Crisi turca: e se gli Stati Uniti avessero deciso di colpire la Germania attraverso la Turchia?
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Crisi turca: e se gli Stati Uniti avessero deciso di colpire la Germania attraverso la Turchia?


Time Sicilia

La nostra, sia chiaro, è soltanto una supposizione. Ci guardiamo bene, a differenza di come fa l’attuale Ministro degli Esteri italiano, ‘l’europeista’ Enzo Moavero, a dare chiavi di lettura certe sulla crisi che si è aperta in Turchia. Noi, però, facciamo notare che, se dovesse crollare il sistema Erdogan, una gran massa di migranti si riverserebbe in Germania. E allora…

di Economicus

La mentalità convenzionale italiana, che si identifica con chi propugna l’adesione ai dettami dell’Unione Europea dell’euro, ha già deciso: la crisi che ha colpito moneta della Turchia è il frutto della debolezza di questo Paese. Qualche commentatore economico lungimirante ha lasciato intendere che se la Turchia avesse spinto con maggiore determinazione verso l’integrazione con la ‘Grande’ Unione Europea oggi non si troverebbe in queste difficoltà.

Molto ‘profonda’ anche la considerazione dell’attuale Ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero – notoriamente più vicino a Bruxelles che al Movimento 5 Stelle e alla Lega – che, dando per scontato che l’euro sia una “moneta forte”, sostiene che la crisi della Turchia deve servire da monito ai sovranisti e, in generale, a quegli italiani che si battono per l’uscita del nostro Paese dell’euro.

Detto questo, noi proviamo ad azzardare un’altra chiave di lettura. Partendo da una frase recente di Donald Trump, là dove dice che “l’Unione Europea è nemica degli Stati Uniti d’America”.

A questo punto torniamo indietro nel tempo. E, precisamente, alla fine degli anni ’90 del secolo passato, quando si stavano mettendo a punto gli ultimi ‘ritocchi’ dell’euro, la moneta europea che sarebbe entrata in vigore l’1 gennaio 2002.

Già allora si diceva in giro che l’euro sarebbe stata una moneta forte e che avrebbe scalzato il dollaro negli scambi internazionali. Una follia. 

Altro particolare degno di nota: l’euro entrerà in vigore circa 100 dopo la crisi dell’11 settembre: momento di massima debolezza degli Stati Uniti d’America. Un caso?

Vediamo, adesso, di esaminare, per grandi linee, cos’è successo da allora ad oggi. Abbiamo scoperto – contrariamente a quello che dice il nostro Ministro degli Esteri, l’europeista Moavero – non solo che l’euro è una moneta fragile, ma che ha creato grande scompiglio in almeno la metà dei Paesi che sono caduti in quella che, alla fine, si sta rivelando una squallida trappola monetaria gestita da una banca privata – la BCE (Banca Centrale Europea) – che ha mostrato e che continua a mostrare grandi limiti.

Non solo l’euro non ha sostituito il dollaro nei mercati internazionali, ma gli USA, a partire dal 2011, hanno imposto il dollaro nel mondo in termini sempre più pesanti e aggressivi.

In Italia si dilettano a rintracciare differenze tra Obama e Trump, non capendo che, al di là degli atteggiamenti diversi di questi due Presidenti USA rispetto alle multinazionali, la politica americana, rispetto all’Unione Europea, è sempre la stessa.

Obama – sfruttando anche l’esigenza della Francia di eliminare Gheddafi e il gioco monetario che stava creando in Africa – ha ‘ridisegnato’ la mappa del Nord Africa e del Medio Oriente.

Il caos creato in Siria e in Libia ha accentuato le onde migratorie verso l’Europa, che hanno un unico obiettivo: disgregare l’Unione Europea.

L’Italia di Renzi ha risposto in modo demenziale all’abile mossa di Obama, facendo diventare i porti italiani – in realtà, per lo più i porti della Sicilia – l’approdo di tutti i migranti che arrivano dal Mediterraneo (probabilmente in questa storia ci sono retroscena – che riguardano anche le navi delle ONG – che ancora non si conoscono).

La Germania, a differenza dell’Italia, ha capito benissimo quello che stava succedendo. E ha parato il colpo facendo pagare all’Unione Europea il blocco del flusso dei migranti che, passando dalla Turchia, si riversavano soprattutto nella stessa Germania, dal momento che Polonia e Ungheria – due Paesi governati da politici che hanno capito benissimo il ‘gioco’ americano – hanno chiuso le frontiere.

Da qualche anno la Germania tiene perché tutta l’Unione Europea, controllata a bacchetta dalla Germania, paga una barca di soldi alla Turchia per non fare passare i migranti.

Nel 2016 gli USA hanno sferrato il primo colpo alla Turchia con il tentato colpo di Stato. Hanno attaccato la Turchia perché sanno che, se crolla il sistema Erdogan (leggere il leader di questo Paese), il caos che ne scaturirebbe finirebbe col ridare fiato alla migrazione in massa verso la Germania.

Due anni fa Erdogan (e chi l’ha aiutato) ha parato il colpo. Oggi la ‘zampata’ di Trump sulla Lira turca è molto raffinata. E arriva dopo i dazi contro la Cina.

Tutti i aspettavano i dazi doganali americani per colpire l’industria automobilistica tedesca. Per la cronaca, con mezza Europa impoverita dalle demenziali politiche del ‘rigore’ dell’Unione Europea a trazione tedesca, i dazi doganali USA sulle auto tedesche avrebbero un effetto dirompente sull’economia della Germania.

Invece Trum, a sorpresa, ha assestato la prima ‘botta’ alla Turchia. Sarà interessante il seguito: perché un seguito ci sarà.

Il Ministro ‘europeista’ Moavero dice che i sovranisti italiani sono serviti? Noi scegliamo la via della cautela. Anche perché, lo ribadiamo, aspettiamo l’evoluzione della crisi turca.

Però una cosa la possiamo anticipare. Se nei prossimi giorni l’Unione Europea andrà in soccorso alla Turchia di Erdogan, ebbene, ciò significherà che il Ministro Moavero ha praticamente sbagliato tutto (o ha capito tutto e ha fatto finta di non capire).

Se la UE – ribadiamo – andrà in soccorso della Turchia, ebbene, sarà chiaro a tutti che l’attacco alla Lira turca non è altro che il primo ‘sfondamento’ USA contro la Germania, che fino ad oggi ha guidato il folle progetto di sostituire l’euro con il dollaro.

Cosa deve augurarsi l’Italia? Che Trump continui nell’azione di sfondamento sulla Germania, magari sommando alla crisi che si sta aprendo in Turchia una bella ‘botta’ all’industria automobilistica tedesca con l’introduzione di dazi doganali ‘pesanti’.

Se così avverrà, i tedeschi capirebbero finalmente alcune cose.

La prima cosa è che le politiche restrittive che hanno imposto all’Eurozona – che oggi, checché ne dica Mario Draghi, fa acqua da tutte le parti – impoverendo molti Paesi europei, impediscono oggi agli abitanti di questi stessi Paesi di acquistare le automobili tedesche. Scippando soldi agli altri Paesi europei con il gioco dei tassi d’interesse (Grecia) e con lo spread (Italia), i tedeschi hanno creato le condizioni per ‘auto-incaprettarsi’.

La seconda cosa che capirebbero è che se sono riusciti a bloccare la democrazia in Europa corrompendo quello che resta dei socialisti europei e grazie a un’informazione che non denuncia l’assenza di democrazia (clamorosa l’applicazione del CETA dal settembre dello scorso anno, calpestando le prerogative dei Parlamenti di 27 Paesi europei!), ciò non significa che la democrazia, in Europa, è stata sconfitta.

La terza cosa che capirebbero è che solo avere pensato di sostituire negli scambi internazionali il dollaro con l’euro è stato un errore gravissimo. Che ha scatenato la reazione degli Stati Uniti: reazione che non si fermerà fino a quando l’Unione Europea dell’euro non sarà a pezzi.

Hanno torto gli USA di oggi a considerare l’Unione Europea dell’euro ‘nemica’?

Detto questo, ricordiamoci che più aumenteranno i problemi per l’Unione Europea dell’euro a trazione tedesca, maggiore sarà la possibilità di manovra per l’Italia. Auguriamoci, allora, che gli Stati Uniti mettano sotto pressione la Germania tra questione turca e dazi doganali, perché questo, inevitabilmente, indebolirà i vincoli dell’Eurozona, lasciando in pace l’Italia e l’attuale Governo.

Non dobbiamo mi dimenticare che, senza America, Russia e Inghilterra, i tedeschi, nel 1943, avrebbero ridotto l’Europa a una grande colonia tedesca.

Ci stanno riprovando, questa volta con la moneta unica, in modo più raffinato, ma non per questo meno pericoloso. Non è un caso che il Regno Unito (che, peraltro, non ha aderito all’euro assieme ad altri Paesi europei) si sia tirato fuori dall’Unione Europea.

Con molta probabilità toccherà, ancora una volta, gli Stati Uniti, alla Russia e agli inglesi liberare l’Europa dalla nuova tirannide dell’euro.

Foto tratta da it.sputniknews.com

 

12 agosto 2018

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TimeSicilia


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