Banche/ Carmelo Raffa di nuovo al vertice della FABI siciliana

Chiacchierata a trecentosessanta gradi con Carmelo Raffa, che torna alla guida dell’organizzazione sindacale bancaria con più iscritti della Sicilia. Dalla crisi delle banche a Banca Nuova, dalle sofferenze alla Banca d’Italia, dal Bail In a Riscossione Sicilia spa. E poi le Banche di Credito Cooperativo fino a un’appiattita CISL che firma, firma, firma…

Carmelo Raffa, figura storica del sindacalismo bancario della Sicilia, è stato richiamato alla guida della FABI siciliana. Insomma, è di nuovo lui il numero uno del sindacato dei lavoratori delle banche con il maggior numero di iscritti. Ha  già ricoperto l’incarico dal 1985 e fino al 2000.

Cosa sta succedendo nel settore?

“Innanzitutto dal 1985 al 2000 esisteva un sistema creditizio siciliano con Banco di Sicilia e Sicilcassa. Oggi il nuovo incarico assolve ad una funzione di servizio e organizzativa che ho accettato perché confortato dalla presenza nell’organismo di persone altamente qualificate e con le quali porteremo avanti tutte le iniziative collegialmente, come peraltro abbiamo sempre fatto. Con questo metodo di coinvolgimento siamo diventati in Sicilia il sindacato di riferimento e ci avviciniamo sempre più ad avere la maggioranza assoluta degli iscritti”.
Nell’ultimo periodo la crisi economica ha indebolito il sistema creditizio.
“E’ vero. La responsabilità è anche ascrivibile a operatori finanziari senza scrupoli che hanno messo sul mercato pezzi di carta privi di valore reale. Nel 2008 negli Stati Uniti d’America veniva dichiarato il fallimento della grande Banca Lehman_Brothers e da allora i mercati internazionali sono entrati in fibrillazione. In Italia registriamo un clima di sfiducia nelle Banche a causa delle vicende legate ad alcune aziende di credito in crisi: Marche, Etruria e Lazio, Cariferrara e Carichieti. Questo perché nonostante il Governo abbia fatto approvare dal Parlamento un decreto per garantire i risparmiatori, non sono state date adeguate garanzie agli azionisti e obbligazionisti. Negli ultimi mesi è venuto fuori il default di Banca Veneta e Banca Vicentina: cosa, questa, che ha provocato la giusta ira degli investitori. C’è comunque da ribadire che la crisi ha coinvolto marginalmente il settore bancario italiano, ma ciò è servito agli speculatori ad amplificare il fenomeno”.
I dipendenti non sono corresponsabili  del danno subito dalla clientela? Le poniamo questa domanda perché i vertici delle banche vorrebbero far pagare il conto della crisi anche ai lavoratori.
“Debbo affermare, con onestà, che la stragrande maggioranza del personale delle banche ha agito in perfetta buona fede, adempiendo alle direttive del management aziendale. E’ venuto fuori, infatti, che tra gli investitori frodati si sono ritrovati moltissimi dipendenti ed i propri familiari. Altrettanto non si può dire del management, che è stato causa del male delle banche. Tra le sofferenze bancarie, come evidenziato dalle ispezioni della Banca d’Italia, la stragrande maggioranza dei crediti concessi alla clientela (oltre l’80%) è stata determinata dagli amministratori. Per quanto riguarda la vendita dei titoli, si è agito con chiari ordini al personale di fare il proprio dovere e vendere e vendere…”.
Cosa fare per evitare che in futuro succedano fatti analoghi?

“Innanzitutto occorre che funzionino i controlli preventivi da parte degli organismi a ciò preposti, a cominciare dalla Consob e poi chiarire bene al personale tutti gli aspetti legati ai titoli da vendere. Per quanto riguarda la vendita delle obbligazioni sarebbe giusto che, nel prospetto di vendita, gli acquirenti trovassero evidenziata una frase tipo quella contenuta sulle sigarette: titolo che potrebbe comportare la perdita totale dell’importo versato”.
E il Governo che dovrebbe fare?
“Il Governo Renzi dovrebbe fin da subito fare abrogare dal Parlamento la disposizione imposta dall’Unione Europea denominata Bail In che colpirebbe  in caso di default non solo i clienti delle banche, ma anche i risparmiatori delle Poste Italiane”.
In Sicilia c’è Banca Nuova che fa parte del Gruppo  in crisi della Banca Popolare Vicentina: cosa si dice al riguardo?
“Appare  strano, e credo non solo a me, che il consiglio di amministrazione di Banca Nuova, espresso dalla gestione Zonin, non abbia rassegnato fin da subito le dimissioni favorendo un coerente ricambio in linea con i nuovi assetti della Vicentina. L’auspicio è che venga garantito a questa Banca. prevalentemente siciliana, un ruolo propulsivo per il rilancio dell’economia isolana, tenendo conto che da sedici anni non esiste un sistema creditizio regionale e ciò dopo l’acquisizione del Banco di Sicilia prima dalla Banca di Roma e dopo da Unicredit Group”.
In Sicilia quali sono in questo momento i principali temi per i vostri rappresentati?
“Sul piano strettamente regionale dobbiamo affrontare urgentemente il sistema bizzarro adottato dall’amministratore di Riscossione Sicilia spa, avvocato Antonio Fiumefreddo, che non solo non mantiene gli impegni contrattuali, a cominciare dalla mancata erogazione dei premi sul Vap e sul sistema incentivante, ma addirittura ha revocato avanzamenti di carriera conseguiti con notevoli sacrifici dai dipendenti. L’organizzazione è  inoltre impegnata per la salvaguardia occupazionale dei 75 lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia”.

C’è poi la questione del credito cooperativo.
“Il tema delle Banche di Credito Cooperativo è importante. Siamo fortemente preoccupati da ciò che sta succedendo in questo settore bancario: e siamo molto preoccupati delle porcate che si tanno verificando a causa di un regista che, per perseguire i propri fini, tenta di dividere le organizzazioni sindacali e, recentemente, grazie alla mania di protagonismo di qualche personaggio che si diletta a fare sindacato, è riuscito nel proprio intento. In ICCREA  (Istituto Centrale di Credito Cooperativo) si è arrivati al culmine di realizzare un accordo capestro per i lavoratori a firma First Cisl e Fisac Cgil  che subito dopo ha ricevuto la sconfessione da parte della Segreteria Generale della Fisac/Cgil”.

Ma chi è il regista di queste operazioni?

“Il regista a noi siciliani era noto. Nel mese di Giugno Marco Vernieri -capo delle relazioni sindacali dell’Istituto Centrale delle BCC- senza la presenza di esponenti della Federcasse Sicilia, ha condotto le trattative ad Alcamo. La prima parola che ha detto è stata: ‘Firmeremo l’accordo con chi ci sta’. Noi assieme a Fisac e Uilca abbiamo detto un chiaro no ad un accordo capestro. La porcata è stata realizzata lo stesso, perché la solita First Cisl ha firmato”.
Ma non è arrivato il momento di dare battaglia?
“Non lo escudo. Se il nostro leader – parlo del nostro leader nazionale, Lando Maria Sileoni – si dovesse rendere conto che i poteri forti vogliono massacrare i lavoratori del credito e ci chiamasse alla lotta risponderemo che i siciliani sono pronti per avviare una stagione di lotte”.

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