Il caso/ In Sicilia il Direttore della Centrale Unica di Committenza lavora solo due giorni alla settimana
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Il caso/ In Sicilia il Direttore della Centrale Unica di Committenza lavora solo due giorni alla settimana


Time Sicilia

Il mondo degli appalti pubblici è di per sé complicato. E in Sicilia lo diventa ancora di più a causa di una politica disattenta. Basti pensare alla figura del Direttore della Centrale Unica di Committenza che lavora solo due giorni alla settimana. E c’è di più…  

di Claudia Mannino

In Sicilia l’individuazione della figura del Direttore della Centrale Unica di Committenza non è avvenuta attraverso l’assegnazione di un incarico a tempo indeterminato, ma con un incarico di comando per la durata di due anni. Non solo. L’impegno lavorativo che assicura è di soli due giorni alla settimana: una presenza che, con tutta evidenza, non può certo bastare.

Il tema è complesso. Riguarda la nuova disciplina sugli appalti pubblici e concessioni. Con la quale sono arrivate anche le nuove regole su ruolo e funzioni del Responsabile Unico del Procedimento (RUP) che sono state completata con la pubblicazione in Gazzetta della delibera ANAC (Autorità nazionale Anticorruzione) n. 1096 del 26 ottobre 2016 recante “Linee guida n. 3, di attuazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recanti nomina, ruolo e compiti del Responsabile Unico del Procedimento per l’affidamento di appalti e concessioni“.

Chi opera nel mondo degli appalti sa bene quanto sia importante la figura del RUP per l’affidamento di un appalto. Figura i cui compiti e professionalità sono stati dettagliati puntualmente dall’art. 31 del Codice e dalle Linee guida n. 3 dell’ANAC, che prevedono tra le altre cose che il RUP vigili sullo svolgimento delle fasi di progettazione, affidamento ed esecuzione di ogni singolo intervento e provveda a creare le condizioni affinché il processo realizzativo risulti condotto in modo unitario in relazione ai tempi e ai costi preventivati, alla qualità richiesta, alla manutenzione programmata, alla sicurezza e alla salute dei lavoratori e in conformità a qualsiasi altra disposizione di legge in materia.

Si tratta, dunque, di un ruolo molto complesso e particolarmente delicato che richiede il possesso di adeguati requisiti tecnico-professionali in relazione ai compiti per i quali è nominato e i quali l’ANAC ha previsto delle soglie precise.

Ma queste linee guida, che nascono appunto come una sorta di manuale di dettaglio per meglio interpretare le norme del Codice e per fornire supporto alle amministrazioni ed alle imprese, non appaiono, in alcuni passaggi, molto chiare e non riescono ad offrire una guida adeguata agli addetti ai lavori, in particolar modo alle stazioni appaltanti.

Per quanto riguarda la nomina del RUP, infatti, le linee guida stabiliscono che “Il ruolo di RUP è, di regola, incompatibile con le funzioni di commissario di gara e di presidente della commissione giudicatrice (art. 77, comma 4 del Codice), ferme restando le acquisizioni giurisprudenziali in materia di possibile coincidenza“. Una disposizione che di fatto non precisa in maniera efficace il ruolo del RUP rispetto alle funzioni di commissario di gara e di presidente, e che non fa che rimettere alla discrezionalità delle amministrazioni ed alle decisioni della giurisprudenza la questione della compatibilità tra i suddetti ruoli, incompatibilità che, in buona sostanza, non viene ammessa ma nemmeno completamente esclusa.

Anche sui requisiti di professionalità del RUP per appalti di servizi e forniture e concessioni di servizi, riscontriamo alcune anomalie. Secondo l’ANAC, infatti, i diplomi non tecnici (ovvero quelli rilasciati da licei classici o scientifici) non sarebbero in grado di dare una qualificazione adeguata per procedere agli acquisti sotto soglia. Quello che non si comprende, più in generale, è la motivazione per cui il RUP addetto a procedure di acquisizione di beni o servizi debba necessariamente possedere un diploma tecnico oppure la laurea. Pensiamo che tale limitazione possa creare non poche difficoltà nella gestione degli acquisti di beni e servizi, soprattutto per i Comuni di piccole dimensioni che potrebbero non avere in organico professionalità in linea con i requisiti fissati da ANAC.

A tal proposito, sottolineiamo che, in questa “ fin troppo lunga” fase di adattamento alle nuove regole dettate dal Codice dei contratti e dalle linee guida ANAC, molto dell’impegno dovrà essere assicurato da parte della pubblica amministrazione per:

  • gestire adeguatamente gli acquisti di beni e servizi (nella speranza che vengano raggiunti gli obiettivi);
  • disporre di personale con esperienza ed altamente qualificato per ciascuna singola materia;
  • favorire una formazione continua dei dipendenti che operano negli uffici tecnici delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza al fine di valorizzarne (ad un costo più che contenuto) il profilo e l’operato ed evitando, così, il continuo, dispendioso e spesso non giustificato ricorso a professionalità (operative e di vertice) esterne alla Pubblica Amministrazione.

E’ tuttavia opportuno non dimenticare che il settore degli appalti pubblici – ora più che mai caratterizzato da un elevato livello di specialità – richiede sempre più la presenza di veri e propri professionisti che siano in grado, da un lato, di interpretare al meglio il contenuto delle nuove disposizioni normative, nazionali e comunitarie e, dall’altro, di adoperare in maniera consapevole ed adeguata tutti gli strumenti, soprattutto di carattere innovativo, che vengono messi a disposizione per il miglioramento di ciascuna fase per l’affidamento di un appalto o di una concessione (in particolare, con riferimento alle fasi relative alla programmazione ed alla progettazione, ormai centrali e decisive ai fini del buon esito del progetto dal punto di vista tecnico ed economico).

Il “caso” della Regione Sicilia

Infine, riteniamo che le figure di vertice, di carattere dirigenziale, delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza debbano, sempre e comunque, assicurare una effettiva continuità nell’attività lavorativa svolta, in termini di tempo e qualità. Spesso, purtroppo, ci troviamo di fronte ad una realtà ben diversa: in Regione Sicilia, per esempio, l’individuazione del Direttore della Centrale Unica di Committenza (CUC) non è avvenuta attraverso l’assegnazione di un incarico a tempo indeterminato, ma con un incarico di comando (per la durata di due anni), con un impegno lavorativo di soli due giorni alla settimana (che, con tutta evidenza, non può non apparire insufficiente in relazione al ruolo di responsabilità ricoperto).

Si tratta di una disponibilità che a nostro avviso non può garantire il pieno e regolare espletamento di tutte le attività e delle peculiari funzioni del servizio né, tantomeno, il raggiungimento degli obiettivi fissati. Un incarico dirigenziale di questo tipo non dovrebbe essere svolto ad intermittenza e, soprattutto, non dovrebbe essere considerato come un ruolo marginale e secondario rispetto ad altri ruoli di vertice.

Inoltre, alla luce dell’aggregazione e centralizzazione delle committenze (così come stabilito dagli articoli 37 e 38 del nuovo Codice), il lavoro delle centrali uniche di committenza regionali si è ulteriormente appesantito e c’è l’esigenza di garantire sempre più la legalità e la trasparenza in un settore come quello degli appalti che in Sicilia, come in altre regioni, è oggetto fenomeni corruttivi e di continue vicende giudiziarie.

Infine, tale ruolo apicale in Sicilia è, a nostro avviso, ulteriormente aggravato dalla circostanza per cui lo stesso dirigente della Centrale Unica di Committenza, in ruolo presso la ASP n. 6 di Palermo, è contemporaneamente (sicuramente grazie alle competenze maturate) RUP di diverse procedure di gara (che nel solo 2016 hanno superato un valore di oltre 450 milioni di Euro).

Per far sì che venga assicurata un’effettiva capacità di programmazione e progettazione, nonché di affidamento e di verifica sull’esecuzione e sul controllo per ciascuna procedura è, pertanto, indispensabile che le centrali di committenza si dotino di strutture organizzative stabili e di un adeguato sistema di formazione e aggiornamento del personale; crediamo che per favorire un migliore e più corretto funzionamento della cosa pubblica si debba procedere in questa direzione!

19 gennaio 2017

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TimeSicilia


ONE COMMENT ON THIS POST To “Il caso/ In Sicilia il Direttore della Centrale Unica di Committenza lavora solo due giorni alla settimana”

  1. Carlo ha detto:

    Cara autrice adesso lei è contenta del modo in cui è organizzata la Cuc ?
    Perché non fa un bell’articolo ? Non le interessa più la questione ?

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