Catalogna indipendente, ma con l’euro. Una contraddizione?
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Catalogna indipendente, ma con l’euro. Una contraddizione?


Antonella Sferrazza

Non è l’unica regione europea scossa dal vento dell’indipendentismo a non avere dichiarato guerra all’euro. L’esempio più famoso è quello della Scozia che pur avendo sfiorato il successo al referendum  sulla secessione da Londra, non ha mai messo in dubbio la sua adesione all’Ue e al suo sistema monetario. Tanto da avere minacciato un nuovo referendum quando la Gran Bretagna ha deciso di uscire di dire addio a Bruxelles.

Ma se in Scozia per ora tutto tace nonostante la strada della Brexit sia già segnata, la questione catalana campeggia su tutti i giornali del mondo. Sappiamo, infatti, che dopo l’approvazione della legge che porterà dritto al referendum per l’indipendenza previsto per il primo di Ottobre, i rapporti con Madrid sono pericolosamente tesi. Il governo centrale minaccia di fare arrestare tutti: dal governatore catalano, Carle Puigdemont, ai 700 sindaci schierati in favore dell’indipendenza e del referendum.

La situazione è delicatissima e potrebbe sfociare in azioni eclatanti da un lato e dall’altro. I catalani non rinunceranno al loro diritto di scegliere il futuro che vogliono. Dall’altro lato, il Governo spagnolo guidato dal conservatore Rajoy continua a mostrare il pugno duro. Si troverà un accordo? L’unica speranza è data dal fatto che Rajoy non ha più una maggioranza ferrea nel Parlamento di Madrid e che ogni sua decisione deve fare i conti con gli altri partiti. Tant’è che, come vi abbiamo detto qui, i giornali catalani hanno definito il 2017 come l’anno del Parlamento. Partiti come Podemos, in buona sostanza, potrebbero spingere per una soluzione democratica. E già hanno detto chiaramente che vietare le urne ai catalani è una decisione illiberale.

Vedremo come andrà nei prossimi giorni.

In attesa degli eventi, come accennato all’inizio, è la questione euro ad alimentare il dibattito in alcuni ambienti dell’indipendentismo e della sinistra sovranista di casa nostra. La domanda di fondo è una: che libertà è quella agognata dalla Catalogna che sogna un divorzio da Madrid restando nella ragnatela dell’euro? Non è forse l’euro l’emblema di quel potere del capitalismo finanziario che ha divorato democrazie, diritti dei lavoratori e garanzie sociali? Non è forse per colpa dell’euro se il Governo di Madrid ha imposto lacrime e sangue per tutti?

A dare il la al dibattito è Moreno Pasquinelli, da anni promotore instancabile di iniziative dedicate al tema NO EURO e uno dei leader della Confederazione per la Liberazione Nazionale, un insieme di movimenti cosiddetti ‘sovranisti’ che si propongono di liberare l’Italia dalla dittatura della finanza globale e di ricostruire un cartello di sinistra (vera) anti liberista sul modello del movimento del francese Jean-Luc Mélenchon (che alle ultime presidenziali, si è piazzato ben avanti al Partito socialista: 19% contro il 6%).

Da questo breve ritratto si intuisce bene come per la CLN non c’è libertà che possa arrivare con l’euro o dall’euro. Per Pasquinelli a spingere per l’indipendenza è la borghesia catalana destrorsa: ” E’ forse nell’interesse del popolo lavoratore catalano passare dalla padella alla brace? E’ forse nell’interesse degli altri popoli di Spagna? Ed è forse funzionale, la secessione catalana, alla battaglia democratica contro l’Unione europea? La risposta è per noi evidente: assolutamente no” scrive su sollevazioneblogspot.it. 

Pur condividendo l’analisi sull’euro di Pasquinelli, non possiamo non notare che a sostegno dell’indipendenza catalana c’è uno schieramento trasversale. Che include la CUP, ad esempio, Candidatura d’unitat popular, partito di sinistra ‘estrema’ che appoggia l’attuale governo catalano.  Che magari non è fan dell’euro ma che certamente si batte per l’indipendenza. Non si può dire lo stesso di altri partiti di sinistra non presenti in Parlamento come Cataluña en Comu, secondo cui,  “l’indipendenza senza sovranità economica è una finzione”.

Qualche mese fa a Palermo abbiamo avuto il piacere di intervistare Jaume Fores Llasat, politico di Esquerra Republicana di Catalunya, partito indipendentista catalano di ispirazione social democratica e nella maggioranza del governo di Barcellona.

Al quale abbiamo sottoposto la questione e ci ha risposto così: “Non ci piace questa Unione europea dell’austerity, ma siamo europeisti. Lo stesso vale per l’euro. Quindi crediamo al progetto originario dell’Ue. Non solo. Noi contiamo sulla comunità internazionale per il riconoscimento della volontà popolare catalana”.

Recentemente, sempre a Palermo, abbiamo incontrato anche Anna Gabriel, leader della CUP, che sul tema è stata chiarissima:“L’Ue non può diventare democratica, perché non lo è nella sua struttura e nella sua ragione d’essere. Non c’è nessuna possibilità di recuperare il controllo democratico delle risorse dei singoli popoli finché ci sarà l’Ue”. Ma sull’adesione all’Ue aggiunge:” Il punto fondamentale è che noi siamo per la sovranità popolare, questo significa che non sarà il partito a decidere ma i cittadini catalani. Noi vogliamo il referendum per l’indipendenza e vogliamo un referendum sull’adesione all’Ue. Dare voce al popolo e lasciarlo scegliere, questa è la sovranità popolare”.

Oggi abbiamo rivolto la domanda a Mario Di Mauro, fondatore di TerraeLiberazione, movimento indipendentista siciliano decisamente di sinistra. Certamente più vicino alla CUP che ad altri schieramenti indipendentisti catalani che, come detto, sono variegati: di destra, di sinistra, di centro (ed è proprio qui che sta la forza della causa indipendentista catalana).

Di Mauro, anche lui molto critico nei confronti del sistema euro, dice: “La Banca sovrana della Catalunya sarà potente, perché l’economia catalana è potente. Negozieranno con l’UE di tutto e di più, ma al momento la moneta non è la priorità. Ci sono idee diverse in merito, nel dibattito indipendentista: a prescindere è la politica monetaria, non la moneta in sé, l’oggetto della questione. Se vorranno una moneta sovrana se la faranno, ma non ora. Da notare l’endorsement tedesco, sottovoce, verso l’indipendenza catalana: si gioca una partita strategica che va ben al di là della questione catalana”.

“In sintesi, l’euro non è una priorità. La polizia semmai lo è: i Mossos d’Esquadra- la polizia catalana-  è stata militarizzata  e inquadrata nel movimento indipendentista. La Previdenza -pensioni ecc.- è già sganciata; gli stipendi pubblici anche. Il porto di Barcellona non prende ordini da Madrid, le Università neanche”.

Insomma, per Di Mauro il processo indipendentista catalano è partito da altre priorità. Per quanto riguarda la borghesia ‘catalana’ che starebbe dietro al processo indipendentista, Di Mauro la pensa in maniera diametralmente opposto a Pasquinelli:

“La borghesia parassitaria di Barcellona è spagnolista: basta leggere i dati elettorali quartiere per quartiere. Nei quartieri più ricchi prevale il blocco conservatore e centralista . E’ il nemico interno, altro che motore  del movimento indipendentista. L’indipendentismo catalano ha basi popolari e proletarie”.
Sul pugno duro di Madrid,  è caustico: “Madrid ha già perso. Resta da vedere se la società di Catalunya si spacca o no: gli spagnolisti hanno una forza inerziale ben sostenuta dalla violenza centralista”.

Il dibattito, ovviamente,  non si esaurisce qui. Sappiamo che anche nel mondo indipendentista siciliano  ci sono posizioni diverse rispetto all’euro e ai rapporti con l’Ue. Al momento ci siamo limitati alla Catalogna per ovvie ragioni: il referendum è vicino, il movimento indipendentista catalano, inteso come l’insieme di  partiti di diverso colore, ma uniti dalla causa separatista,  ha superato da tempo divisioni e personalismi tanto da fare tremare Madrid.

In Sicilia parliamo ancora di atomi e di scissioni atomiche. O di monadi senza finestre, se preferite.

Se volete partecipare a questo dibattito o segnalarci posizione in merito scriveteci a questo indirizzo: timesicilia@gmail.com

 

16 settembre 2017

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AntonellaSferrazza


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