Egregio Bruno Vespa: se ha coraggio organizzi una serata sull’Euro con Enrico Letta, il Ministro Padoan e gli economisti Nino Galloni e Alberto Micalizzi

A noi l’idea sembra buona. Finalmente Letta e Padoan, che parlano senza fare capire agli italiani quello che dicono e che fanno, se la dovrebbero vedere con due interlocutori che spiegherebbero cos’è realmente il sistema ‘a pagamento’ Euro. E, soprattutto, che cosa succederà tra qualche anno all’economia italiana (cioè alle famiglie e alle imprese) se – come ha annunciato Padoan – l’Italia dovesse vendere la Cassa Depositi e Prestiti per pagare una ‘rata’ di 5 miliardi di Euro di debito pubblico

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A noi l’idea sembra buona. Finalmente Letta e Padoan, che parlano senza fare capire agli italiani quello che dicono e che fanno, se la dovrebbero vedere con due interlocutori che spiegherebbero cos’è realmente il sistema ‘a pagamento’ Euro. E, soprattutto, che cosa succederà tra qualche anno all’economia italiana (cioè alle famiglie e alle imprese) se – come ha annunciato Padoan – l’Italia dovesse vendere la Cassa Depositi e Prestiti per pagare una ‘rata’ di 5 miliardi di Euro di debito pubblico

Lunedì sera, dopo il Commissario Montalbano – forse per equilibrare una serata che sarebbe risultata troppo sbilanciata – nel corso di Porta a Porta, il salotto buono di Bruno Vespa, è andata un’esilarante intervista ad Enico Letta. L’uomo che gode della stima dello ‘stimatissimo’ gruppo di Bilderberg, si è presentato in TV per parlare la sua ultima fatica ‘letteraria’.

Non ci chiedete il titolo del libro perché noi abbiamo ascoltato l’intervista di Letta già iniziata: ci eravamo addormentati in poltrona e ci siamo svegliati con la bella faccia di Letta che magnificava la ‘Grande Europa’ dell’Euro. Anzi, se dobbiamo essere sinceri, ci siamo svegliati al suono del suo celebre “Ci vuole più Europa”, frase che Letta ripete spesso, non sappiamo se perché pensa che sia una frase intelligente, o perché gliela commissionano i signori dell’Europa dell’Euro del quale Letta è fedele seguace.

Ci ha colpito, in particolare, il suo ragionamento sul debito pubblico italiano: che sarebbe cominciato a crescere negli anni ’70 del secolo passato. Sì, avete letto bene: ha detto negli anni ’70.

Da dove l’economista Letta abbia tratto tale notizia non lo sappiamo. A noi risulta che, alla base della crescita del debito pubblico italiano ci sia il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro del 1981, voluto da due ‘geni’ di quegli anni: Beniamino Andreatta, allora Ministro della Repubblica , e Carlo Azeglio Ciampi, allora Governatore della Banca d’Italia.

Con questo demenziale ‘divorzio’ non solo si gettarono le basi per far aumentare a dismisura il debito pubblico del nostro Paese, ma si colpirono anche i salari.

Il debito pubblico italiano è aumentato negli anni ’80 e negli anni ’90, passando dal 57,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL) nel 1980 al 124,3% nel 1994. Questa crescita, molto più accentuata rispetto a quella degli altri Paesi europei, non è stata provocata da un’impennata della spesa dello Stato (che, detto per inciso, è rimasta sempre al di sotto della media della UE e, in generale, dell’Eurozona), ma dalla spesa per interessi sul debito pubblico, che è sempre stata molto più alta di quella degli altri Paesi.

Quello che state leggendo è storia facilmente rintracciabile nelle statistiche. Nel 1993 – un anno dopo la speculazione sulla Lira per la quale non dobbiamo mai finire di ‘ringraziare’ la Banca d’Italia – il divario tra il nostro Paese e il resto d’Europa era addirittura triplo:  il 13% in Italia contro il 4,4% della zona Euro e il 4,3% della UE.

La cifra che lo Stato paga per avere un prestito dipende dalla domanda degli stessi titoli di Stato. Se la Banca centrale – com’è avvenuto in Italia a partire dal 1981 – non acquista più titoli di Stato, il debito pubblico non può che esplodere: che è quello che è avvenuto (ma Letta è troppo giovane per conoscere questi fatti…).

Letta ha detto che l’Euro – la gloriosa moneta unica europea – ha salvato l’Italia. Da che cosa? Dal cataclisma. Letta non può dimostrare quanto dice, proprio perché l’Italia è entrata nell’Euro. La sua è solo una supposizione. Vespa avrebbe dovuto farglielo notare.

Che succederebbe se l’Italia uscisse dall’Euro? Un altro cataclisma. Anche in questo caso, Letta non ha le prove di quello che dice. Per un motivo semplice: perché l’Italia – purtroppo, aggiungiamo noi – è ancora nel lager dell’Euro.

Però nel servizio televisivo pubblico si fanno passare per vere una tesi non provate. La dimostrazione dell’entropia logica non soltanto della TV, ma di una politica europeista profondamente scorretta che continua a vivere su una profonda disonestà intellettuale.

E’ sotto gli occhi di tutti che l’Italia, da Tangentopoli in poi, è andata indietro. Un’operazione, Tangentopoli, manovrata da forze esterne all’Italia per falcidiare la classe dirigente dell’epoca lasciando in piedi politici di serie B che, non a caso, hanno infognato l’Italia nell’Euro.

L’Italia della Prima Repubblica era un Italia con una povertà limitata. E oggi con la ‘Grande Europa dell’Euro’? L’ISTAT ci ha detto che, nel 2015, il 28,7% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale. Espresso in numeri, due anni fa, nel Belpaese, erano 17 milioni e 500 mila le persone a rischio povertà esclusione.

E al Sud? Leggiamo un passo di un articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore il 6 dicembre dello scorso anno:

“Il Mezzogiorno è ancora l’area più esposta. Quasi la metà dei residenti nel Mezzogiorno risulta a rischio povertà o esclusione sociale. Lo stima ancora l’ISTAT, calcolando che nel 2015 la percentuale di esposizione nell’Italia meridionale è pari al 46,4%, in rialzo sul 2014 (45,6%) e notevolmente maggiore rispetto alla media nazionale (28,7%). Al Centro, infatti, la soglia si ferma al 24% e al Nord al 17,4%”.

Precisazione dell’ISTAT:

“I livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%)”.

Due anni dopo – cioè oggi – la situazione è peggiorata.

E che cosa fa Letta? Se ne va in TV, da Vespa, per venirci a raccontare che l’Europa dell’Euro con questo disastro economico e sociale non c’entra; che, anzi, siamo stati fortunati perché l’Euro ci ha protetti. Che se l’Italia dovesse uscire dall’Euro chissà che cosa ci succederebbe!

Ci vuole veramente coraggio a dire certe cose! A nascondere la verità e a negare l’evidenza. Tanto chi è che lo contraddice? Perché, ad esempio, Vespa non invita Letta e l’economista Nino Galloni? Perché Galloni farebbe a pezzi Letta?

Intanto la gente, in Italia, muore di fame. Ma cosa pensate che gliene freghi di tutto questo a Letta e alla cricca di Bilderberg della quale fa parte? Pensate che Letta non abbia i soldi per pagare il mutuo? O magari non può pagare l’affitto? Che cosa pensate che gliene freghi a Letta dei poveri: non a caso è entrato nel PD, il partito dei lavoratori…

E con la sua bella faccia, Letta ci viene a dire che serve “più Europa”. più Europa per farci derubare ancora. Per ridurre l’Italia in mutande.

Infatti mentre Enrico Letta utilizza il servizio pubblico televisivo per propugnare le sue ‘grandi’ idee economiche, il ministro dell’Economia, Padona, propone di vendere una quota rilevante della Cassa Depositi e Prestiti (CDP), di cui il Tesoro detiene l’82,77%, per abbattere il debito pubblico.

Scrive l’economista Alberto Micalizzi sul suo blog:

“Il Governo intende cedere il 15% di CDP a qualche banca d’affari della City di Londra, di quelle dove in genere finiscono i Ministri dell’Economia o i dirigenti del Tesoro quando terminano la propria carriera politica (…), e rimborsare circa 5 miliardi di Euro di debito pubblico in modo da rientrare nei vincoli imposti dall’UE”.

“Ma si può rimborsare il debito pubblico cedendo aziende e industrie strategiche di Stato?”, si chiede sempre l’economista. E aggiunge:

“Analizziamo due dati chiave. Nei 15 anni che vanno dal 2001 al 2016 la liquidità primaria in Italia, data dalle monete, dalle banconote e dai conti correnti bancari (detta anche M1) è cresciuta di 520 miliardi di Euro. Nello stesso periodo, il debito pubblico dello Stato è cresciuto di 598 miliardi di Euro (dati Bankitalia). Tenendo conto che una parte dell’incremento del debito pubblico si deve al pagamento di interessi passivi e che parte di questi interessi vanno a beneficio di soggetti non residenti che quindi drenano liquidità dal Paese, possiamo concludere che l’incremento di debito pubblico negli ultimi 15 anni si rapporta quasi perfettamente all’incremento di liquidità netta nell’economia domestica (liquidità netta cioè dopo la fuoriuscita dovuta al pagamento di interessi a soggetti non residenti). Non è una sorpresa. In un sistema di moneta-debito quale è l’Euro-sistema, l’ammontare di debito pubblico è sostanzialmente pari alla massa monetaria in circolazione”.

“Dunque – prosegue Micalizzi – quando il Ministro Padoan ci racconta che intende rimborsare 5 miliardi di debito pubblico in realtà sta dicendoci un’altra cosa: che intende drenare il sistema Italia di 5 miliardi. Se non fosse così, chiedo al Ministro di spiegare a tutti come poteva l’Italia negli ultimi 15 anni introdurre 520 miliardi di liquidità primaria nel sistema economico senza fare debito? Ecco, io vorrei che il Ministro Padoan rispondesse a questa semplice domanda e che inoltre illustrasse come pensa di far crescere la liquidità primaria nei prossimi 20 anni, senza aumentare il debito pubblico. Pensa di svendere altri pezzi dello Stato? Cioè, intende cedere lo Stato italiano per dotarci della moneta che servirà a scambiare beni e servizi? Mi permetto un consiglio al Ministro Padoan: visto che il debito è aumentato a fronte di carta e impulsi elettronici, perché non restituiamo parte di questa carta e di impulsi elettronici – anziché pezzi di Stato – sostituendoli con strumenti monetari paralleli controllati dalla Repubblica, come peraltro vorrebbe l’art. 47 della Costituzione (“La Repubblica controlla il credito….”)? (“Le basi economiche di un new deal italiano”)”.

A questo punto Micalizzi, con parole chiare, illustra quello che ha intesta di fare Padoan:

“Non solo il Ministro Padoan vuole drenare liquidità dal Paese facendolo passare come rimborso di debito pubblico, quindi come qualcosa di virtuoso anziché di scellerato, ma vuole anche farlo attraverso la cessione del 15% del più importante strumento di governo dell’economia che lo Stato italiano ha ancora a disposizione. Infatti, la Cassa Depositi e Prestiti è l’ultimo vero baluardo che resta per sperare di ricostruire una sovranità industriale, economica e monetaria nel Paese. Detiene oltre 240 miliardi di Euro di depositi postali, eroga già crediti al sistema impresa, possiede partecipazioni strategiche in Terna, Eni, Snam, Poste, Fincantieri, Saipem, Italgas ed altre aziende strategiche dalle quali si potrebbe ripartire per impostare una politica industriale, ed inoltre potrebbe essere il perno per l’emissione di una moneta parallela che ci consenta di de-finanziarizzare il Paese e diminuire gradualmente l’impiego di Euro”.

Secondo voi queste cose Letta e Vespa le sanno? Collega Vespa, perché nel suo salotto di Porta a Porta non organizza una serata invitando Enrico Letta, il Ministro dell’Economia Padoan, e gli economisti Nino Galloni e Alberto Micalizzi?

Qui l’articolo sulla Cassa Depositi e Prestiti di Alberto Micalizzi

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