Che cosa mangiare per ridurre il rischio di contrarre la malattia di Alzheimer
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Che cosa mangiare per ridurre il rischio di contrarre la malattia di Alzheimer


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Alla base di questa malattia c’è l’infiammazione cronica tissutale, cioè dei tessuti. L’infiammazione fa sempre male e fa danni seri, a lungo andare, nelle cellule nervose. E allora? E allora bisogna imparare come nutrirsi. Privilegiando i cibi che contengono quelle sostanze che ci aiutano a evitare o a combattere le infiammazioni. Il segreto, insomma, è nel cibo che mangiamo ogni giorno

di Maddalena Albanese

La malattia di Alzheimer è una patologia del sistema nervoso centrale caratterizzata dalla perdita della memoria e con essa delle facoltà cognitive, per cui il malato si trova lentamente a perdere la memoria dei fatti recenti e la capacità di svolgere le azioni della vita quotidiana, partendo prima quelle complesse per arrivare via via a quelle più semplici, fino a non sapere tenere in mano un cucchiaio.

Vi sono due tipi di Alzheimer. Il primo è quello cosiddetto giovanile, ereditario, legato ad un gene specifico; il secondo è quello dell’età avanzata che comprende oltre il novanta per cento dei casi di questa malattia.

Da un punto di vista patogenetico l’Alzheimer è legata alla deposizione, tra le cellule nervose, delle placche di amiloide. Questa è una proteina normalmente prodotta dal tessuto di sostegno delle cellule nervose, chiamato Glia, ma altrettanto normalmente è anche degradata dalle cellule gliali. Il meccanismo anomalo, a causa del quale si deposita una quantità eccessiva di amiloide, “formando le placche amiloidi”, è l’infiammazione cronica tissutale.

L’infiammazione cronica tissutale è un insieme di attività cellulari anomale che culminano nella produzione continua di ossidanti (i ROS, reactive oxygen species). I ROS sono delle molecole che mancano di un elettrone, e viaggiano impazzite come flipper letali nei tessuti, rubando elettroni ad altre molecole, rendendole instabili a loro volta, finché non trovano una molecola, i cosiddetti antiossidanti, che contenendo un elettrone “in più” lo possono donare senza problemi, disinnescando così i meccanismi di instabilità tissutale.

Tornando alla malattia di Alzheimer, i ROS danneggiano le capacità delle cellule gliali di degradare la placca amiloide, questa a sua volta impedisce i normali contatti tra le cellule nervose ed anche il loro trofismo, cioè la loro buona salute.

Nella formazione dei ROS entra comunque anche la dieta ricca di amidi e di zuccheri semplici che , con le impennate continue della glicemia, comporta la formazione di ulteriori radicali liberi, contribuendo al danneggiamento delle cellule nervose.

Inoltre la dieta ricca di amidi e zuccheri semplici stimola la formazione di glicoproteine e lipoproteine, dette AGE, che sono delle sostanze tossiche per i tessuti, in quanto stimolano le cellule su cui si attaccano tramite appositi recettori (i RAGE) a produrre ulteriori radicali liberi.

I meccanismi sopra descritti (per forza di cose in maniera molto stringata) non si verificano nell’arco di pochi mesi prima dell’esordio della malattia, ma si sviluppano lentamente lungo alcuni decenni, durante i quali noi mangiamo amidi e zuccheri come se non ci fosse un domani e le cellule nervose lottano da sole una guerra che perderanno. Quando queste saranno degli ammassi di filamenti avvizziti ed atrofici si manifesterà la malattia, ma ormai sarà troppo tardi.

Le case farmaceutiche ci mettono a disposizione vari integratori alimentari, che sono sicuramente utili, ma insufficienti, anche perché le vitamine, gli oilgoelementi e gli antiossidanti sintetici spesso sono meno assorbiti ed in parte dispersi.

La prima regola per prevenire l’Alzheimer è ridurre gli amidi e gli zuccheri semplici; se si è intolleranti a qualche costituente alimentare come glutine, lattosio, soia etc, evitare di assumerlo (come potete leggere qui) e poi assumere alimenti che contengono gli antiossidanti necessari a proteggerci.

Il primo di questi è la vitamina C che ha grandi capacità antiossidanti. La vitamina C è riccamente contenuta nella frutta (kiwi ed agrumi, ribes nero) e nella verdura a foglia verde (cavolo riccio, prezzemolo, spinaci).

Altra sostanza molto utile è la Quercetina che blocca la gliosi e lo stress ossidativo mitocondriale delle cellule nervose che comporta l’invecchiamento. La quercetina è presente nei mirtilli, nell’uva rossa, nelle clementine, nei mandarini, nelle mele, nel sedano, nelle cipolle, nei capperi.

Il Pinocembrino sembra essere un toccasana per la degenerazione del sistema nervoso centrale, perché blocca l’interazione tra la placca amiloide ed i RAGE presenti sulle cellule nervose, riducendo la formazione di radicali liberi. Il Pinocembrino sembrerebbe riuscire anche a far regredire le forme di Alzheimer ancora in fase precoce. Il Pinocembrino è contenuto nel miele, nella propoli e nella pianta Damiana.

Le Antocianine presenti nei frutti blu e rossi sembrerebbero ridurre la progressione della malattia in fase precoce. L’efficacia sarebbe stata provata dalla risonanza magnetica nucleare funzionale che ha dimostrato un miglioramento delle funzioni cerebrali.

Anche gli acidi grassi della serie omega 3 riducono le dimensioni delle placche amiloide, permettendo una regressione della malattia in fase precoce. Gli acidi grassi omega 3 li troviamo nel pesce azzurro, soprattutto acciughe, seguite poi da sarde, sgombri, etc.

Altrettanto efficace è la Curcumina, pigmento estratto dalla Curcuma longa, considerato il più potente antiossidanti presente in natura. Insomma, utilizzare la Curcuma in cucina fa bene alla salute.

C’è anche la vitamina E, che blocca la degradazione degli acidi grassi che compongono le membrane cellulari e la mielina, migliorando la trasmissione nervosa. E’ contenuta nei semi oleosi: noci, nocciole, mandorle, olio di oliva, olio di germe di grano.

Quindi la vitamina A, che invece il sistema nervoso centrale con la propria azione antinfiammatoria. È contenuta nei frutti ed ortaggi gialli e arancioni e nel tuorlo delle uova: tuorlo che contiene anche fosfatidilcolina e fosfatidilserina, sostanze che entrano nella costituzione delle membrane cellulari e della mielina.

L’Oleuropeina è invece un antiossidante che si è cominciato a studiare recentemente, estratto dai semi dell’Ulivo e che probabilmente sarà disponibile per uso umano sotto forma di integratore.

In ultimo, ma non per importanza, è la vitamina B12, che trasforma l’omocisteina in meteonina, sostanzialmente neutralizzandone gli effetti ossidativi. Infatti, elevati valori di omocisteina sono presenti nei malati di Alzheimer.

Questa dissertazione può sembrare lunga e complicata, ma non lo è, perché l’argomento è complesso e delicato. Il messaggio che vorrei venisse trasmesso è che dobbiamo mangiare ogni giorno abbondanti quantità di verdure di vario tipo, due tre porzioni di frutta, sempre di stagione, pochi amidi e possibilmente integrali e a chilometro zero. A colazione un cucchiaino di miele ogni giorno.

In ultimo, è fondamentale mantenere attivo il cervello, non solo durante la terza età, ma anche durante la prima è la seconda: quindi no ai talk show o ai reality televisivi che piallano il cervello, sì ai libri ed alle attività intellettuali e fisiche.

Buona vita a tutti!

albanesemaddalena@gmail.com
specialista in gastroenterologia

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22 marzo 2017

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