Comunarie a 5 Stelle: e se fosse Grillo a non volere vincere a Palermo?

Potrebbe inquadrarsi in questo scenario la scelta dei capi siciliani del Movimento 5 Stelle di puntare tutto sull’avvocato Ugo Forello, deus ex machina del movimento Addio Pizzo, contro il quale è in atto un ammutinamento di buona parte della base grillina che si vede imposto un personaggio considerato non in linea con il dna grillino

Obiettivo: non vincere le elezioni comunali di Palermo. L’esempio di Roma è già stato devastante. Figuriamoci se il Movimento 5 Stelle dovesse vincere a Palermo, un Comune già in gravissime condizioni finanziarie, ammorbato da mille problemi. Può sembrare una follia,  ma per dirla con Shakespeare, sarebbe una “lucida follia”. I Comuni, per buona parte, vivono di finanza derivata, dipendono da Regione e Stato che negli ultimi anni hanno chiuso i ‘rubinetti’.

Andare ad amministrare il Comune più importante della Sicilia senza soldi e avendo contro il Governo nazionale e gran parte della politica regionale avrebbe un solo effetto: distruggere la reputazione del M5S nel giro di qualche mese. A questo punto molto meglio mettere un candidato di vertice, contraddicendo filosofia e prassi del Movimento, che invece punta a valorizzare le scelte della base.

Potrebbe inquadrarsi in questo scenario la scelta dei ‘capi’ siciliani del Movimento 5 Stelle di puntare tutto sull’avvocato Ugo Forello,  deus ex machina del movimento Addio Pizzo, contro il quale è in atto un ammutinamento di buona parte della base grillina che si vede imposto un personaggio considerato non in linea con il ‘Dna’ grillino (e sul quale, in verità, aveva espresso molti dubbi anche il deputato messinese Francesco D’Uva, componente della commissione nazionale Antimafia). Un candidato, insomma, pro forma. Che non vincerà di certo.

Ma se questo è il disegno, la base non ne condivide le ragioni (o non ne è stata informata). E non sta digerendo il contesto che ha portato tutti i candidati, tranne uno, a ritirare la propria candidatura sacrificandosi sull’altare di Forello. L’unico che resiste è Igor Gelarda, il battagliero poliziotto laureato in Lettere che è anche dirigente nazionale del sindacato Consap. Considerato un outsider rispetto alle correnti palermitane, da sempre impegnato nel sociale, in particolare nel volontariato a favore dei disabili, Gelarda si ritrova solo contro i vertici regionali, mentre dai vertici romani continua a registrarsi un silenzio assordante.

Oggi ha parlato, invece, il parlamentare nazionale Riccardo Nuti, che ha definito una “farsa” la ‘graticola’, il confronto, cioè, andato in scena lunedì scorso tra i candidati sindaco. Nel senso che, secondo Nuti e secondo molti altri, già i ‘capi’ sapevano che gli altri si sarebbero ritirati, perché si tratta di ritiri preventivati. E che sarebbero stati convinti a tardare di qualche ora il ritiro per non fare fallire l’evento.

Nuti pubblica anche un post della deputata nazionale Chiara Di Benedetto, secondo la quale le cose stanno esattamente così:

“Sono molti gli articoli di stampa in questi giorni che definiscono a rischio la presentazione della lista del Movimento 5 Stelle a Palermo in seguito alle defezioni e ritiri dalla competizione di alcune donne candidate al consiglio comunale.  Ciò che viene prospettato dai giornali, e finora mai smentito dai Portavoce regionali, ovvero di richiedere a Casaleggio e a Beppe Grillo una deroga per inserire in lista delle candidate dell’ultimo minuto, delle riempi-lista insomma, sarebbe gravissima… A questo si aggiunge che, sempre secondo articoli di stampa, Giulia Argiroffi e Giancarlo Caparotta avevano già comunicato allo staff di Beppe Grillo l’intenzione di ritirarsi dalla corsa per il candidato sindaco alcuni giorni prima della ‘graticola’, ma che è stato chiesto loro di partecipare ugualmente al confronto pubblico per evitare che l’evento venisse annullato. Inoltre, è stato riportato da diversi giornali, anche qui senza alcuna smentita, che le rinunce dell’Argiroffi e di Caparotta siano finalizzate a convogliare i voti verso il candidato Ugo Salvatore Forello.  E’ evidente che il risultato ultimo di tutto questo sia una clamorosa presa in giro per i cittadini palermitani… e che questi atteggiamenti e giochetti non appartengano in nessun modo al Movimento 5 Stelle per come l’ ho conosciuto”.

Insomma, la tesi di una cospirazione in atto per favorire Forello prima che gli attivisti possano avere la possibilità di esprimersi col voto on line si rafforza.

Quello che è certo è che la spaccatura che si sta registrando rischia di creare un danno di non poco conto a tutto il Movimento 5 Stelle e che il silenzio dei vertici nazionali non aiuta.

Se la strategia è quella che abbiamo prospettato all’inizio, cioè la volontà di Grillo di non rischiare di vincere in un Comune difficile come Palermo, i ‘capi’ del Movimento avrebbero fatto meglio a condividere la decisione con la base. Non sarebbero mancate argomentazioni valide per convincerla e, forse, sarebbero ancora in tempo per farlo.

Se invece si tratta solo della prepotenza di un gruppo di ‘capetti’ siciliani, allora i vertici nazionali farebbero bene ad intervenire immediatamente. Perché, va da sé,  si tratta di un suicidio politico che potrebbe avere forti ricadute anche sulle elezioni regionali di fine anno. Sulle quali non mancano le incognite: chi sarà il candidato? Se è vero che Giancarlo Cancelleri si sente già in corsa, è anche vero che non mancano fortissimi dubbi sul suo nome da parte della base. Dubbi che stanno crescendo, visto che Cancelleri è indicato come il principale artefice della strategia Forello.

Ma non solo. Non sono pochi quelli che ricordano il fatto che Grillo, alla festa nazionale del Movimento che si è tenuta a Palermo lo scorso settembre, non ha neanche lontanamente fatto il suo nome parlando di elezioni regionali…

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