Buona scuola? Anche un insegnante palermitana disabile deportata al Nord

Suscita scalpore il caso di una docente palermitana della scuola primaria, affetta da sclerosi multipla e invalida al 100% deportata a Bologna e poi ‘trasferita’ a Roma. La denuncia dell’Anief

“Non trova soluzione la vicenda dei docenti, in larga parte del Sud Italia, danneggiati dall’amministrazione che ha collocato questi ultimi, quasi sempre per mero errore di calcolo del punteggio o materiale, a centinaia e centinaia di chilometri da casa: preso atto dell’errore, il Ministero ha tuttavia inspiegabilmente deciso che non fosse più possibile decretare il corretto trasferimento dei docenti”.

L’ennesima denuncia del caos determinato con la riforma della scuola, arriva dall’Anief che racconta di un caso incredibile:

“Suscita scalpore il caso di una docente palermitana della scuola primaria, affetta da sclerosi multipla e invalida al 100%, nonché costretta alla sedia a rotelle: la donna, che ovviamente rientra nelle tutele e precedenze previste dal comma 3 dell’articolo 3 della Legge 104/92, è stata assunta con la Buona Scuola e ha presentato la domanda di trasferimento accludendo tutta la documentazione medica e le certificazioni che ne attestano l’avvalersi della legge 104, come spiega il legale Chiara Sciacca “non si comprende, tuttavia, per quale motivo il sistema telematico del Miur l’abbia collocata in un ambito territoriale di Bologna. La situazione è diventata paradossale, però, nel momento in cui la docente ha presentato il tentativo di conciliazione: non solo non le è stata riconosciuta l’invalidità ma, per di più, il trasferimento non è avvenuto a Palermo ma nella capitale”. 

“A quel punto – continua il legale Anief – la docente, bisognosa di cure mediche continue, è stata costretta a espletare la presa di servizio il 1° settembre scorso, con tutte le difficoltà immaginabili legate al trasporto e tutto il resto. Quel che non si comprende proprio è, non solo, il motivo per cui non le è stata riconosciuta la precedenza iniziale ma anche, e soprattutto, perché le sia stato negato per la seconda volta in poche settimane, in sede di conciliazione, un suo diritto sacrosanto. Ora, il Miur lo dovrà spiegare al giudice”.

“Siamo di fronte a delle evidenti ingiustizie attuate nei confronti di insegnanti che, nella maggior parte dei casi, potevano rimanere tranquillamente nelle loro province se solo il Miur ci avesse dato retta, attuando un monitoraggio nazionale. – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale CisalTramite- Sarebbe emerso che vi sono decine di migliaia di posti, oggi destinati a supplenze al 30 giugno dell’anno successivo che, in realtà, sono privi di titolare e quindi assegnabili per mobilità e immissioni in ruolo, anche da graduatoria d’Istituto”.

“È chiaro che il nostro sindacato, la cui mission rimane sempre e comunque la tutela dei diritti dei lavoratori, non può tollerare quanto sta avvenendo a seguito degli errori sulla mobilità. Appurata l’intenzione del Miur di non voler risolvere la situazione in modo radicale ma solo di creare buco in quello già esistente, siamo convinti che la strada da intraprendere non può che essere quella del tribunale: questi giudici, tra l’altro, hanno mostrato sensibilità verso lo spostamento coatto da una regione all’altra, attuato senza tenere conto delle esigenze personali e familiari dei docenti, decidendo per il ritorno d’ufficio sulla provincia di appartenenza. In presenza di errori e danneggiamenti palesi – conclude Pacifico – possiamo ritenerci quindi ottimisti sul buon esito della vertenza”.

Anief ricorda che sono ancora aperte le adesioni al ricorso per chiedere al giudice del lavoro di porre rimedio ai danni causati dall’algoritmo impazzito. Il ricorso è aperto a tutti coloro che possono reclamare la mancata assegnazione all’ambito/sede richiesta, andata invece a docenti della stessa fase con meno punti e senza diritto di precedenza. Per ricorrere, inoltre, la conciliazione deve avere avuto esito negativo o non si deve essere svolta. Non è possibile, invece, ricorrere nel caso in cui sia stata accettata la proposta conciliativa dell’ufficio scolastico territoriale coincidente con l’ambito inizialmente negato.

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