Corpo Forestale: il TAR Abruzzo ‘boccia’ la riforma voluta dal Governo Renzi
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Corpo Forestale: il TAR Abruzzo ‘boccia’ la riforma voluta dal Governo Renzi


C. Alessandro Mauceri

Ragazzi, il Governo Renzi è stato veramente un grande disastro. Al di là delle bugie raccontate su una ‘presunta’ ripresa economica dell’Italia, ci sono i fatti che i vari ‘Muculpop’ di regime non possono nascondere: come la ‘bocciatura’ della riforma del Corpo Forestale voluta dal Renzi e dal suo pessimo Governo. Un’altra sconfitta per la Ministra Madia

Pezzo dopo pezzo la riforma Madia (dal nome della ministra del governo Renzi che l’ha proposta, Marianna Madia), rischia di essere fatta… a pezzi. Dopo la riforma della Pubblica Amministrazione, a finire sotto l’analisi dei giudici ora è quella sui forestali. Ad essere revocata ora potrebbe essere la soppressione del Corpo Forestale dello Stato che avrebbe dovuto essere assorbito dai Carabinieri.

A bloccare tutto è stato il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) Abruzzo, sezione di Pescara, al quale si erano rivolti il vice sovrintendente della Forestale, Vincenzo Cesetti, e molti suoi colleghi. Con l’Ordinanza n.235 del 16/08/2017, il TAR Abbruzzo ha accolto il ricorso contro la militarizzazione degli ex Forestali finiti per legge (e non per scelta) nell’Arma dei Carabinieri.

Secondo i Giudici amministrativi abruzzesi, la legge delega, la n.124/2015, non avrebbe potuto contenere una “delega” per rivisitare la tutela Ambientale, di cui il Corpo Forestale dello Stato è parte fondamentale.

Per questo il TAR Abbruzzo ha chiesto l’intervento della Corte Costituzionale sul decreto legislativo con un’ordinanza che mette in risalto “diversi profili di illegittimità costituzionale”. A questo si aggiungerebbero i problemi già sottolineati all’epoca del fare in fretta e furia del “governo del fare” e legati alla “militarizzazione” del personale. Secondo i giudici amministrativi, l’assorbimento del personale sarebbe in controtendenza rispetto ai principi generali dell’ordinamento, alle linee evolutive di questo nel tempo e alle recenti scelte dello stesso legislatore.

Quello dei giorni scorsi è solo l’ennesima ‘bocciatura’ per la legge che porta il nome della ministra di Renzi: lo scorso anno la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 251/2016, ha già dichiarato parzialmente incostituzionale i decreti attuativi su dirigenza pubblica e servizi pubblici locali (ritirati), quelli sui cosiddetti “furbetti del cartellino” (viziati di incostituzionalità), quelli sulle partecipate e la parte in cui prevedeva solo il “parere”, e non l’“intesa”, con le Regioni per cinque decreti legislativi di attuazione (dirigenza sanitaria, licenziamento disciplinare, società partecipate, dirigenza pubblica, servizi pubblici).

Un fallimento che ha avuto conseguenze non indifferenti: alcuni decreti legislativi erano già entrati in vigore al momento della sentenza della Consulta (i rimanenti due non sono stati più emanati). La ‘bocciatura’ della Corte Costituzionale ha obbligato le amministrazioni a cambiare e stravolgere tutto per due volte nel giro di pochi mesi.

Ora con il blocco della parte che riguarda i forestali, è stato emesso l’ennesimo giudizio sull’operato del governo Renzi. Un “governo del fare” in fretta e furia, ma con molti, troppi errori. E con conseguenze penose per un’Italia già in crisi.

 

20 agosto 2017

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AlessandroMauceri


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