ministeriale della nuova rete, senza il quale non potranno essere attivati neanche i nuovi concorsi”.

E pensare che alla Festa dell’Unità di Catania, Matteo Renzi e i suoi lacché hanno detto che per il Governo “il Sud è una risorsa”. Si certo, una risorsa da sfruttare fino all’osso….