Catania, Renzi: “Sicilia più bella delle Canarie, ma ha meno turisti”

Il premier ribadisce che non è ammissibile che le isole spagnole abbiano più turisti. Peccato che a Tenerife ci sia la fiscalità di vantaggio e i biglietti aerei…

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi interviene alla Festa Nazionale de L'Unità, Milano, 06 Settembre 2015. ANSA/FLAVIO LO SCALZO

Una Catania blindatissima ha accolto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, arrivato in città per la chiusura della Festa dell’Unità. Forze dell’ordine in assetto anti-sommossa delimitano la ‘zona rossa’ intorno a Villa Bellini per evitare che il corteo di protesta – insegnanti, precari, disoccupati studenti, no Muos, sindacati, sostenitori del No al referendum- partito alle 17 da piazza Principessa Iolanda al suon di “Cacciamo Renzi e tutta la cricca’ si avvicini troppo.

Tutti quelli che vogliono entrare nella Villa vengono perquisiti, divieto ad auto e mezzi pubblici fin da stamattina. “Un clima surreale” dice l’inviato di Sky, Andrea Bonini, “misure di sicurezza che non avevamo mai visto alla Festa dell’Unità”. Forse il timore di qualche ultras arrabbiato per la cancellazione della partita del Catania, ipotizza il giornalista in diretta Tv.

Più probabile che al PD non sfugga il malumore crescente di una Sicilia che ha subito più di un maltrattamento dal Governo nazionale: dalla deportazione degli insegnanti, ai tagli ai Comuni, fino agli accordi Stato- Regione che hanno lasciato sul lastrico una Sicilia che mantiene sempre il record di disoccupazione. Malumore che i Siciliani hanno già manifestato alle ultime amministrative che hanno segnato un netto arretramento di questo partito.

L’intervento di Renzi, inizialmente previsto per le 18.30 e poi anticipato alle 17, dopo una introduzione retorica e celebrativa di Enzo Napoli, segretario del PD etneo (secondo lui “il governo e il PD guardano al Sud come ad una risorsa”…), e di Fausto Raciti, segretario regionale (anche lui contento e felice, va tutto bene, tutto bello, “La Sicilia è la terra dell’accoglienza”, “la Festa è stato un successo”, etc…) è iniziato in realtà alle 17.40.

Il premier ha iniziato elogiando le bellezze della Sicilia: “Però i turisti qui sono solo un quinto di quelli delle Canarie che sono anche più brutte, senza offesa, non voglio creare un caso, ma è così” ha detto Renzi. 

La scoperta dell’acqua calda. Non una parola sulla mancanza di una politica dei trasporti adeguata che potrebbe convincere i turisti ad optare per un biglietto areo per la Sicilia invece che per le Canarie. Per non parlare della fiscalità di vantaggio che favorirebbe anche il turismo e che a Tenerife c’è, a Palermo no.

Renzi, come spesso accade, non si è addentrato nell’analisi: nessun accenno a misure concrete che potrebbero davvero far volare la Sicilia più in alto delle Canarie.

Ma tant’è.

Quindi i ricordi dolorosi legati alla mafia, i magistrati uccisi, i luoghi comuni “assurdi”, applausi, sventolio di bandiere. Insomma, è la loro festa.  Loro se la cantano e loro se la suonano.

Una nota di colore: dalla platea gli hanno urlato “bravo” anche quando ha detto che fino a ieri non aveva mai visto la Valle dei Templi. “No, non sono bravo, non puoi dirmi bravo se alla mia età non avevo ancora visto Agrigento” ha risposto Renzi. Della serie, qualche volta l’applauso parte a prescindere..

Sul piano politico il primo attacco è rivolto alla Lega: “C’è chi strumentalizza il lavoro dei servitori dello Stato, chi si permette di andare in giro con le magliette immaginando di rappresentare lui la polizia ma per sette anni hanno bloccato il contratto di quelle persone e noi lo abbiamo sbloccato e abbiamo riconosciuto con gli ottanta euro che sono servitori dello Stato, non di un partito. Tenetevi le vostre camicie verdi e lasciate le magliette della polizia a chi è degno di portarle”

Quindi il Movimento 5 Stelle: “Avevano detto che avrebbero fatto tutto in streaming, avranno esaurito la connessione”. “Noi la trasparenza la scriviamo nella Costituzione”. “Vi chiedo di non attaccare Virginia Raggi perché noi non siamo come loro”. “Noi le istituzioni le rispettiamo sempre non solo quando c’è uno dei nostri a governare”. E così via.

Non manca l’elenco delle cose di cui il PD va fiero: le unioni civili, la legge per i disabili: “Siate orgogliosi di quello che abbiamo fatto. Chi ha cercato di rovinarci la festa deve sapere che la cultura antagonista non è sinistra, ma nemica della sinistra”.

E, poi, il suo chiodo fisso: Massimo D’Alema. A Renzi non è andata giù la battuta dell’ex presidente del Consiglio che su La7 ha detto che “leggere non è nella linea del partito di Renzi”.

“D’Alema ha tentato di essere simpatico, senza riuscirci. Io amo le poesie, – ha detto Renzi- ma non penso vi interessi sapere cosa leggo”. E poi l’affondo:

“Mi stavo laureando.- racconta il Premier-  Massimo D’Alema era al governo e pubblica il libro ‘Un paese normale’, edizione Mondadori. È un libro che vi consiglio, perché è scritto da Velardi e Cuperlo. Loro scrivono bene, D’Alema ci ha solo messo la firma. Scrive D’Alema a proposito delle riforme necessarie al paese: superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, una camera delle regioni. Ecco – aggiunge Renzi – io la penso come Massimo D’Alema. Perché questa è la riforma della nostra storia, del nostro passato”.

“Quelli come D’Alema – ha proseguito Renzi- sono talmente esperti di passato che vorrebbero fregarci il futuro,Vorrebbero impedire a questo partito di avere un domani, continuando con un congresso permanente, con le risse e con le polemiche tutti i giorni. Noi diciamo che questa riforma è la riforma dell’Ulivo, della sinistra e della nostra tradizione e che al congresso deciderà chi ha i voti”.

Sull’Italicum ha ribadito l’apertura:”Ci hanno detto che il problema del referendum era la legge elettorale: abbiamo detto che siamo pronti a discuterne. C’è bisogno però che gli altri facciano proposte, noi facciamo le nostre”.

E’ arrivata puntuale anche la difesa della riforma della scuola: “Il bene della scuola è quello dei ragazzi” ha dichiarato riferendosi alla protesta degli insegnanti che hanno dovuto lasciare la loro regione.

“Ma condivido la riconciliazione che ha consentito a molti di restare perché c’è un problema di ore scolastiche al Sud che va affrontata e che consentirà a molti di tornare a casa”.  Nel Mezzogiorno, infatti, il tempo pieno è ancora un miraggio.

In conclusione Renzi ha toccato il tasto UE: “Siamo stanchi dell’austerity e della tecnocrazia, andare da Tsipras, come abbiamo fatto. ha un significato preciso”. Il segretario nazionale del PD parla del vertice di Atene di due giorni fa dei Paesi del Sud Europa che chiedono a Bruxelles una inversione di rotta e che non è stato affatto gradito da Berlino.

In tutto Renzi ha parlato per un’ora circa. Un discorso, tutto sommato, abbastanza scontato. Ancora applausi, ancora bandiere, ultimo appello per il Si al Referendum e cala il sipario sulla Festa dell’Unità di Catania mentre arrivano notizie di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine proprio mentre il premier concludeva il suo discorso. 

AGGIORNAMENTO: 

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