Bufera Girgenti Acque, il Prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, trasferito “ad altro incarico”
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Bufera Girgenti Acque, il Prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, trasferito “ad altro incarico”


Time Sicilia

Così avrebbe deciso il Ministro degli Interni, Marco Minniti. Quella del prefetto di Agrigento è la prima testa che cade dopo che è esplosa la bufera giudiziaria sul Girgenti Acque, la società che gestisce il servizio idrico il 27 Comuni della provincia di Agrigento. Segnale di discontinuità imposto alla politica, tanto per cambiare, dalla magistratura. La testimonianza di Salvatore Petrotto

Cade la prima testa eccellente a seguito della mega inchiesta giudiziaria, ancora in corso, presso la Procura della Repubblica di Agrigento che riguarda Girgenti Acque, la società di gestione del servizio idrico integrato in 27 Comuni dell’Agrigentino.

Il prefetto di Agrigento, il pugliese Nicola Diomede, raggiunto assieme ad altri 72 indagati da un avviso di garanzia per associazione per delinquere, truffa, corruzione, riciclaggio e inquinamento ambientale ed i cui uffici della Prefettura sono stati oggetto di perquisizione, sarà trasferito oggi, dal Consiglio dei Ministri, ad altra sede ed ad altro incarico, su proposta del Ministro dell’Interno, Marco Minniti.

Una tra le più gravi vicende giudiziarie che lo riguardano, nello specifico, risale all’agosto 2015, allorquando non applicò, a carico dell’imprenditore agrigentino, Marco Campione, presidente, azionista di maggioranza e legale rappresentante di Girgenti Acque, una misura di prevenzione sollecitata dalla Questura di Agrigento e dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo.

Tale draconiana e drastica misura antimafia prevedeva la confisca di tutte le società riconducibili al Campione, compresa ovviamente Girgenti Acque.

I magistrati palermitani e la Questura di Agrigento avevano invitato il Prefetto ad adottare tale provvedimento di confisca, a seguito delle deposizioni del pentito di mafia, il racalmutese Maurizio Di Gati, il quale aveva dichiarato che Campione era un imprenditore vicino a Cosa Nostra.

Ma c’era di più, in quel carteggio, inviato al Prefetto di Agrigento, e che riguardava la delicata situazione in cui versava e versa ancora Girgenti Acque. Ad un’azienda napoletana che deteneva, sino al 2013, il 33% del capitale azionario della società, era stato negato il certificato antimafia. Tra l’altro, il manager di questa impresa piuttosto ‘chiacchierato’, che è un commercialista, ricopre ancora oggi un incarico nelle società di Marco Campione.

C’erano allora e ci sono ancora oggi, come ben si può capire, tutti gli estremi per procedere quindi alla confisca ed all’affidamento in amministrazione giudiziaria di Girgenti Acque e delle società ad essa collegate; alla stregua di tutte quante le altre aziende agrigentine colpite in questi anni da analoghe misure antimafia.

Ma Nicola Diomede, in quella circostanza, ha stranamente omesso di adottare i provvedimenti di sua competenza.

Ad onor del vero, dobbiamo ricordare che Diomede, in servizio quale funzionario presso la Prefettura agrigentina da più di vent’anni, all’epoca di questi fatti, era il dicembre del 2013, era stato nominato Prefetto di Agrigento da poco, su proposta del ministro Angelino Alfano, dopo avere ricoperto l’incarico di capo della sua segreteria.

A valutare la complessa situazione relativa alle infiltrazioni mafiose dentro Girgenti Acque avrebbe dovuto essere anche il predecessore di Nicola Diomede, ossia l’attuale prefetto di Messina, Francesca Ferrandino, in servizio ad Agrigento sino all’estate del 2013.

Ma anche su queste vicende devo precisare che, già a partire dal 2009, il sottoscritto ebbe modo di fare presente questa delicata situazione, quando ricoprivo la carica di sindaco di Racalmuto all’allora prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione, attuale direttore dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, anch’egli nominato dal ministro agrigentino Angelino Alfano.

E dire che un Procuratore della Repubblica, a quei tempi, mi aveva avvertito, dicendomi che se si ha il coraggio o l’incoscienza di intromettersi in cose del genere, chi tocca i fili muore!

Ma io sono, per mia fortuna, ancora vivo e vegeto!

Purtroppo allora i tempi non erano maturi e l’unico risultato che ottenni fu quello di essere stato fatto fuori un paio di anni dopo, con tanto di pretestuoso e strumentale scioglimento del comune di Racalmuto, per delle inesistenti infiltrazioni mafiose.

Ad effettuare l’ispezione che portò allo scioglimento del Consiglio comunale di Racalumuto, attraverso una pretestuosa e strumentale ispezione antimafia, chissà perché, fu proprio lui, il Diomede, adesso pesantemente inquisito e trasferito d’urgenza, dal ministro dell’Interno Minniti, probabilmente per evitare che possa inquinare le prove a suo carico.

Ed è stato sempre lui, Nicola Diomede che, nel 2012, ha visto la mafia dove non c’era, e cioè nel Comune da me amministrato; guarda caso dopo che avevo denunciato, a febbraio del 2011, alla Procura della Repubblica di Agrigento Girgenti Acque, per tutta quella serie di illegalità che stanno emergendo in questi giorni.

Ma nel 2013, sempre Diomede, non ha visto tanti problemi dove c’erano, e cioè dentro Girgenti Acque, cose che io, e soltanto io, avevo denunciato in sede penale e civile.

Non sappiamo se, a mo’ di ricompensa, dopo l’ingiusto scioglimento del mio Comune, l’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano, se lo portò prima nella sua segreteria politica romana, poi lo trasferì a Salemi, quale capo della terna dei commissari che sostituirono Vittorio Sgarbi, il cui Comune fu sciolto anch’esso per mafia, lo stesso giorno in cui è stato sciolto Racalmuto.

Dulcis in fundo, lo fa nominare Prefetto di Agrigento, proprio nella zona dove opera Girgenti Acque, ma anche per occuparsi di gestione dei rifiuti, immigrati, beni confiscati, e di tanto altro ancora.

A beneficio di qualche smemorato, ricordiamo in questa circostanza che, lo scioglimento del Comune di Salemi, stando a quanto sostiene lo stesso attuale assessore Regione ai Beni Culturali delle Regione siciliana, Vittorio Sgarbi, è riconducibile alla sua denuncia contro la mafia dell’eolico.

Dunque, dobbiamo concludere che in Sicilia, per lo meno fino a qualche anno fa, chi denunciava la mafia dell’acqua e dei rifiuti come me, o chi denuncia la mafia dell’eolico, come ha fatto Sgarbi, chi denunciava in altri termini la mafia vera cioè, veniva inquisito per mafia ed i Comuni irregolarmente ed illegittimamente sciolti.

Ma quando una Procura Distrettuale Antimafia, come quella di Palermo, ed una Questura, come quella di Agrigento, provavano, carte e documenti alla mano, che dentro Girgenti Acque c’era una società priva di certificazione antimafia, che deteneva il 33 % di capitali azionari e chiedevano la confisca di detta società, il prefetto Diomede, testé trasferito d’urgenza per queste sue gravissime condotte, che a parere della Procura della Repubblica di Agrigento sono considerate penalmente rilevanti, faceva finta di niente, tirava dritto ed ometteva di fare il suo dovere istituzionale.

Due pesi e due misure.

Se si trattava di sciogliere i Comuni amministrati da due sindaci rompiscatole come me e Vittorio Sgarbi, che avevamo avuto l’ardire di denunciare, come detto più volte, la mafia dell’acqua, dei rifiuti o dell’eolico, il Diomede invece vedeva e scriveva ciò che era solo nella sua mente o nella mente di chi lo aveva spedito a Racalmuto od a Salemi.

In tal caso, mi riferisco ai suoi mandanti, ossia all’allora ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, in rapporti con l’allora presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, sotto inchiesta per mafia a Caltanissetta. Ed a seguire dobbiamo aggiungere, ovviamente, il suo successore, il ministro agrigentino Angelino Alfano, il cui padre è sotto inchiesta assieme al nostro ‘distratto’ Prefetto, adesso trasferito verso una quanto mai ignota destinazione.

Dovrà forse iniziare a fare i conti e giustificare, con non poche difficoltà, la correttezza del suo operato, assieme a quello degli oltre 70 suoi colleghi di sventura. Tutti personaggi per i quali la Procura della Repubblica di Agrigento ipotizza reati quali l’associazione a delinquere, l’inquinamento ambientale, appalti illeciti, truffe del valore di almeno 30 milioni di euro l’anno, voto di scambio ed a quant’altro.

Va da sé che si tratta di fatti che, adesso, dovranno essere verificati. L’inchiesta è all’inizio e bisognerà attendere gli sviluppi. Le ipotesi raccontano comunque di una miriade di reati perpetrati dal 2007 ad oggi, ai danni dei cittadini e delle imprese agrigentine. Tutti soggetti costretti a pagare l’acqua, quella poca che, più o meno inquinata, scorre dai rubinetti, a peso d’oro: almeno il triplo della media nazionale!

In questa vicenda, oltre all’ormai ex Prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, sono coinvolti parlamentari nazionali e regionali, due ex presidenti di Regione, due ex presidenti di Provincia, dal presidente dell’A.G.C.M. (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), da un ex presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa, un direttore dell’Agenzia delle Entrate, un direttore dell’INPS, 5 sottoufficiali delle forze dell’Ordine, alcuni ex sindaci e tanti e tanti dirigenti e responsabili di enti pubblici e di società private, etc. etc. etc.

19 gennaio 2018

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TimeSicilia


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