Bombe sulla Libia: a due passi da casa nostra…

Raid USA nei cieli di Sirte. A 400 km dalle coste siciliane. L’Italia non è ancora ufficialmente coinvolta, ma non si esclude una partecipazione diretta né l’utilizzo della base di Sigonella. La Sicilia ancora una volta sarebbe esposta. Per non parlare della questione migranti…

Sono iniziati ieri i primi raid Usa contro lo Stato Islamico in Libia. Il consiglio presidenziale libico avrebbe  ufficialmente chiesto al presidente americano Barack Obama interventi chirurgici dall’alto per eliminare le sacche di resistenza a Sirte,  la città nel cuore del Golfo che si affaccia sul Mar Mediterraneo, 400 km dalle coste siciliane. 

Lo strike, secondo quanto confermato da Peter Cook, portavoce del Pentagono, , “è solo l’inizio” di una campagna aerea “dagli obiettivi selezionati ” che potrebbe durare giorni o settimane”. E presto l’Italia potrebbe essere coinvolta a pieno titolo: “La prossima volta la richiesta di Tripoli potrebbe essere fatta direttamente all’Italia ovvero l’Italia potrebbe essere chiamata a svolgere un ruolo” dicono fonti del Governo.

Che significa? Innanzitutto che i caccia USA  potrebbero levarsi in volo dalle piste di Sigonella o di Aviano (ieri lo hanno fatto da una portarei).  Ma significa anche che non è da escludere il coinvolgimento operativo di caccia italiani.

Va da sé che se così fosse, la Sicilia sarebbe particolarmente esposta a ritorsioni. Per non parlare della questione migranti: dalla Libia partono le migliaia di disperati che arrivano in Sicilia. E sulle coste libiche sono i campi dove centinaia di migliaia di profughi aspettano di imbarcarsi.

Cosa faranno se i bombardamenti si intensificheranno? Nuove pesanti ondate migratorie in risposta alle bombe occidentali?

Anche in questo caso ad essere esposta sarebbe sempre la Sicilia.

Va da sé pure che la guerra è nominalmente per combattere il terrorismo, ma dietro ci sono le solite compagnie petrolifere di tutto il mondo.

Va ricordato anche che ormai è ufficiale che se la Libia è nel caos è tutta colpa dell’Occidente, della Francia e della Gran Bretagna  in particolare che volevano sbarazzarsi di Gheddafi e mettere le mani sulle risorse di quel Paese.

Lo stesso  Barak Obama lo ha ammesso: “Appoggiare l’intervento Nato del 2011 in Libia fu un errore” ha detto il presidente USA. E ancora. “Pensavo che gli europei, Gran Bretagna e Francia, allora guidata da Nikolas Sarkozy avrebbero fatto di più. Invece Cameron «fu distratto» da altre cose e Sarkozy fu sconfitto alle presidenziali l’anno dopo. «E ora – è l’amara conclusione di Obama – la Libia è a mess, una confusione totale”.

 

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