Catalogna: una via slovena per l’indipendenza? Intanto, mentre qualche impresa se ne va, molte restano…
Esteri, Primo Piano

Catalogna: una via slovena per l’indipendenza? Intanto, mentre qualche impresa se ne va, molte restano…


Time Sicilia

“Arrivati a questo momento storico, come presidente della Generalitat [il governo catalano], assumo, nel presentare i risultati del referendum di fronte a tutti voi e ai nostri cittadini, il mandato per far sì che il popolo della Catalogna diventi uno stato indipendente sotto forma di Repubblica. Questo è quello che facciamo oggi con la massima solennità, per responsabilità e rispetto. E con la stessa solennità, il governo e io stesso proponiamo che il Parlamento sospenda gli effetti della dichiarazione d’indipendenza di modo che nelle prossime settimane possa iniziare un dialogo senza il quale non è possibile una soluzione condivisa”. Con queste parole, ieri sera, il presidente catalano Carles Puigdemont ha dichiarato l’indipendenza della Catalogna in un discorso molto atteso dal mondo intero. Una attenzione confermata dalla presenza di 938 giornalisti di 126 Paesi accorsi a Barcellona per seguire il suo discorso.

E’ una proclamazione di indipendenza?  Certamente sì, anche se potremmo definirla “in differita”, nel senso che il Governo catalano ne rimanda gli effetti legali nella speranza di un negoziato con Madrid cui si dovrebbe arrivare grazie ad una mediazione internazionale.  Secondo alcuni osservatori sarebbe “la via slovena” quella scelta dal governo catalano. Il riferimento è alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza proclamata – dopo referendum popolare- dalla Slovenia nel 1991. Anche in quel caso, venne “congelata” dalle autorità slovene in attesa di negoziati internazionali. Ebbene, dopo scontri iniziali con l’esercito jugoslavo e dopo una dura opposizione della comunità internazionale (sia gli USA che l’Europa giuravano che mai avrebbero riconosciuto uno Stato sloveno)  sia gli Stati Uniti che la Germania cambiarono idea e considerarono l’indipendenza inevitabile. Così fecero altri Stati europei ( la Slovenia è un Paese membro dell’UE dal 2004).

Ricordiamo che, oltre alla Svizzera, alla Finlandia, al Vaticano e ad altri Paesi che si sono proposti come mediatori, ieri pomeriggio di questione catalana ha discusso anche il Comitato europeo delle Regione e la parola “dialogo” è stata la più gettonata (l’UE non ha comunque i poteri per interferire direttamente su affari interni di uno Stato, può solo agire per vie diplomatiche).

Una decisione che, però, ha lasciato l’amaro in bocca alla CUP-Cup, Candidatura d’unitat popular, partito marxista e indipendentista, che ha accusato il governatore catalano di eccessiva morbidezza. Non a caso, i deputati della CUP sono stati gli unici tra quelli che appoggiano il governo a non applaudire il discorso di Puidgemont. Inoltre Anna Gabriel, leader della CUP (che abbiamo intervistato qualche mese fa) ha iniziato il suo intervento dicendo: “Oggi avremmo dovuto proclamare una Repubblica catalana. Forse abbiamo perso un’occasione per farlo”.

Resta la fermezza di Madrid che continua a mostrare i muscoli e che non ha digerito la presa di posizione dei catalani giudicandola una “implicita dichiarazione di secessione non accettabile”.  Stamattina si riunisce il Consiglio dei Ministri spagnolo che, secondo alcuni, potrebbe ricorrere all’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, in virtù del quale il governo centrale può prendere il controllo sulla Catalogna, sospendendo, di fatto, l’autonomia della Regione.

In quel caso, il governo catalano andrà avanti sulla strada dell’indipendenza, ha affermato il portavoce dell’esecutivo catalano Jordi Turull. “Se applicano il 155, vuole dire che non vogliono il dialogo, e sarà chiaro che dobbiamo essere coerenti con i nostri impegni”.

In attesa di conoscere la prossima mossa di Madrid, ci soffermiamo un attimo su uno degli aspetti economici della vicenda. Sappiamo che alcune banche e alcune imprese hanno lasciato la Catalogna e che certa stampa ha dato molto risalto a questa notizia. La tattica è sempre la stessa: non appena c’è una ribellione al sistema, si prova a diffondere il panico (pensate al dramma che doveva vivere la Gran Bretagna dopo la Brexit e che non c’è stato. stanno sicuramente meglio di noi).

Non funziona con i catalani che, nonostante la fuga di qualche banca e di qualche impresa, ricordano che:
– Nestlé invertirà 37M d’euros a Girona i afirma que la situació política no el preocupa

-Volkswagen escull el port de Tarragona com a gran centre logístic

– Zurich Assegurances escull Barcelona per establir un centre mundial de macrodades

– El gegant de les telecomunicacions coreà KT s’instal•larà a Barcelona

– Amazon adquiere parcela en El Prat para construir un gran centro logístico

– Barcelona será sede del Mobile World Congress hasta el 2023

– Easyjet abrirá en El Prat una base operativa tras cerrar la de Madrid

– Basf invertirà 21 milions d’euros a Catalunya

– HP invertirá más de 40 millones de euros en Cataluña en dos centros cloud

– Nintendo obre a Tarragona un centre logístic de 13.000 metres quadrats

– BWT invertirà 12 milions d’euros i crearà 100 llocs de treball a Sant Cugat

– Royal Caribbean Cruises obre la seva seu europea a Barcelona

– Ikea construirà a Valls (l’Alt Camp) la central de distribució dels seus productes per Internet per abastir tot l’estat espanyol, Portugal i el sud de França.

– Idilia Foods -companyia que integra marques com Cola Cao i Nocilla- ha començat la construcció del seu nou complex industrial a Parets del Vallès, que està previst que es posi en marxa el 2018.

– L’empresa agroquímica Arysta LifeScience instal•la a Barcelona la seva nova seu al sud d’Europa, la qual cosa ha suposat el tancament de les oficines que tenia a Sevilla.
— La multinacional alemana Boehringer Ingelheim creará mes de 200 llocs de treball amb una nova planta de producció aSant Cugat del Vallès (Barcelona), y que suposara una inversió de 100 millons d’
euros.

11 ottobre 2017

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TimeSicilia


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