I Comuni ne hanno inventata un’altra per fare ‘cassa’ sulla pelle dei cittadini: acquisiscono le case abusive e le affittano…
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I Comuni ne hanno inventata un’altra per fare ‘cassa’ sulla pelle dei cittadini: acquisiscono le case abusive e le affittano…


Giulio Ambrosetti

Sì, e le affittano agli stessi proprietari che, con l’acquisizione da parte del Comune dell’abitazione abusiva, perdono il diritto di proprietà e… diventano affittuari! E debbono pagare pure gli arretrati. L’ultima follia di un’urbanistica siciliana tanto al chilo senza capo né coda. Facciamo il punto della situazione con il docente universitario, Giuseppe Gangemi. Che ci racconta questo e, soprattutto, altro…

Tra le tante novità che registriamo nella pubblica amministrazione siciliana ce n’è una che ci ha molto colpito: i Comuni che acquisiscono le abitazioni abusive e poi le affittano agli stessi ex proprietari diventati tali dopo l’azione del Comune… Sembra che in Sicilia – dove di abitazioni abusive se ne contano oltre settecentomila – la cosa stia prendendo piede. Per capire che cosa sta succedendo abbiamo chiesto ‘lumi’ al professore Giuseppe Gangemi (nella foto sotto, a sinistra) docente di Urbanistica presso la facoltà di Architettura di Palermo.

Allora professore, ma è vera ‘sta storia?

“Sì, è vera”.

Scusi, ma com’è possibile?

“Si chiama salvaguardia del diritto di abitazione”.

Una strana salvaguardia: i Comuni acquisiscono le abitazioni abusive e poi li affittano agli stessi abusivi, chiedendogli pure gli arretrati. E’ un nuovo modo di fare ‘cassa’ sulla pelle dei cittadini?

“Intanto sono abusivi: e quando ci sono di mezzo abusivi, si sa, è un problema. Va precisato subito che un Comune può acquisire un’abitazione solo se è insanabile. Dopo di che, per motivi di pubblica utilità, il Consiglio comunale può deliberare di affittare la casa che il Comune ha acquisito per pubblica utilità”.

La magistratura è d’accordo?

“Non mi sembra proprio. Nel giugno dello scorso anno ho partecipato ad un convegno che si è svolto a Palermo per iniziativa dell’attuale assessore al Territorio e Ambiente, Toto Cordaro. Un magistrato, intervenendo, ha detto che se una casa è abusiva la legge prevede che venga abbattuta. Punto”.

Lei è d’accordo?

“In linea di legalità, sì. Se il problema, però, diventa sociale la questione si complica. E subentrano anche problemi legati alla tutela dell’ambiente”.

Ci spieghi meglio.

“Allora. Se siamo davanti a un numero limitato di abitazioni abusive, ebbene, l’abbattimento è doveroso. Se la questione riguarda – ed è il caso della Sicilia – oltre settecentomila abitazioni che, in tanti casi, sono diventate prime case, il problema non è più amministrativo e penale: è anche sociale. In questo scenario l’abbattimento diventa problematico. Con risvolti ambientali non indifferenti”.

Fa riferimento alla gestione dei cosiddetti sfabbricidi? 

“Per l’appunto. Una volta che si comincia a demolire le abitazioni abusive bisogna stabilire – prima – dove allocare gli sfabbricidi”.

Non è un problema semplice, visto che, in Sicilia, come già sottolineato, le abitazioni abusive sono tantissime.

“Appunto. Se si stabilisce di abbattere le abitazioni abusive bisogna calcolare bene l’impatto ambientale e i costi da sostenere. I costi per l’abbattimento, i costi per il trasporto degli sfabbricidi, il luogo dove portare gli sfabbricidi”.

Che, praticamente, è una discarica e bisogna investire una certa somma per realizzarla.

“Certo. E poi, naturalmente, c’è il ripristino dello stato dei luoghi. Ci vuole, insomma, un piano finanziario. E, naturalmente, la copertura finanziaria”.

Gli abbattimenti delle abitazioni abusive sono iniziati. Pensiamo a Licata, in provincia di Agrigento. E a Triscina, in provincia di Trapani. I piani di gestione, da quelle parti, sono stati approntati?

“Mi auguro di sì. Anche se io – lo ribadisco – per le dimensioni che oggi ha l’abusivismo edilizio in Sicilia non sono d’accordo sugli abbattimenti. Purtroppo il fenomeno è molto esteso. Penso a Gela, dove mezza città è abusiva. Penso a Triscina, ad Alcamo marina e tanti altri luoghi della nostra Isola. La verità è che, in una realtà come quella siciliana, quando si comincia con gli abbattimenti delle case abusive non facile è capire dove si va a parare”.

Anche a Palermo l’abusivismo edilizio è molto diffuso. 

“Il Comune di Palermo, in materia di abusivismo, se proprio la dobbiamo dire tutta, è completamente allo sbando. L’unico modo di procedere sarebbe quello di redigere un vero e proprio piano delle demolizioni in cui fossero visualizzate, in un quadro d’insieme, gli edifici abusivi insanabili che costituiscono agglomerato. Di questo agglomerato occorrerebbe dimensionare la volumetria per calcolare la quantità di sfabbricidi e anche i costi, nonché la destinazione delle rovine”.

Le discariche non sono state previste nella misura necessaria, vista l’entità del fenomeno?

“No”.

Quanti sono a Palermo gli edifici abusivi insanabili?

“Il Comune ne ha conteggiato circa 77 mila, con beneficio d’inventario”.

Per Palermo è un problema.

“E’ un problema serio. L’eventuale piano di demolizione dovrebbe essere accompagnato da una Valutazione ambientale strategica (Vas), proprio per valutare l’impatto sull’ambiente di questa enorme quantità di sfabbricidi che non ha eguali nell’urbanistica corrente. Tale piano dovrebbe essere accompagnato, obbligatoriamente, dal ripristino dello stato dei luoghi. Cosa che non mi risulta essere ancora stata fatta né per Palermo, né per i casi di Triscina e di Licata, come se fosse indifferente ciò che rimane sul terreno dopo le demolizioni”.

Quindi, tornando al Comune di Palermo, con 77 mila abusivi ai quali prendere le case per poi affittarle si potrebbe risanare il Bilancio comunale… Ora creare occupazione con gli abbattimenti…

“Visto che ragioniamo per paradossi, con gli abbattimenti si potrebbe dare occupazione ad alcune migliaia di persone, in ragione della volumetria da eliminare e in ragione del ripristino della stato dei luoghi di cui nessuno parla”.

La politica siciliana sta facendo qualcosa per affrontare la questione abusivismo? 

“Non mi pare stia facendo molto. Da quello che so, non mi sembra che, da parte del Parlamento siciliano, ci sia voglia di approvare una nuova legge urbanistica”.

Ma non dovrebbe essere approvata una legge di riforma per superare la vecchia legge urbanistica siciliana che risale al lontano 1978?

“Ce lo auguravamo tutti: ma non è così”.

E cosa si vuole fare, allora?

“Ripeto, non mi sembra ci sia la volontà di sostituire, abrogandola, la legge regionale numero 71 del 1978. Si vorrebbero solo aggiungere degli articoli di legge, peraltro inutili. Nel complesso, da quello che si capisce, la nuova formulazione della vecchia legge urbanistica eventualmente riveduta e corretta non affronterebbe il tema dell’abusivismo edilizio in generale e, soprattutto, non affronterebbe il tema dell’abusivismo lungo le coste, ovvero quello delle costruzioni insanabili che oggi si trovano entro i 150 metri dalla battigia. Come se fosse solo una questione della magistratura e non dell’assetto del territorio e dell’ambiente”.

L’abusivismo lungo le coste è un problema serio, perché l’erosione delle stesse coste che, in molti casi, ha colpito alcuni tratti di costa della Sicilia ha complicato le cose: ci sono cittadini che sostengono che loro, quando hanno costruito, si trovavano al di fuori dei 150 metri dalla battigia…

“E questo è un altro problema. E ce n’è un altro ancora: lo scontro tra pianificazioni”.

Ovvero?

“Il rapporto con i Piani paesistici. Chi li ha redatti ha fatto quello che ha voluto complicando ulteriormente le cose”.

Se non ricordiamo male, i Piani paesistici fanno capo all’assessorato ai Beni culturali, mentre l’urbanistica fa capo all’assessorato al Territorio e Ambiente. Insomma, hanno diviso le competenze sulla pianificazione delle attività nel territorio…

“Esatto. Giusto per semplificare la vita. La verità è che Sicilia manca una visione unitaria della pianificazione del territorio regionale. I cittadini impazziscono nell’inseguire i vari Piani che si sovrappongono nelle loro proprietà”.

Già, la semplificazione amministrativa con la quale si sono riempiti la bocca i governanti siciliani dagli anni ’80 ad oggi…

“Per l’appunto”.

Foto tratta da corrieredisciacca.it

 

 

 

 

 

 

 

 

3 gennaio 2019

Autore

GiulioAmbrosetti


ONE COMMENT ON THIS POST To “I Comuni ne hanno inventata un’altra per fare ‘cassa’ sulla pelle dei cittadini: acquisiscono le case abusive e le affittano…”

  1. Nicolò ha detto:

    Belle parole ma quando si farà qualcosa per la nostra amata Sicilia spero presto prima che i comuni ci rovinano la vita è la famiglia

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