Cinque Regioni a Statuto speciale senza rappresentanza al Senato: gli alti burocrati del Parlamento, del Quirinale e di Palazzo Chigi sanno qualcosa?

I parlamentari e i politici che occupano le alte cariche dello Stato possono sbagliare. Diverso è il discorso per gli altri burocrati di Montecitorio, del Senato, di Palazzo Chigi e del Quirinale. Le Segreteria generali e gli uffici legislativi erano al corrente che si stava approvando una riforma costituzionale che lascia senza senatori Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta? La domanda non è oziosa, perché i cittadini pagano questi alti burocrati proprio per evitare svarioni legislativi

I parlamentari e i politici che occupano le alte cariche dello Stato possono sbagliare. Diverso è il discorso per gli altri burocrati di Montecitorio, del Senato, di Palazzo Chigi e del Quirinale. Le Segreteria generali e gli uffici legislativi erano al corrente che si stava approvando una riforma costituzionale che lascia senza senatori Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta? La domanda non è oziosa, perché i cittadini pagano questi alti burocrati proprio per evitare svarioni legislativi

La notizia circola già da qualche giorno: se al referendum del 4 dicembre dovessero vincere i sì – cosa che noi non ci auguriamo, perché sarebbe una iattura – le cinque Regioni a Statuto speciale del nostro Paese resterebbero prive di rappresentanza al Senato. Può sembrare incredibile, ma il Parlamento nazionale – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – hanno approvato una riforma costituzionale che lascia senza senatori la Sicilia, la Sardegna, il Friuli Venezia Giulia, il Trentino e la Valle d’Aosta.

A segnalare  tale assurdità – che, diciamolo, è sfuggita a tutti – sono stati i rappresentati dei i Comitati per il No siciliano promossi da Sinistra italiana e Altra Europa con Tsipras.

Com’è noto, la ‘riforma’ costituzionale voluta dal Governo Renzi (e già questa è una prima anomalia, perché un Governo non dovrebbe entrare nel merito delle riforme costituzionali, lasciando tale compito ai partiti politici) e approvata dal Parlamento nazionale di ‘nominati’ elimina l’elezione dei senatori da parte dei cittadini, affidando questo compito ai sindaci e ai deputati o consiglieri regionali.

I ‘geni’ che hanno approvato questa legge costituzionale non hanno tenuto conto che i deputati e consiglieri regionali – stando a quanto prevedono le Leggi del nostro Paese – non possono occupare, contemporaneamente, lo scranno di senatore.

La senatrice del PD, Anna Finocchiaro, come se non fosse successo nulla, ha detto che le Regioni a Statuto speciale potranno sanare questo problema grazie a una legge costituzionale che dovrebbe rendere compatibile il ruolo di deputato regionale con quello di senatore.

Siamo al ridicolo: invece di ammettere l’errore trovano una giustificazione allo stesso errore.

Che dire? Che il problema non è solo politico, ma anche di altra natura.

I parlamentari nazionali che hanno approvato la legge di riforma costituzionale non sono tenuti a conoscere le Leggi. Possono anche sbagliare: e infatti hanno sbagliato.

Il capo del Governo e i suoi Ministri che ha proposto questa riforma costituzionale (anche se, ribadiamo, è anomalo che un Governo proponga riforme costituzionale) non sono tenuti a conoscere Leggi e possono sbagliare: e infatti hanno sbagliato.

Lo stesso Presidente della Repubblica non è tenuto a conoscere le Leggi: e infatti la legge di ‘riforma’ costituzionale, approvata con questo incredibile svarione, è stata avallata anche dal Quirinale.

Lo stesso discorso, però, non può valere per gli alti burocrati di Montecitorio, di Palazzo Madama, di Palazzo Chigi e del Quirinale. Supponiamo che in ognuno di questi ‘Palazzi’ del potere del nostro Paese ci sia una Segreteria generale e un ufficio legislativo.

Ci chiediamo e chiediamo: le Segreterie generali e gli uffici legislativi della Camera dei Deputati, del Senato della Repubblica, di Palazzo Chigi e del Quirinale erano al corrente che il Parlamento stava approvando una legge costituzionale che lascia senza senatori le cinque Regioni a Statuto speciale del nostro Paese?

Lo sapevano e non hanno detto nulla? O il ‘particolare’ gli è sfuggito?

Sappiamo che l’Italia, ormai, oltre che un Paese privo di sovranità monetaria e con una sovranità politica sempre più limitata dai massoni dell’Unione Europea dell’Euro, è diventata sempre meno democratica, se è vero che qualunque manifestazione popolare contro il Governo – in qualunque città italiana – finisce ormai a manganellate.

Ciò posto, dobbiamo ricordare che gli alti burocrati dei ‘Palazzi’ della politica italiana sono pagati – peraltro molto bene – dai cittadini italiani per fare in modo che non vengano fuori Leggi come la riforma costituzionale che priva le cinque Regioni italiane di rappresentanza al Senato.

Sarebbe importante capire se quanto avvenuto è il frutto di volontà politica, o se si è trattato di un errore. Perché, nel secondo caso, qualcuno dovrebbe spiegare qualcosa agl’italiani.

O no?

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