Dedicato a chi oggi ha osannato Renzi in Sicilia tra balle e manganelli…
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Dedicato a chi oggi ha osannato Renzi in Sicilia tra balle e manganelli…


Time Sicilia

Mentre Renzi – piombato per l’ennesima volta in Sicilia tra balle, proteste e manganelli – promette mari e monti, il suo braccio destro nell’Isola, assessore Baccei, sta ‘alleggerendo’ il Bilancio regionale di altri 3 miliardi di Euro all’anno con allucinanti norme di attuazione che interpretano – e applicano – in favore di Roma l’articolo 36 dello Statuto autonomistico siciliano. Che dire? Non ci resta celebrare i siciliani che l’hanno osannato pensando agli Avvertimenti di Scipio da Castro… 

Ecco a voi Matteo Renzi in Sicilia. Proteste e manganellate a Palermo per studenti e docenti universitari (qui il video). Proteste a Trapani dove il capo del Governo è entrato e uscito da una porta di servizio di un cinema. Gli è andata un po’ meglio a Taormina, dove si è esibito nella ‘menata’ del G7 nella nostra Isola: promesse di commesse e appalti. Quindi una toccata anche a Messina, per presentare il solito ‘Patto’: investimenti con i soldi già nostri che lui ci ridà più che dimezzati (ammesso che ci siano ancora…). Insomma volgarità della politica dell’accattonaggio.

Del resto, vista dal suo punto di vista – cioè dal punto di vista di Renzi che guarda alla politica siciliana – beh, il presidente del Consiglio dei ministri non può che vedere accattoni.

Come possono essere definiti i deputati dell’Assemblea regionale siciliana che hanno votato il ‘Patto scellerato atto II’ tra lo stesso Renzi e il presidente della Regione, Rosario Crocetta?

Penalizzazioni a carico dei siciliani a più non posso. E nuove rinunce ai contenziosi per regalare i nostri soldi a Roma.

Dopo il voto di Sala d’Ercole – capolavoro ascaro del presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone – il ‘Patto scellerato atto II’ è stato infilato in una legge dello Stato.

Risultato: nel silenzio generale la lunga mano di Renzi in Sicilia, ovvero l’assessore-commissario all’Economia, Alessandro Baccei – grazie a una compiacente Commissione paritetica Stato-Regione – con norme di attuazione degne di chi le ha proposte, sta stravolgendo l’articolo 36 dello Statuto autonomistico siciliano.

Ma di questo, oggi, Renzi non ha parlato. Meglio raccontare balle a Palermo, a Trapani, a Taormina e a Messina. Alla ricerca di voti per il sì al referendum (o almeno questa è la sua illusione).

Che succederà con le truffaldine norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto?

Niente di nuovo: Roma ci ruberà circa 3 miliardi di Euro all’anno. Con l’avallo del PD siciliano.

E mentre Baccei fa il lavoro sporco – coperto da un’informazione che, in buona parte, non c’è – Renzi viene in Sicilia a raccontare balle: la Sicilia di qua, la Sicilia di là e bla bla bla.

Se qualcuno si permette di dissentire, manifestando il proprio dissenso scendendo in strada, zact!, ecco le manganellate. E pazienza se a prendere le botte sono anche i docenti universitari che non sono andati a Teatro Massimo di Palermo a osannare Renzi: male per loro!

Questa è l’Italia. E l’Italia – come diceva Leonardo Sciascia, è una regione “molto italiana”.

E i siciliani? Forse, per capire il senso dell’inaugurazione dell’anno accademico andato in scena a Palermo, presso il Teatro Massimo messo a disposizione dal sindaco, Leoluca Orlando (scelta giustissima, perché i personaggi sono da opera lirica…), vale la pena rileggere un passo degli Avvertimenti di Scipio Da Castro a Marco Antonio Colonna quando andò vicerè in Sicilia:

“I siciliani generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. D’altra parte, sono obbedienti alla Giustizia, fedeli al Re, e sempre pronti ad aiutarlo, affezionati ai forestieri e pieni di riguardi nello stabilirsi delle amicizie. La loro natura è fatte di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano in tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano nati per servire…”.

Togliamo solo il sembrano e…

I ricercatori universitari: “L’invito a Renzi? Come una vittima che invita il carnefice”

 

 

 

22 ottobre 2016

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TimeSicilia


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