Economia

Aurelio Angelini: “Sulla gestione dei rifiuti la Sicilia è fuori dalle direttive europee”


Giulio Ambrosetti

di Aldo Penna

Abbiamo intervistato il professore Aurelio Angelini, docente universitario a Palermo, una delle massime autorità, in Italia, in materia di gestione dei rifiuti. Angelini racconta, in modo chiaro, che cosa non ha funzionato e che cosa continua a non funzionare nella gestione di questo settore. E dice una cosa importantissima: la Regione siciliana, ancora oggi, si arroga poteri, in materia di gestione dei rifiuti, che non gli competono. Grazie alla stragrande maggioranza dei sindaci dei Comuni siciliani, che definire incompetenti è poco  

Aurelio Angelini, docente di Sociologia dell’Ambiente all’università di Palermo, è considerato uno dei massimi esperti in materia di gestione dei rifiuti nel nostro Paese. Gli abbiamo posto alcune domande sulla crisi dei rifiuti in Sicilia.

Professore Angelini, la Sicilia è oramai un caso nazionale. L’incapacità di organizzare una seria raccolta differenziata dei rifiuti ha riempito le discariche oltre ogni limite. Cosa accade?

“Va avanti così da 20 anni e continuerà così fin quando non avverrà un miracolo”.

Un miracolo?

“Non si tratta di risolvere ‘solo’ il nodo della ‘differenziata’, seppur questo è il cuore della gestione dei rifiuti. E’ necessario rimettere ordine in tutto il sistema dei rifiuti in Regione e nei Comuni, che sono prevalentemente governati da un coacervo di incapaci, incompetenti e corrotti. Lo testimoniano i dati nudi del ricorso alla discarica per il 90% dei rifiuti prodotti. Se poi andiamo a guardare cosa arriva in discarica e come sistematicamente vengono buggerate le disposizioni di legge sotto il profilo tecnico, ambientale e sanitario, il quadro è completo”.

Possiamo descrivere i problemi di questo settore nella nostra Regione?

“I problemi legati alla gestione dei rifiuti in Sicilia sono complessi e sono di natura giuridica, amministrativa, economica e organizzativa. Non c’è un segmento della gestione dei rifiuti che sia allineato giuridicamente e tecnicamente alle direttive europee e quindi alla legislazione nazionale.  In sostanza, siamo in Sicilia fuori sistema”.

Come altre vicende isolane sembra di trovarsi di fronte a un sistema che impedisce l’inizio di un circolo virtuoso in favore del perpetuarsi di uno scandalo. La Regione siciliana è lontanissima dal raggiungimento dell’obiettivo del 65% della raccolta differenziata imposto dalla legge, ma non si applica nessuna sanzione. Perché?

“Il sistema della gestione dei rifiuti è organizzato allo stesso modo di come era gestito prima della riforma Ronchi del 1997. E’ stato fatto di tutto per impedire che si cambiasse, compresi i commissariamenti che sono stati funzionali alle discariche e agli inceneritori.  In questi 20 anni di ‘regime’ di raccolta differenziata è stato raggiunto solo il 13%, faccia lei i conti per quantificare con questo tasso di ‘crescita’, quanti anni ci vorranno per raggiungere il 65%”.

E le sanzioni?

“Le sanzioni ai Comuni per il ricorso alla discarica sono una presa in giro. Sono bassissime. In sostanza, è ininfluente rispetto al costo per tonnellata che ogni Comune paga per lo smaltimento e per il trasporto dei rifiuti. Il Piano regionale dei rifiuti, molte volte annunciato nelle intenzioni del presidente Rosario Crocetta, dovrebbe divenire solo una razionalizzazione dell’esistente e, se ho ben capito, invece dei grandi inceneritori dovrebbero costruirsi inceneritori per ogni discarica”.

Non ci muoviamo contro le direttive comunitarie? Come è possibile che un governo regionale possa partorire ipotesi di questo genere?

“I Governi della Sicilia, dal 1997, omettono di approvare il Piano di gestione dei rifiuti, in quanto i contenuti del Piano sono rubricati dalla legge e il Piano deve essere riempito dei contenuti programmatori tecnici ed economici. La mancanza del Piano è stata ed è funzionale all’approvazione di strumenti di pianificazione emergenziale che, per loro natura, sono parziali, in deroga della legislazione e creano molte zone grigie nella gestione. Strumenti che hanno permesso la deregulation generale, il caos gestionale, l’arbitrio nelle decisioni e tanto, tanto spreco di denaro pubblico”.

Insomma, siamo fuori dalle direttive europee.

“Certo che siamo fuori dalle direttive europee ma – come abbiamo visto con gli inceneritori di Totò Cuffaro – la giustizia europea è lenta quasi quanto a quella italiana, ed è arrivata solo dopo 5 anni e solo dopo una denuncia presentata delle associazioni ambientaliste. Quanto ai piccoli inceneritori per ogni discarica, mi permetta di dire che sono delle grandi e stratosferiche cavolate che possono essere dette da venditori di stracci. In Europa si ‘viaggia’ verso la chiusura delle discariche e lo spegnimento degli inceneritori, per scelta europea e per l’impossibilità di smaltire o incenerire i rifiuti soggetti a riciclaggio”.

I sindaci di Catania, Palermo e Messina, tre città fieramente contro gli inceneritori, contro la politica delle discariche poco o nulla fanno per lanciare davvero la differenziata su larga scala. Eppure quasi un terzo dei siciliani abita questi Comuni e il buon esempio farebbe fare un gran salto in avanti verso gli obiettivi europei.

“La mancanza di una strategia coordinata e pianificata regionalmente e l’abuso di potere regionale nella gestione di rifiuti impediscono alle autonomie locali di svolgere fino in fondo il proprio ruolo. Ma rappresentano esse stesse la commistione di cui parlavo all’inizio. La Regione dovrebbe svolgere un ruolo di programmazione, invece si arroga il potere di decidere su tutto. I Comuni dovrebbero organizzare la raccolta differenziata, invece continuano a gestire i rifiuti allo stesso modo di come facevano 20 anni fa. Se guardiamo, per esempio, l’ultimo contratto di servizio approvato dal Consiglio comunale di Palermo nel 2014, che regola il rapporto con la RAP, sostanzialmente regola sotto il profilo gestionale la stessa materia che regolava il rapporta tra il Comune e la Vaselli 50 anni fa: spazzamento, svuotamento dei cassonetti e smaltimento in discarica. In sintesi, il contratto di servizio del Comune di Palermo non è sintonizzato con la normativa e non prevede gli obiettivi di legge sulla raccolta differenziata da raggiungere. Quasi tutti i Comuni siciliani sono nello stessa situazione”.

Cosa possono fare i cittadini, quali strumenti giuridici nazionali, regionali o europei si possono attivare come difesa civica?

“Fuggire dalla Sicilia o scegliere meglio i loro rappresentanti”.

Se lei fosse nominato commissario per i rifiuti in Sicilia quali iniziative metterebbe in campo per cambiare volto a questa terribile pratica che offende i siciliani?

“Un commissario deve e può essere nominato, secondo le nostre leggi, per ‘rimuovere’ un ostacolo e restituire alla normalità democratica la gestione. In Italia e in Sicilia si è largamente abusato di questo Istituto giuridico che si muove ai limiti della Costituzione. Ebbene, come ho cercato di spiegare, non siamo in presenza di uno o più ostacoli, siamo in presenza di un sistema in default, che doveva essere rivoltato come un calzino 20 anni fa, per dare i suoi frutti nel corso di questi due decenni, così come è avvenuto in buona parte del Paese, Campania compresa, che nel momento in cui ha abbandonato la stagione dei commissariamenti sta risalendo la china”.

Eppure il Governo regionale di Rosario Crocetta ha più volte chiesto il commissariamento, ovviamente con lui commissario…

“I commissariamenti sono stati un disastro per il Paese e una mangiatoia che ha cronicizzato i problemi. Oggi quel calzino in Sicilia non può più essere rivoltato perché è marcio, maleodorante, lacero. Oggi è necessario dotarsi di un nuovo ‘calzino’, ci vuole un atto di responsabilità politica, perché la soluzione è esclusivamente politica. E questo può avvenire solo attraverso un nuovo governo della Sicilia e delle città, con uomini e donne che nei posti di governo siano in grado di approvare. in piena libertà e senza condizionamenti mafiosi, le norme regionali necessarie per funzionalizzare il settore, i provvedimenti amministrativi appropriati e di scegliere sul mercato europeo il management qualificato”.

14 agosto 2016

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GiulioAmbrosetti


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