CINEMA/ “Quello che non so di lei”: l’identità perduta
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CINEMA/ “Quello che non so di lei”: l’identità perduta


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In visione, al Cinema Igea Lido a Palermo, “Quello che non so di lei”, film del 2017 diretto da Roman Polanski con protagoniste Eva Green e Emmanuelle Seigner. Il film è basato sul romanzo ‘Da una storia vera’ di Delphine de Vigan

di Lorenzo Ambrosetti

Il film tratta il tema di una donna che si accosta, con metodi poco ortodossi, ad una scrittrice di successo, cercando in tutti i modi di impossessarsi della sua identità.

La donna, con un trascorso di vita molto drammatico, per non dire tragico, ed afflitta da una condizione di solitudine e di isolamento totali, mitizzando la scrittrice, cerca un rapporto affettivo con lei.

In realtà, la donna soffre lei stessa di un problema identitario e , senza neanche rendersene conto, cede alla freddezza ed al distacco che le riserva la scrittrice.

La donna non saprà, fino alla fine del film, nulla del vissuto della scrittrice, che appare fredda, glaciale e calcolatrice, come molti artisti di successo che, apparentemente danno di loro stessi un’immagine positiva, ma, nel privato sono delle vere e proprie iene.

In tal senso il film ha una forte impronta morale ed etica, condannando tutti quei comportamenti che gli artisti, tengono nell’ambito della loro dimensione privata e personale.

Il vero problema è questo – e i veri artisti lo sanno benissimo -: non c’è estetica senza etica, e che la stessa dimensione estetica è la forma più alta, o almeno dovrebbe esserlo, della sfera morale dell’individuo.

Il film si interroga perciò sul ruolo dell’artista nella società che, secondo l’autore, dovrebbe essere coerente con i propri ideali e fare quanto più possibile coincidere la sfera pubblica in cui effettivamente opera con la dimensione privata.

12 marzo 2018

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