Cyber bullismo: la legge finalmente c’è, ma i dubbi sono ancora tanti

Un fenomeno che continua a diffondersi a macchia d’olio e che miete moltissime vittime sul suo cammino

Per cyber bullismo s’intende ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori. Ma anche la diffusione di contenuti online (anche relativi a un familiare) al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo

Dopo anni di attesa anche l’Italia pare abbia finalmente la propria legge sul cyber bullismo. Un fenomeno che continua a diffondersi a macchia d’olio e che miete moltissime vittime sul suo cammino. Secondo i dati del centro nazionale di ascolto di Telefono Azzurro nel lasso di tempo che va da ottobre 2014 a dicembre 2015 sarebbero non meno di 4.402 i casi con motivazione conosciuta. Ma i numeri reali potrebbero essere molto più alti: il cyber bullismo è un fenomeno che spesso rimane nascosto. Secondo alcuni dati recenti, solo 1 bambino su 5 informa un adulto di esserne stato vittima. Bambini e adolescenti coinvolti in episodi di bullismo o di cyberbullismo non ne parlano o perché se ne vergognano o, ancora peggio, perché pensano che non otterrebbero alcun risultato concreto. E visto il testo della nuova legge, sorgono forti dubbi sul fatto che la situazione possa cambiare.

Molti di quelli che si aspettavano che con la nuova legge le cose sarebbero cambiate rimarranno delusi. La nuova legge approvata con 432 voti a favore e nessun contrario alla quarta lettura dopo un iter interminabile (è passata per ben tre volte tra le aule e le commissioni di Montecitorio e Palazzo Madama), pare avere alcuni lati positivi, ma anche molte lacune. Di positivo c’è, finalmente, la definizione di cosa debba essere definito cyber bullismo: bullismo: ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori.   Ma anche la diffusione di contenuti online (anche relativi a un familiare) al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo.

Passando alle misure da adottare ecco, però, che vengono fuori le prime pecche: il raggio d’azione è circoscritto ai minorenni dai 14 anni in su. Cosa che impedirebbe di agire nel caso di azioni di cyber bullismo condotte da soggetti maggiorenni su vittime a loro volta maggiorenni non si sa. Così come non si sa come intervenire nel caso di azioni di cyber bullismo al di sotto dei 14 anni.

Anche la possibilità per le vittime di presentare un’istanza al gestore del sito internet o del social network per ottenere l’oscuramento, la rimozione dei contenuti in questione entro 48 ore dalla ricezione dell’istanza o il blocco dei contenuti ritenuti offensivi o lesivi della dignità del minore pare alquanto blanda: agli autori di simili violenze non sarebbe poi troppo difficile ricominciare utilizzando un altro gestore telefonico o un altro indirizzo internet dato che il termine “gestore“ non contempla né i provider, né i motori di ricerca.

Quanto all’istituzione di un Tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyber bullismo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ebbene, si tratta certamente di una misura interessante. A patto però che dia risultati concreti entro breve tempo: torna alla memoria, infatti, la creazione dell’Osservatorio per i diritti dell’infanzia che, secondo quanto dichiarato dalla Garante per l’Infanzia, non sarebbe stata in grado neanche di capire quale sia la situazione in Italia.

Il rischio è che questo il Tavolo tecnico per discutere del problema del cyber bullismo possa contribuire poco a debellare questo fenomeno.

Parlare di “promozione di un ruolo attivo degli studenti nel contrasto al fenomeno” forse non servirà a molto: da anni la Polizia Postale collabora attivamente con le scuole per sensibilizzare alunni e docenti. La nuova legge prevede l’obbligo per ogni istituto scolastico di individuare un docente con funzioni di referente per le iniziative contro il cyber bullismo, che collabori con forze di Polizia, associazioni e centri di aggregazione giovanile presenti sul territorio in caso di necessità. Forse potrà fare di più la “specifica formazione del personale scolastico”, ma visti i fondi a disposizione non c’è molto da sperare.

Così come sono ancora da definire le misure di sostegno e rieducazione per i minori coinvolti. Aspetti tutt’altro che secondari visto che, secondo alcune fonti, le risorse destinate alla lotta al cyber bullismo e alle misure correlate ammonterebbero ad una cifra intorno ai 200mila euro all’anno, ovvero 5 euro per ognuna delle 40mila e più scuole italiane (per salvare le banche invece non è stato difficile trovare e di corsa diversi miliardi di euro!).

Quanto alle misure nei confronti dei responsabili di atti di cyber bullismo queste appaiono eccessivamente blande. In caso di condotte di ingiuria (art. 594 c.p.), diffamazione (art. 595 c.p.), minaccia (art. 612 c.p.) e trattamento illecito di dati personali (art. 167 del codice della privacy) commessi mediante internet da minori ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne, fino a quando non è proposta querela o non è presentata denuncia è applicabile la procedura di ammonimento da parte del questore che convocherà il minore, insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale. Ma nulla di più. Anzi gli effetti dell’ammonimento cessano al compimento della maggiore età.

Altra lacuna importante è quella riguardante gli atti commessi da minori al di sotto dei 14 anni d’età. Misure blande e che rischiano di non essere sufficienti ad arginare il fenomeno. Come ha riconosciuto la stessa senatrice Elena Ferrara tra i promotori della legge:

“Sicuramente si poteva fare di più ampliando l’ambito di applicazione della norma al bullismo in generale, ed estendendo le misure di tutela anche agli adulti, ma si è privilegiata l’esigenza di scongiurare ulteriori rinvii nell’approvazione definitiva della legge, che grazie al voto di oggi sarà pienamente operativa già per l’inizio del nuovo anno scolastico”.

Un giudizio importante, quello della presentatrice della legge dato che ha potuto toccare con mano cosa significa cyber bullismo: fu proprio lei ad occuparsi del caso di cyber bullismo nei confronti di una sua alunna 14enne che si tolse la vita in seguito alla condivisione di un video che la vedeva protagonista.

Era il 2013. E da allora i casi di cyberbullismo denunciati sono aumentati al ritmo dell’8% annuo…

 

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