Ciampi, pace all’anima sua. Ma non dimentichiamo il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro. E il 1992…
Editoriale

Ciampi, pace all’anima sua. Ma non dimentichiamo il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro. E il 1992…


Time Sicilia

A noi Carlo Azeglio Ciampi non è mai piaciuto. Come raccontiamo qui, non ha certo favorito il sistema creditizio della Sicilia. Anzi. Ma ci sono altre scelte che non ci convincono. Come il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro, del 1981 (decisione adottata con l’allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta). O l’incredibile storia della ‘banda larga-banda stretta che nel 1992 creò le condizioni pe run feroce attacco alla Lira da parte degli speculatori (George Soros in testa)   

Bisogna avere sempre rispetto per la grande consolatrice. Ma per provare a far passare Carlo Azeglio Ciampi per un padre della patria, beh, ci vuole una bella faccia tosta! Ciampi, nel 1981, insieme con l’allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta, non ha certo contribuito a migliorare le sorti dell’economia italiana. Tante delle storture di oggi – accentuate da una fallimentare, massonica e truffaldina Unione Europea dell’Euro, sono figlie di una decisione dissennata adottata nel 1981 da Ciampi e Andreatta: il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro.

A un certo punto nel 1981, il ministro Andreatta decide che la Banca d’Italia, che allora era ancora la banca nazionale di emissione della moneta sovrana – cioè della Lira – avrebbe lasciato lo Stato italiano nelle mani delle banche private. E’ questo il passaggio passato alla storia come ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro.

“Era il luglio del 1981 – scrive Pietro Valerio – quando, su proposta di legge del ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, Banca d’Italia non entrò più nelle aste primarie di collocamento dei titoli di Stato come prestatore di ultima di istanza (per comprare i titoli di Stato invenduti, o calmierare le aste nel caso in cui le offerte degli investitori privati fossero state troppo basse) lasciando campo libero alle banche private, agli operatori e agli speculatori finanziari che come ampiamente prevedibile cominciarono a scannarsi alla ricerca del maggiore rendimento (che raggiunse in quegli anni livelli assurdi superiori al 12%, mentre oggi l’Italia rischia il default con un misero 7%)”. (qui potete leggere per intero le considerazioni di Pietro Valerio).

Andreatta giustificò la sua mossa spiegando che puntava a interrompere la politica dei soldi facili. Avrebbe voluto ridurre il debito pubblico e l’inflazione per consentire all’Italia di entrare nei parametri dello Sistema Monetario Europeo (SME), ovvero l’anticamera di quell’inferno oggi chiamato Euro.

Il ‘divorzio della Banca d’Italia provocò l’esatto contrario: fu allora, infatti, che il debito pubblico italiano cominciò a crescere in modo incontrollato. Se oggi il debito pubblico è quello che è, ebbene, lo dobbiamo a questi due ‘geni’ dell’economia.

Di fatto, da quando la Banca d’Italia non è più intervenuta nelle aste primarie di collocamento dei titoli di Stato, l’Italia è finita nelle mani di banche private (alcune delle quali – ma questo si saprà soltanto nel 2005 – risulteranno essere le azioniste di riferimento della stessa Banca d’Italia privatizzata!) che, nel corso degli anni, inseguito a fusioni e incorporazioni, hanno cambiato nome: oggi si chiamano Banca Intesa, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena.

Ma l’aspetto ancora più incredibile è che il nostro Paese è diventato oggetto delle ‘scorribande’ di banche internazionali che non si occupano di filantropia: ci riferiamo a Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, gli hedge funds e, in generale, gli speculatori finanziari. Tutti fattori che hanno fatto aumentare il debito pubblico.

Sarebbe comunque un errore pensare che Andreatta e Ciampi fossero degli ingenui che non conoscevano gli effetti del lor operato. Dietro il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro c’era già un disegno politico ed economico, di stampo massonico, che avrebbe condotto l’Italia nell’attuale sistema Euro.

E’ difficile stabilire, oggi, se Ciampi e Andreatta fossero già allora a conoscenza dell’accordo che la Francia di Mitterand e la Germania di Kohl, qualche anno dopo, avrebbero stipulato sulla pelle dell’Italia.

In questo senso la testimonianza dell’economista Nino Galloni

che potete ascoltare in questo video

è fondamentale.

Su questa vicenda potete leggere anche questo articolo .

Importante anche questa testimonianza .

Da leggere anche questo scritto.

Sulla speculazione ai danni della Lira del 1992 – al quale non fu estraneo Ciampi, allora Governatore della Banca d’Italia – è interessante anche questo video. 

 

 

 

 

 

 

17 settembre 2016

Autore

TimeSicilia


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