Corleone sciolto per mafia, la sindaca: “Pago il conto di chi non ha pagato in passato”

Lea Savona aspetta di leggere il decreto, ma parla anche di accanimento politico e di responsabilità non necessariamente legate al suo operato…

All’indomani della decisione del Consiglio dei Ministri che ha sciolto il Comune di Corleone per presunte infiltrazioni mafiose, la sindaca Lea Savona non si morde la lingua. Dice di non avere letto ancora le motivazioni e di aspettare, dunque, di avere tra le mani il decreto per agire di conseguenza, e che sicuramente “ci saranno motivazioni pesanti”, ma non esita a parlare di  “un accanimento politico mostruoso contro di lei” e di stare pagando “un conto di chi non ha pagato in passato”. 

Nel corso di una intervista rilasciata al moralizzatore.it dice anche di “avere sempre affidato appalti attraverso bando pubblici, mai con affidamenti diretti, né collusioni e sempre secondo le normative previste. Ma io parlo del mio operato, non è detto che lo scioglimento riguardi la mia azione”. 

 

La notizia era comunque nell’aria da quando, lo scorso gennaio, il ministro degli Interni Angelino Alfano aveva reso noto che erano in corso ispezioni sull’assegnazione di alcuni appalti come quello relativo alla costruzione di un impianto polivalente nei pressi del campo sportivo.

La gara – bandita dalla precedente amministrazione- era finita nel mirino della Procura di Palermo che nel 2014 aveva arrestato un dipendente comunale, Antonio Di Marco, indicato dagli inquirenti come il nuovo capo mandamento e che era custode del campo sportivo, dove si sarebbero svolti anche summit di mafia.

“Nessuno immaginava – aveva dichiarato allora il sindaco – che questo dipendente comunale potesse essere colluso”.

Ma nel fascicolo era finito anche il fratello del primo cittadino, Giovanni Savona. Un mafioso di Chiusa Sclafani, come risulterebbe da una intercettazione lo considerava un amico ma “allacciato con Mario”. Dove Mario sarebbe Mario Grizzaffi, fedelissimo di Totò Riina e fratello del boss Giovanni.

Una amicizia che sarebbe servita a fare pressioni sempre in tema di appalti pubblici.

Va da sé che in queste ore si fanno ricostruzioni basate su quello che si sussurra e su quello che si sospetta. Come ha detto la sindaca, bisogna in effetti aspettare di leggere il decreto di scioglimento per farsi una idea precisa.

Eletta con una lista civica di centrodestra nel 2012, Lea Savona ha anche vinto il premio intitolato alla memoria del giudice Paolo Borsellino, e lo scorso Gennaio era stata ascoltata anche dalla Commissione antimafia regionale: “Avrò peccato di leggerezza, inesperienza, qualche sbavatura — aveva dichiarato— ma non posso essere considerata vicina ad ambienti mafiosi. Rinnegherei il nome che porto e mi dissocerei dalla mia stessa famiglia se mio fratello fosse coinvolto in qualche organizzazione”.

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