CETA: ecco i nomi degli ascari eurosiciliani che hanno detto sì (o no per finta)
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CETA: ecco i nomi degli ascari eurosiciliani che hanno detto sì (o no per finta)


Time Sicilia

Hanno un nome e cognome i responsabili di quanto accaduto stamattina a Strasburgo dove, con una maggioranza di 408 voti favorevoli contro 254 contrari, il Parlamento europeo, ha approvato la ratificazione dell’Accordo economico e commerciale globale con il Canada, il cosiddetto CETA.

Potevano mancare i servi siciliani quando si tratta di distruggere l’agricoltura e i piccoli produttori? Certo che no: qui la lista con tutti i nomi e i voti. 

A parte il Movimento 5 Stelle che ha votato compatto No, gli altri hanno riaffermato la loro fedeltà alla grande industria. Forza Italia e PD in primis. Quindi ecco Salvo Pogliese e Giovanni La Via da Catania con il loro voto favorevole, mentre le signore siciliane del PD, Michela Giuffrida e Caterina Chinnici, come già hanno fatto in passato, dicono no a trattati palesemente contrari ai nostri interessi, e lo hanno fatto anche oggi. Ma restano nel partito che li promuove. Una farsa.

Cosa significherà per la nostra economia lo ha spiegato  Slow food: “Ancora una volta siamo di fronte a
un trattato che intende affermare gli interessi della grande industria, a scapito sia dei cittadini che dei produttori di piccola scala. Cio’ di cui abbiamo bisogno e’ invece l’adozione di un nuovo sistema che ci indirizzi verso una politica commerciale inclusiva, che abbia come punti cardine i bisogni delle persone e del nostro pianeta. Ratificare il CETA ci allontanerebbe sicuramente da questo obiettivo”. E’ quanto afferma Gaetano pascale, presidente di Slow Food Italia, a proposito del voto del Parlamento europeo sull’accordo Ceta.
“La decisione ora è in mano ai singoli Stati Membri – aggiunge Pascale – ed è  sufficiente che un solo Paese non lo ratifichi per fare in modo che il CETA non passi. Chiediamo, quindi, al Governo italiano che rispetti l’opinione dei cittadini e si schieri finalmente a favore dei produttori locali e dell’ambiente”.
“In Europa – sottolinea una nota di Slow Food – abbiamo 1300 prodotti alimentari a indicazione geografica, 2800 vini e 330 distillati. Di questi, il CETA ne tutelerebbe solamente 173”.

“Questo significa che alcune denominazioni di origine di prodotti legati al territorio e con una tecnica produttiva tradizionale potrebbero essere tranquillamente imitati oltreoceano, senza essere passibili di alcuna sanzione – commenta Carlo Petrini, presidente di Slow Food – E attenzione a non pensare che questo sia un discorso protezionista nei confronti dei contadini europei, perché per altre filiere vale al contrario. Invece di migliorare le condizioni di chi sta peggio, – conclude – si innesca una guerra al ribasso che porta al baratro chi produce bene. Queste misure fanno esclusivamente il gioco della grande industria e della speculazione finanziaria”.

15 febbraio 2017

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TimeSicilia


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