Controstoria dell’impresa del Mille 5/ La rivolta dei siciliani contro il servizio militare obbligatorio

Prosegue il nostro ‘viaggio’ tra i retroscena dell’impresa del Mille che stiamo realizzando in collaborazion e con il blog I nuovi Vespri. Dopo la ‘presa (per i fondelli) di Palermo, Garibaldi e i suoi cominciano a mostrare il vero volto: quello di mercenari venuti a conquistare la Sicilia per conto di una monarchia di falliti (i Savoia). I Mille avanzano grazie ai tradimenti dei generali borbonici. Ma imponendo la coscrizione obbligatoria cominciano a farsi detestare dai Siciliani

Prosegue il nostro ‘viaggio’ tra i retroscena dell’impresa del Mille che stiamo realizzando in collaborazione con il blog inuovivespri.it

 Dopo la ‘presa (per i fondelli) di Palermo, Garibaldi e i suoi cominciano a mostrare il vero volto: quello di mercenari venuti a conquistare la Sicilia per conto di una monarchia di falliti (i Savoia). I Mille avanzano grazie ai tradimenti dei generali borbonici. Ma imponendo la coscrizione obbligatoria cominciano a farsi detestare dai Siciliani

E così, l’esercito di Francesco II delle Due Sicilie, forte (!) di quasi 20.000 soldati, ben armati ed equipaggiati, si è arreso ai mille più mille, e si è imbarcato alla volta di casa. Il suo comandante in capo, Generale Lanza, tra il ludibrio dei suoi uomini, si avvia mestamente in direzione della fortezza di Ischia, dove lo aspetta la Corte marziale.

Come vedete, a pezzi e talloni, tradimento dopo tradimento, l’Italia si sta facendo; e adesso bastano altri due Giuda e il gioco in Sicilia sarà fatto. A tempo debito ve li presenteremo.

Intanto il vento cambia un po’. Il solito Abba non capisce nulla, ma registra.

“Questo popolo che ci ha fatta la luminara la notte del 25 Maggio quando eravamo pochi e con poche speranze, adesso non ci riconosce più. Ma che abbiamo fatto?”.

Bestia! Che cosa avete fatto? Glielo spiega fra Pantaleo da Castelvetrano, il monaco guerriero.

“Questa gente ci si è fatta nemica per la coscrizione decretata dal Dittatore”.

Altra bestia! E si capisce! Chi andrà a lavorare nelle campagne se si deve fare obbligatoriamente il servizio militare? E in una terra di contadini in cui figli sono tutto, che si fa? Si abbandonano le campagne? Che testa l’eroe dei due mondi! Però a Salemi, nel suoi proclami, di questo non aveva parlato!

Tanti Siciliani – o meglio, tanti meridionali si rifiuteranno di andare a servire per sette anni l’esercito sabaudo. E per questo verranno trattati da “briganti”. E molti, vista l’occasione, briganti lo diventeranno per davvero.

Ma il peggio deve ancora venire, quando si tratterà di mantenere una promessa fatta: la terra a chi la lavora.

La compagnia si divide. Una parte dei mille più mille si dirige verso l’interno della Sicilia, con l’obiettivo di raggiungere Catania; un’altra, guidata da Garibaldi, orbita sulla Sicilia tirrenica.

I Borbone sono scomparsi (ma vi rendete conto?). Ma anche i siciliani. Ancora Abba:

“. . . i soldati vanno e vengono per le vie sudice (grazie!). Cittadini se ne vedono pochi, scamiciati, indifferenti. Però è sempre la stessa storia. Se un borgo ci accoglie bene, quello che viene dopo ci tiene il broncio, poi l’altro appresso torna a far festa”.

Se oltre a saperli descrivere, capisse che nei paesi in festa sono presenti quello che vogliono che tutto cambi perché nulla cambi, avrebbe la risposta.

Misilmeri, (brutta accoglienza), Villafrati (scaramuccia con picciotti di sgarro), Roccapalumba (in campagna, un deserto che vive, il paese in festa). Alia, Vallelunga, Santa Caterina, Resuttano (con siparietto di un tribunale militare con annesse esecuzioni) e Caltanissetta.

“Fatti i conti – osserva Abba, che continua a non capire nulla – dei siciliani che ci seguirono da Palermo in qua, un mezzo centinaio se ne sono già andati…”.

Viva la rivoluzione! Viva il popolo!

Fine quinta puntata/ Continua

Qui potete trovare le prime quattro puntate della nostra Controstoria dell’impresa dei Mille

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