Anna Casellati Presidente della Repubblica? La nostra campagna #unadonnaalQuirinale

In assenza di una mobilitazione femminile, la tradizionalista e provincialotta classe politica italica non darà mai questo spazio alle donne. E, allora, prendiamocelo

Sono ore caldissime nei palazzi romani della politica. La crisi di governo è ormai fuoriuscita dagli argini del prevedibile e le dimissioni di Giuseppe Conte, che stamattina formalizzerà il suo addio (o arrivederci?) a Palazzo Chigi davanti a Sergio Mattarella, apre a scenari alquanto volubili. Sembra difficile, infatti, che si possa andare verso un Conte ter: significherebbe rafforzare un premier che ha manifestato l’intenzione di fondare un suo partito destinato, probabilmente, ad azzoppare ulteriormente  PD e M5S. Insomma, non converrebbe a nessuno. Ma in politica, mai dire mai. L’ipotesi più probabile in queste ore prevede che, dopo almeno una settimana di tira e molla, come scrive il nostro collega, Giulio Ambrosetti su inuovivespri.it,  si vada verso un governo di larghe intese, con un nuovo Presidente del Consiglio. Chi sarà?  Ogni previsione è un azzardo in questo momento poiché sarà difficilissimo mettere d’accordo la nuova maggioranza, qualunque essa sia.

Ma tutto questo bailamme cela, non tanto bene, una partita che va al di là di Palazzo Chigi e atterra sul colle del Quirinale: è la Presidenza della Repubblica la vera posta in palio di questa crisi. Il  mandato di Sergio Mattarella  scadrà a Gennaio dell’anno prossimo e tutti i partiti si stanno scaldando per piazzare un nome gradito al suo posto.

Chi? Va da sé che hanno il sapore di boutade le voci che indicano Silvio Berlusconi quale prossimo Presidente della Repubblica, voci che si possono inserire nell’album dei canti folkloristici nazional popolari.

La verità è che è troppo presto per fare nomi. Ma c’è una eccezione. Sempre su inuovivespri.it, dove troviamo un’analisi più dettagliata dell’attutale crisi, leggiamo quanto segue: “Quanto alla presidenza della Repubblica – che, lo ribadiamo ancora una volta, è la vera posta in palio di questa crisi politica – vogliamo azzardare un nome: l’attuale seconda carica dello Stato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Una donna che, alla guida del Senato, ha mostrato equilibrio e senso delle istituzioni. Tra l’altro, sarebbe la prima donna al Quirinale: un messaggio culturale prima che politico importante”.

Ed è proprio questo passaggio che ci interessa di più: le donne italiane dovrebbero fare rete ed esercitare una pressione tale da ‘costringere’ i partiti a scegliere una donna per il Quirinale. Che sia Casellati, o un’altra donna con un degno curriculum, poco importa in questa importante battaglia per la parità. Non è possibile che si rimandi ancora. Non è possibile invocare, a parole, le pari opportunità e la parità di genere e poi mancare, ancora una volta, questo appuntamento con il progresso culturale e con  la salvaguardia dei principi della nostra Costituzione.

Si tratterebbe di un messaggio importantissimo per un Paese che tarda ad ammodernarsi su tutti i fronti. Ci sono dati incoraggianti a livello mondiale sulla crescente presenza femminile nelle istituzioni politiche internazionali, rilevati dall’Ocse, e l’Italia non ha più scuse.

Si tratterrebbe, come già scritto da formiche.net “di un segnale di cambiamento rilevante, con un’apertura nei confronti delle donne che vale come exemplum anche per altri sistemi, come l’economia, il lavoro, la società, in cui il potenziale femminile è spesso compresso da un sistema abitudinario di attribuzione degli incarichi di vertice. Dare effettività alla formula delle pari opportunità, in politica, come nel mercato del lavoro e nel sistema economico avrebbe un grande valore pedagogico anche per le giovani generazioni di donne, sollecitando un maggiore impegno delle ragazze nella scuola, nello studio, nel lavoro, in vista di obiettivi possibili”.

Ma in assenza di una mobilitazione femminile, la tradizionalista e provincialotta classe politica italica non darà mai questo spazio alle donne. E, allora, prendiamocelo. Cominciamo con il lanciare l’hashtag #unadonnalaquirinale  e a non dare tregua a chi considera la parità di genere un tema da talkshow e non una questione di giustizia per tutte le donne.

 

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