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Catalogna, nuovo diktat di Madrid: no al referendum per l’indipendenza


Time Sicilia

Il premier conservatore spagnolo Mariano Rajoy ha detto questa mattina a Madrid che il referendum sull’indipendenza della Catalogna annunciato per il primo ottobre dal presidente  catalano Carles Puigdemont “non si farà”. “Dico a tutti: potete stare tranquilli, il governo sa perfettamente che cosa deve fare” ha detto ai cronisti nella sede del Congresso dei deputati.
La consultazione non è stata ancora formalmente convocata, molto probabilmente per evitare il ricorso da parte del premier Rajoy alla Corte costituzionale, che potrebbe bloccare l’iniziativa, come è già successo in passato.

Di fatto, ancora una volta, all’orizzonte si profila un braccio di ferro. In un’intervista a La Repubblica, Puigdemont ha detto a chiare lettere che i catalani non si fermeranno: “Il referendum si farà, Rajoy non invierà la polizia. Se vincerà il Sì si inaugurerà una fase di transizione che ci porterà fino alla nuova Costituzione”.

In un’intervista con Formiche.net, Luca Bellizzi, delegato della Generalitat catalana (il Parlamento di Barcellona) in Italia, spiega la situazione parlando del disegno di legge sul referendum:
“Se il progetto di legge diventerà legge, le dichiarazioni del governo catalano diventeranno procedura legale. E l’indipendenza della regione potrebbe essere alle porte, se così il popolo lo vorrà. Il punto numero uno del progetto di legge spiega il contesto legale per l’autodeterminazione della Catalogna e dà al referendum un valore legale, effettivo e vincolante”.

Un referendum che non prevede quorum, per evitare l’astensione: “Gli elettori devono sapere che le conseguenze sono vincolanti. La proposta prevede che nei due giorni successivi all’annuncio dei risultati, in caso di vittoria del Sì, la Catalogna potrà attivare la dichiarazione d’indipendenza dalla Spagna”.

Nonostante la Costituzione spagnola vieti la divisibilità dello Stato, Bellizzi ricorda che “la Spagna ha firmato la Carta delle Nazioni Unite nel 1976, entrando a fare parte dello status dell’autodeterminazione dei popoli, per cui i catalani hanno questo diritto”.

Il movimento separatista catalano- ricorda Bellizzi- è trasversale, non è legato a un unico partito. Contrari all’addio di barcellona e Madrid sono il Partito Popolare e Ciudadanos, “altri partiti di destra e di sinistra promuovono il referendum per l’indipendenza della Catalogna. Grande incognita invece per il voto del Partito Socialista Operaio Spagnolo e Podemos”.

12 luglio 2017

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