Chiude il Teatro Biondo di Palermo? In compenso ci resta il Teatro Massimo dei ricchi premi e cotillones…

Il Teatro Stabile di Palermo ormai è in-Stabile. Roberto Alajmo e Emma Dante sono andati via. Una direzione artistica che punta sulla cultura e che non fa ‘cassetta’ non è più compatibile con la visione orlandiana della città. Anche l’arte, nel capoluogo della Sicilia, deve diventare una sorta di ZTL d’ispirazione renziana. Riusciranno gli ‘intellettuali’ siculo-panormiti a riflettere sul fatto che Renzi e l’Unione Europea dell’Euro stanno sbaraccando anche la cultura del nostro Paese?

Chiude il Teatro Biondo di Palermo? In un post su facebook, l’attore Giacomo Civiletti non è proprio ottimista:

“Non posso fare a meno di pensarci e mi dispiace: il Teatro Biondo ex Stabile di Palermo rischia la chiusura e forse i Palermitani non se ne accorgeranno nemmeno. Resterà chiuso o verrà destinato ad altri usi, ma non sarà mai più un teatro. Sentimenti a parte, quelli che soffriranno di meno “il danno materiale” che deriva dalla chiusura di un Teatro saranno i cosiddetti “Attori locali”, cioè persone nate e residenti a Palermo, che magari hanno girato il mondo con altre compagnie, hanno dato prova di conoscere il mestiere lavorando con importanti Maestri, alcuni sono persino amati dalla Città, per costoro, spesso lontani dai salotti buoni e per questo scarsamente considerati, non cambierà quasi nulla. Si arrangeranno come hanno fatto sempre”.

Il Teatro Biondo Stabile è, da sempre, una delle più importanti istituzioni culturali di Palermo. E’ un’associazione che vede insieme la Regione siciliana, il Comune di Palermo e la fondazione Andrea e Margherita Biondo. C’era anche la Provincia regionale di Palermo prima della sua scomparsa, rimpiazzata dalla Città metropolitana fantasma, sempre di Palermo.

Il Teatro Biondo – come la quasi totalità delle istituzioni culturali della Sicilia – è in crisi a causa dei tagli, o meglio, degli scippi finanziari operati dal Governo Renzi.

Lo schema è sempre quello: l’Unione Europea dell’Euro taglia risorse all’Italia e il Governo nazionale taglia risorse alle Regioni, ai Comuni e alle ex Province che, dopo la balorda legge che ha preso il nome del Ministro Delrio, sono state trasformate in grottesche Città metropolitane lasciate senza soldi (per la cronaca, il decreto sugli enti locali trasformato qualche giorno fa in legge dal Parlamento nazionale, ha sancito, nel silenzio generale, che per quest’anno le pompose Città metropolitane di tutta l’Italia rimarranno senza Bilancio).

Di fatto, il Governo Renzi, su input dell’Unione Europea a trazione tedesca, ha abolito le ex Province, chiamate Città metropolitane. Perché lasciare senza soldi e senza bilanci le Città metropolitane significa abolirle, anche se vengono lasciate nominalmente in vita. Una farsa degna del Governo Renzi.

La stessa cosa succede in Sicilia dove le ex nove Province sono state trasformate nelle Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina e in sei Consorzi di Comuni. Anche da noi, tutto sulla carta, perché queste nuove-nove istituzioni sono senza bilancio 2016 e non hanno nemmeno i soldi per pagare gli stipendi ai dipendenti. Qui dalla farsa passiamo alla tragedia, perché di mezzo ci sono 6 mila e 500 famiglie che rischiano di restare in mezzo alla strada.

Perché queste precisazioni sulle ex Province in un articolo sulla crisi del Teatro Stabile Biondo di Palermo? Per un motivo semplice: perché la crisi economica e finanziaria che ha portato alla sostanziale scomparsa delle Province è la stessa che sta portando alla chiusura delle attività culturali della Sicilia. 

In Sicilia la crisi delle attività culturali si avverte in modo molto più accentuato rispetto al resto d’Italia. Questo perché il Governo Renzi – razzista, anti-meridionale e profondamente anti-siciliano – sta facendo pagare alla nostra Isola un prezzo molto più altro rispetto alle altre diciannove Regioni italiane.

Appena qualche giorno fa il Parlamento nazionale ha approvato il già citato decreto sugli enti locali dentro il quale è stato ‘infilato’ il ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta. Un accordo-capestro, voluto dal PD, dal presidente della Regione, Rosario Crocetta, e dal presidente del Parlamento siciliano, Giovanni Ardizzone, che toglie risorse finanziarie e futuro alla Sicilia.

Perché parliamo di questo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta in un articolo che si dovrebbe occupare di cultura? Perché stiamo provando a illustrare ai nostri lettori che anche la crisi delle attività culturali è figlia della demenziale e venduta politica siciliana. Sono gli attuali governanti siciliani da quattro soldi, specializzati nel ‘lecchinaggio’ al Governo Renzi, che stanno determinando la fine di molte delle attività culturali della nostra Isola.

Andiamo al caso specifico del Teatro Biondo Stabile di Palermo.

Nei giorni scorsi si è dimesso il direttore artistico, Roberto Alajmo. Insieme con lui se n’è andata anche la regista Emma Dante.

Sull’addio di Roberto Alajmo e Enna Dante abbiamo letto di tutto e di più. Ma a nostro avviso la frase che spiega tutto l’ha pronunciata il sindaco della città, Leoluca Orlando, che ha parlato di “isola infelice delle municipalizzate”.

Già un sindaco di Palermo che associa il Teatro Stabile Biondo a una municipalizzata dice tutto: dice tutto, ovviamente, sullo stesso sindaco.

In questo articolo non leggerete le considerazioni ‘filosofiche’ sulla crisi del Teatro Biondo: considerazioni che lasciamo volentieri agli ‘intellettuali’ della città. Noi vi possiamo raccontare quello che abbiamo visto e che continuiamo a vedere.

Intanto non è vero che il Comune di Palermo non ha soldi. Se non ci credete andate a leggervi questi articoli sulle “isole felici” delle municipalizzare di Palermo:

qui trovate gli incredibili sprechi dell’AMAT

qui trovate gli sprechi della RAP

qui trovare gli sprechi della SISPI

e qui trovate gli sprechi della Reset 

Già con la metà di questi sprechi si potrebbero finanziare tre o quattro stagioni del Teatro Biondo con produzioni proprie. La verità è che al Comune di Palermo del Teatro Stabile importa fino a un certo punto. Il Biondo produce cultura e non clientele e voti. E’ questo il motivo per il quale il Teatro Biondo chiuderà i battenti, mentre le municipalizzate ‘felici’ resteranno in  piedi, ammesso che il sindaco Orlando e l’assessore-scienziato Giusto catania riescano a far pagare ai cittadini la ZTL acchiappa-soldi.

Sapete, a nostro avviso, cos’è che il sindaco Orlando rimprovera alla gestione artistica ormai dimissionaria del Teatro Biondo? Di non aver saputo e voluto trasformarsi in un Teatro di ‘cassetta’.

La direzione artistica del Teatro di prosa di Palermo avrebbe dovuto prendere esempio dal Teatro Massimo, dove la grande lirica è praticamente scomparsa nel 2001.

Oggi il Teatro Massimo è tutto: zibaldone, contenitore, varietà e, in estate – con il Teatro di Verdura – una sorta di ‘Cantagiro’. Però alla fine tiene. I conti – economici – tornano. Mentre quelli ‘culturali’ si commentano da soli, tra operette, concerti & concertini

Del resto, il ‘capo’ del Teatro Massimo di Palermo, Francesco Giambrone, è bravissimo a far apparire le ‘americanate’ come grandi eventi culturali. E se  velo diciamo noi, ci dovete credere.

Noi abbiamo conosciuto Giambrone nel 1995, quando era assessore comunale alla Cultura di Palermo, naturalmente Giunta Orlando. Allora Giambrone era più cardiologo che musicologo. ma dimostrava doti eccezionali.

Ricordiamo una delibera sulla ‘cultura’ nella quale, alla sommità comparivano i nomi di Michele Perriera e Beno Mazzone, mentre quello che c’era nelle ‘viscere’ di questa delibera ve lo lasciamo immaginare…

Noi l’abbiamo sempre sostenuto: Francesco Giambrone, prima che essere cardiolgo e musicologo è un ‘filosofo’.

E il Biondo Stabile, invece? E rimasto un Teatro in una città e in una Regione che sono ormai teatrini. Il contrasto era troppo stridente.

Chiuderà i battenti, come dice Civiletti? Non lo escludiamo. Anche se non comprendiamo ruolo e atteggiamento del presidente, Gianni Puglisi, massone di grido. In un ‘Europa dove domandano i ‘grembiuli’ non riusciamo a capire come uno come lui non riesce a trovare i soldi per far funzionare il Teatro Biondo.

Forse vogliono licenziare tutto il personale per riassumerlo con il Jobs Act? Mistero.

Alla direzione artistica dello Stabile dimissionaria si rimprovera la ‘bocciatura’ a Teatro nazionale del Biondo (vedi che perdita non essere ‘italiani’…). Addirittura gli rinfacciano di aver disatteso le indicazioni dei ‘geni’ del ‘Minculpop’ di Renzi, che avrebbero visto volentieri il Teatro Biondo di Palermo insieme con il Teatro Garibaldi (che dovrebbe chiudere solo per il nome che porta) e con il Teatro dei Pupi Figli d’Arte Cuticchio.

Con rispetto parlando, non riusciamo a cogliere il nesso – che deve essere molto ‘profondo’, così profondo da non essere molto visibile – tra la rispettabilissima Opera dei Pupi e il Teatro Stabile di Palermo.

Se proprio dobbiamo dire la verità, l’Opera dei Pupi ha molti più legami con i 90 ‘califfi’ dell’Assemblea regionale siciliana e con il Consiglio comunale di Palermo che con un Teatro di prosa. E da questi due luoghi – Sala d’Ercole e Sala delle Lapidi – che i pupari dovrebbero attingere per rinverdire una tradizione che si proietta nel presente e nel futuro.

Come si fa a non immaginare i vari Crocetta, Ardizzone, Baccei (che ha anche il fisico adatto) trasformati in pupi? Non sono forse tutti pupi del Governo Renzi? Il ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta potrebbe diventare un’pera – dei pupi – di grande successo. Il titolo c’è già: ‘Il tradimento di Rosario’.

Senza dimenticare, ovviamente, i consiglieri comunali di Palermo che hanno votato sì alla ZTL pirandelliana, quella che paghi 2 e inquini 4. Anche perché, come diceva il mitico puparo di Sciacca, don Guglielmo, ‘u megghio pupu è Orlando...

Foto tratta da larepubblica.it

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