Controstoria dell’impresa dei Mille 4/ La prima trattativa tra Stato e mafia la fece Garibaldi
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Controstoria dell’impresa dei Mille 4/ La prima trattativa tra Stato e mafia la fece Garibaldi


Time Sicilia

Presso il Tribunale di Palermo si celebra il processo sulla trattativa tra Stato e mafia. Una trattativa simile andò in scena nel 1860, quando Garibaldi, Francesco Crispi, Rosolino Pilo e Giuseppe La Farina andarono a trattare con i baroni e con gli stessi mafiosi per avere l’appoggio della mafia. Quella di Garibaldi e dei garibaldini è stata la prima trattativa tra il nascente Stato italiano e i mafiosi. Con il regno delle due Sicilia la mafia era fuori e contro lo Stato. Con l’unità d’Italia la mafia entrerà dentro lo Stato italiano. Per non uscirne più

Questa Controstoria dell’Impresa dei Mille è realizzata in collaborazione con il blog I nuovi Vespri. 

12 maggio 1860. Marsala è ”liberata”. Dopo una notte all’addiaccio, i nostri eroi, “con in testa il general”, a cavallo di un baio, regalo di un marsalese, forse antenato dell’attuale sindaco, si mettono in marcia in direzione di Salemi.

“Fatto un bel tratto della consolare, si pigliò la campagna”, scrive il solito Abba. Perché? Non certo per prudenza. Del nemico non si sente dir nulla”, precisa ancora Cesare Abba. E allora?

E’ una sosta tecnica, una visita a domicilio al feudo Rampagallo, di proprietà dei baroni Sant’Anna.

Che c’entrano i baroni? C’entrano, c’entrano…

Le teste pensanti della spedizione, versante siciliano, Francesco Crispi, Rosolino Pilo e Giuseppe La Farina sapevano bene che, senza l’appoggio dei baroni, in Sicilia, non si andava da nessuna parte. Non che i baroni fossero affidabili: facevano una loro politica di sganciamento della Sicilia dallo Stato napoletano, che però prima o poi avrebbe dovuto fare i conti con Torino, perché i baroni, in Sicilia, erano governi dentro il Governo.

Scrive  il barone  Brancaccio: ”Si andava giornalmente nelle vicine campagne per arruolare sotto la bandiera tricolore quei contadini animosi che odiavano la tirannide; era dura necessità reclutare gente di ogni risma”.

Quella sera a Rampagallo si unì ai Mille la prima vera squadra. Così li descrive Abba: “… armati di doppiette da caccia e di picche bizzarre. Parecchi vestono pelli di pecora sopra gli altri panni. Tutti paiono gente risoluta e si sono messi con noi”.

Che gente è veramente?

Nel febbraio del 1860 Michele Amari, il marchese Torrearsa, Filippo Cordova, Mariano Stabile e Vito  D’Ondes Reggio avevano incontrato Francesco Riso e Salvatore La Placa. Erano capipopolo in grado di raggruppare gente sveglia. Poi fu necessario incontrare i baroni e poi, attraverso loro, i gabelloti di riferimento per favorire la marcia di Garibaldi.

Furono incaricati di questa missione Rosolino Pilo e Giovanni Corrao.

Garibaldi, giunto  a Marsala, si aspettava di essere ricevuto da migliaia di persone.

Quando Abba si sveglia a Rampagallo nota che ”Bixio, già in sella, veniva da chissà dove”.

Abba è un sempliciotto, non ha ruoli importanti e non capisce quasi nulla di quello che si verifica attorno a lui. Di queste sparizioni e riapparizioni o di visite misteriose, specialmente alla vigilia di  fatti d’arme, ce ne saranno più di una.

Persino Garibaldi… Ma non anticipiamo.

E’  il 14  maggio, i Mille sono a Salemi. Come bene ha detto Vittorio Sgarbi, per un giorno Salemi è ‘Capitale d’Italia’. Tra un proclama e l’altro, un auto-decreto e una auto-nomina, l’eroe dei due mondi, ormai consacrato, accoglie tra le sue truppe di ‘liberatori’ le squadre dei Baroni di Sant’Anna.

Scrive ancora Abba: “Le squadre arrivano da ogni parte, a cavallo, a piedi, a centinaia; una diavoleria. Ho veduto dei montanari armati fino ai denti con certe facce sgherre, certi occhi che paiono bocche di pistole. Tutta questa gente è condotta da gentiluomini ai quali ubbidisce devota”.

Che quadretto! E questa gente sarebbe pronta a morire per l’Italia e per Vittorio Emanuele? Ma fatemi il piacere!

Di fatto, quella avviata da Garibaldi e dai garibaldini è stata la prima trattativa tra Stato italiano e mafia. Lo Stato italiano nascente inseriva tra le proprie fila i mafiosi, affidandogli un ruolo non certo secondario.

Non siamo i soli a sostenere questa tesi. Valga per tutti la commedia di Giuseppe Rizzotto Li mafiusi di la Vicaria. Dove il protagonista spiega ai suoi, a chiare lettere, che se durante il Regno delle due Sicilie la mafia era stata fuori dallo Stato – e soprattutto nemica dello Stato – con l’avvento dell’Unità d’Italia i mafiosi sarebbero stati dentro i gangli più o meno nascosti del nuovo Stato italiano.

Per la cronaca, il primo funzionario dello Stato a parlare di mafia – o meglio, contro la mafia – è Pietro Calà Ulloa, magistrato, Procuratore del Regno delle due Sicilia a Trapani nel 1836. Pietro Calà Ulloa – che non tradirà mai i Borbone (ricoprirà l’incarico di Primo Ministro anche nel governo in esilio a Roma) è, come già accennato, il primo uomo di Stato a descrivere il sistema di potere mafioso.

La storia successiva dimostrerà quanto sia vera la tesi della mafia che diventa ‘parte dello Stato’ con l’unità d’Italia. Lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia – che peraltro riprenderà la commedia di Giuseppe Rizzotto – concludendo il romanzo I pugnalatori, lascerà intravedere l’ombra della mafia nelle ‘gesta’ di un ex garibaldino – Francesco Crispi – che sarebbe diventato capo del governo italiano.

Ma Crispi non sarà il solo politico italiano sul quale peseranno le ombre dell’ ‘onorata società’. Giolitti governerà il Sud Italia trescando con tutte le mafie e le camarille del Mezzogiorno d’Italia, tramite i suoi celebri ‘Prefetti’.

Dall’abbraccio ella mafia non si salverà il regime fascista. Il ‘Prefetto di ferro’, Cesare Mori – inviato da Mussolini in Sicilia per debellare la mafia – si darà un gran da fare, costringendo molti boss siciliani ad emigrare negli Stati Uniti. Ma a un certo punto, quando le sue inchieste toccheranno alcuni personaggi altolocati, si dovrà fermare: e si fermerà perché si renderà conto che alcuni dei ‘capi’ della borghesia mafiosa erano ai vertici del regime fascista in Sicilia…

Sulle commistioni tra mafia e politica dell’Italia repubblicana non c’è nemmeno bisogno di parlare, se è vero che dal 1948 in poi la storia della mafia sarà anche la storia di continue trattative tra Stato e mafia. L’ultima – forse la più famosa – la già citata trattativa del 1992, è solo l’ultima della cosiddetta Prima Repubblica.

Ma adesso rischiamo di divagare troppo. Quello che è importate ricordare in questa nostra quarta puntata della Controstoria dell’impresa dei Mille è che la prima trattativa tra Stato e mafia, come già ricordato, la fecero Garibaldi e i garibaldini.

Detto questo, ci vediamo alla prossima puntata per la ‘grande’ battaglia di Calatafimi…

Fine quarta puntata/ continua

Qui trovate le prime tre puntare della Controstoria dell’impresa dei Mille

25 agosto 2016

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TimeSicilia


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