Elezioni regionali siciliane al rush finale: Musumeci in fuga, ma Cancelleri non molla
Editoriale, Politica

Elezioni regionali siciliane al rush finale: Musumeci in fuga, ma Cancelleri non molla


Time Sicilia

Mai come in questa campagna elettorale per le elezioni regionali siciliane l’Isola è stata così ‘assente’ dal dibattito politico. Quasi tutte le forze politiche in campo stanno utilizzando il palcoscenico siciliano per ‘disegnare’ nuovi equilibri nazionali. Totalmente assenti i veri problemi della nostra Isola

Nelle campagne elettorali le polemiche non mancano mai. E non sono mancate neanche questa volta. Di mafia e di antimafia si è parlato poco: in compenso i veleni si sono concentrati su candidati “impresentabili” che si è scoperto hanno tutti i titoli per candidarsi. Al massimo, qualcuno che risulterà eletto nella futura Assemblea regionale siciliana e che verrà condannato, andrà a casa: ordinaria amministrazione. E tutto ‘sto ‘fumo’, allora? Chiacchiere vacue e fatue per provare a far dimenticare ai siciliani i problemi veri.

Già, i problemi veri. I Comuni senza soldi che, invece di fornire servizi ai cittadini, inventano nuove tasse e nuove imposte – tipo ZTL – per giustificare i tagli del Governo nazionale: e di questo, con molta probabilità, pagherà il conto il centrosinistra, con il PD in testa, che in questi anni ha governato a Roma, in Sicilia e in quasi tutti i Comuni dell’Isola.

In cinque anni la Sicilia ha perso le Province. Svolgevano compiti in settori delicati: la viabilità provinciale, la manutenzione degli edifici scolastici, i controlli ambientali. Tutto azzerato dal Governo nazionale che – nessuno l’ha ricordato in questa campagna elettorale – oltre ad aver tagliato i fondi alle ex Province (scriviamo ex Province perché, pur esistendo ancora, non riescono nemmeno a pagare gli stipendi ai circa 6 mila e 500 dipendenti), ha scippato alle stesse ex Province 220 milioni di euro all’anno di RC Auto. Il tutto, lo ribadiamo, nel silenzio generale.

Il resto del disastro è sotto gli occhi di tutti: l’agricoltura siciliana allo sbando, l’industria scomparsa, gli artigiani sostanzialmente abbandonati (è stato fatto sparire anche il Fondo di rotazione della CRIAS), circa 20 mila ettari di boschi in fumo solo la scorsa estate (con gli ‘intelligenti’ che, invece di cercare i responsabili – Governo regionale in testa – se la prendono con gli operai della Forestale!), le attività commerciali artigianali legate al territorio massacrate dalla Grande Distribuzione Organizzata (a Palermo, tanto per gradire, i tedeschi della Lidl stanno aprendo un nuovo punto vendita…).

Per non parlare della sanità pubblica che, pur avendo a disposizione, almeno sulla carta, poco più di 9 miliardi di euro all’anno, continua a chiudere reparti, a ridurre i posti letto e a massacrare di lavoro medici e infermieri.

Lo sfascio della Sicilia è pressoché totale. Resistono le famiglie a reddito fisso, anche se sono sempre più in sofferenza per via dell’aumento di tasse e imposte. Tra le imprese dell’Isola, vanno avanti quelle che non hanno a che fare con la pubblica amministrazione. Le altre o sono in sofferenza o sbaraccano.

Ma il vero dato eclatante è l’emigrazione. Quella che lo scrittore Stefano D’Arrigo chiamava “l’antico futuro” dei siciliani è di nuovo realtà: una realtà per certi versi più tragica rispetto al passato.

Ciclicamente, da quando la Sicilia è entrata a far parte dell’Italia, la nostra Isola e, in generale, il Mezzogiorno ha ‘esportato’ persone: verso le Americhe e, negli anni ’40 e 50 del secolo passato, verso il ‘Triangolo industriale’ Torino-Milano-Genova.

Ma mentre nel passato emigravano disperati con le valigie di cartone, oggi emigrano i giovani laureati. Ed è anche logico: fino agli ultimi giorni di questa brutta campagna elettorale gli esponenti di centrodestra e di centrosinistra si sono cimentati nel promettere stabilizzazioni ai precari: cioè a gente in massima parte non qualificata, che non ha mai vinto un concorso e che è stata cooptata nelle varie pubbliche amministrazioni per raccomandazione.

Dagli anni della legge nazionale 282 (parliamo dei primi anni ’80) il precariato, in Sicilia, è stato un crescendo rossiniano. Di fatto, i concorsi nei Comuni, nelle Province, alla Regione e nei vari uffici pubblici sono stati pochissimi. Il personale è stato raccattato tra una campagna elettorale e l’altra: e qui non c’entra nulla l’Autonomia siciliana, perché il problema è generale, con particolare riferimento al Sud.

Così, tra economia depressa e assenza di concorsi pubblici, ai giovani laureati siciliani che hanno voglia di fare qualcosa di utile e di produttivo non resta che andare via dalla nostra Isola.

In questo contesto si inserisce l’arrivo di immigrati che, in un’Italia ‘colonizzata’ dalle multinazionali, svolgono un ruolo centrale: entrano in competizione con i tanti disoccupati, con i senza casa e, in generale, con i diseredati italiani creando caos e ingovernabilità.

La strategia la descrive, da tempo, il filosofo e commentatore Diego Fusaro: tenere il livello del conflitto sociale in ‘orizzontale’, facendo scontrare i poveri che arrivano dai Sud del mondo con i poveri locali.

Antonio Gramsci, per superare i conflitti ‘orizzontali’ del suo tempo – si era nei primi del ‘900 – teorizzava l’alleanza degli operai del Nord Italia con i contadini del Sud.  Ci pensò il fascismo a confondere le acque che, sotto questo profilo, visto dal Sud, fu la grande rivelazione.

Oggi a confondere le acque sta pensando la Lega di Salvini, forza politica che predica contro gli immigrati, facendo finta di non capire che i veri nemici dell’Italia, oggi, sono le multinazionali e non certo i disgraziati che arrivano da mare.

E il bello sapete qual è? Che la Lega di Salvini rischia di vincere le elezioni regionali siciliane. Perché se vincerà Nello Musumeci, ebbene, vincerà anche Salvini: e vincerà anche Berlusconi con il suo carico di vecchia politica.

In realtà, per Berlusconi e Salvini, vincere le elezioni regionali in Sicilia non significa interessarsi della nostra Isola. L’ex Cavaliere e il leader della Lega sanno che, vincendo le elezioni in Sicilia, poi, quasi automaticamente, le vinceranno a Roma.

L’eventuale vittoria di Musumeci, però, nello scenario nazionale, è portatrice di incognite. Mettiamo che vinca il centrodestra di Musumeci: che farà Berlusconi? Tenterà di vincere le elezioni politiche nazionali con Salvini? O chiuderà un accordo con il PD di Renzi?

Con la nuova legge elettorale per Camera e Senato – il Rosatellum – Berlusconi e Renzi scopriranno le carte dopo.

E la Sicilia? Nel futuro di Berlusconi, di Renzi e della Lega la nostra Isola  non c’è. E infatti, a parte i luoghi comuni, né l’ex Cavaliere, né il segretario del PD, né Salvini hanno parlato della Sicilia. A questi tre signori, della Sicilia, non gliene può fregare di meno.

Musumeci, per Berlusconi e Salvini, è solo una pedina per i loro giochi romani.

Lo stesso discorso vale per il PD di Renzi. Che ha già messo nel conto la sconfitta. Non a caso il segretario del PD dice che Fabrizio Micari, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione, è un’ottima persona e, soprattutto, è stato scelto dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando…

Non va meglio con la lista dei ‘Cento Passi’ di Claudio Fava. Partita come un’alternativa al PD con i movimenti del territorio, la lista di Claudio Fava, a poco a poco, ha mostrato il suo vero volto: è alternativa al PD, ma dietro, a manovrare, ci sono Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani.

Anche loro – anche D’Alema e Bersani – stanno utilizzando la Sicilia per giocare una partita politica nazionale tutta interna al PD. In questo passaggio giocano per assestare una bella ‘sberla’ elettorale a Renzi.

Quest’ultimo ha già capito tutto ed è pronto a incassare. Per come stanno le cose, o meglio, per come sembrano le cose, dopo le elezioni regionali Renzi e il suo PD da una parte e D’Alema e Bersani dall’altra parte dovrebbero dividersi.

Invece c’è chi è pronto a scommettere che, tra qualche mese, prima delle elezioni politiche nazionali, Renzi, D’Alema, Bersani, Pisapia, i Radicali e altri partiti ormai più o meno rimasti come sigle si ritroveranno tutti insieme: sia perché, insieme, garantiranno i seggi a tutti gli ‘amici’, sia perché è all’interno del PD che si dovrebbe consumare la resa dei conti tra Renzi e i suoi avversari.

E la Sicilia che parte avrebbe in questo scenario? Nessuna.

Rimangono i grillini. Anche Beppe Grillo gioca una partita nazionale: anche per lui vale la regola: vincere in Sicilia per poi vincere a Roma.

Ma a differenza di centrodestra e centrosinistra, che ripropongono il vecchio personale politico ormai logorato dagli anni, il Movimento 5 Stelle presenta una certa freschezza che nelle altre forze politiche non c’è.

Che previsioni, allora? Una probabile polarizzazione del voto tra Musumeci e Cancelleri. A fare la differenza sarà l’affluenza al voto: fino al 51-52% di aventi diritto che si recheranno a votare, il favorito dovrebbe essere Musumeci; ma se i giovani siciliani, spesso assenti, dovessero decidere di andare in massa alle urne potrebbero maturare sorprese.

Foto tratta da businessonline.it  

 

3 novembre 2017

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TimeSicilia


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