Elezioni regionali siciliane: Leoluca Orlando ha sbagliato tutto, ma adesso dà la colpa al PD di Renzi…
Editoriale, Politica

Elezioni regionali siciliane: Leoluca Orlando ha sbagliato tutto, ma adesso dà la colpa al PD di Renzi…


Time Sicilia

Il sindaco di Palermo ha capito che il candidato alla presidenza della Regione siciliana che ha imposto al centrosinistra – Fabrizio Micari – andrà a sbattere. Così cerca di chiamarsi fuori scaricando su altri le responsabilità di un flop annunciato. Nel suo gioco a scarica-barile se la prende con il PD siciliano, che è tutto renziano. Insomma, Renzi gli ha dato carta bianca in Sicilia e, adesso, la colpa del fallimento è dei renziani…

Un’intervista di Leoluca Orlando a La Repubblica sullo scenario politico siciliano a due settimane dal voto per le elezioni regionali dà la misura dell’incapacità politica di questo personaggio che, da quando esiste, non ha fatto altro che danneggiare la sinistra siciliana e, segnatamente, la sinistra di Palermo.

Dopo aver imposto alla coalizione di centrosinistra come candidato un perfetto sconosciuto, ovvero Fabrizio Micari, Orlando si è accorto che in Sicilia lo stesso Micari ‘viaggia’ verso una sconfitta sicura. Non volendosi assumere la responsabilità di una scelta politica che ha assunto assieme a Renzi, il sindaco di Palermo cerca di tirarsi fuori da quella che si annuncia come una confitta.

“Siamo impegnati a far vincere Micari – dice nell’intervista a La Repubblica – ci mancherebbe. Ma sul piano politico il progetto che avevamo in mente non è riuscito”. Da qui un attacco ai dirigenti del PD che “hanno ostacolato il cambiamento”.

Il PD – partito politico, sia chiaro, che non merita nulla, sia perché dal 2008 ad oggi ha distrutto la Regione siciliana, sia per essere succube di Leoluca Orlando – non solo ha accettato Micari, ma adesso viene anche criticato dal sindaco di Palermo che non ha il coraggio di assumersi la responsabilità di un errore politico.

“A Palermo – spiega Orlando – alle ultime amministrative, si è assistito a un esempio di buona politica legata agli interessi della città. Tutti i partiti del centrosinistra, da Rifondazione ad Ap, si sono riconosciuti in un programma e hanno accettato di mettere da parte le bandierine. Quell’iniziativa vincente di civismo politico abbiamo tentato di importarla a livello regionale, attorno a un nome qualificato come quello del rettore. Dobbiamo partire da lì per capire, anzi per capire poco, cosa è successo dopo”.

Ma quale iniziativa vincente! A Palermo le elezioni comunali sono state un esempio di caos elettorale programmato. I Nuovi Vespri hanno seguito lo spoglio e, poi, la ‘lettura’ dei verbali da parte delle autorità, durato un mese!

In quale altra città che si dice civile i risultati elettorali vengono comunicati dopo un mese? Nei Paesi democratici i risultati elettorali si conoscono dopo poche ore. A Palermo, per la seconda volta consecutiva – è successa la stessa cosa nella primavera del 2012, anche allora ha vinto Leoluca Orlando con il centrosinistra – i risultati delle elezioni comunali sono stati comunicati dopo trenta giorni!

Se non ci credete potete leggere i seguenti articoli:

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Forte di questa ‘vittoria’ alle elezioni comunali di Palermo, Orlando si è accreditato come il politico che avrebbe fatto vincere il centrosinistra alle elezioni regionali. E, di fatto, ha imposto Micari al PD siciliano. Ma non a tutto il centrosinistra. Orlando, infatti, non ha avuto la capacità politica di convincere tutti gli alleati.

“Avevano detto tutti sì – racconta ilo sindaco di Palermo a La Repubblica – anche SI e Mdp, a quel progetto. Poi hanno prevalso altre logiche che nulla hanno a che vedere con la Sicilia. E ha subito un duro colpo quella che doveva essere un’iniziativa innovativa. Risultato: in Sicilia ci troviamo con quattro poli anziché tre. E questa divisione, dal primo momento, ha avvantaggiato la destra e M5S”.

Nella testa di Leoluca Orlando, Sinistra Italiana e Articolo 1 MDP – due formazioni politiche nate da due distinte scissioni dal PD di Renzi – avrebbero dovuto appoggiare il candidato renziano alla presidenza della Regione siciliana.

E qui viene fuori non soltanto l’incapacità politica di Orlando – che, come gli capita spesso, pensa che tutta la politica debba girare attorno al suo ego – ma anche l’inconsistenza del suo progetto politico che non tiene conto dei fallimenti del centrosinistra siciliano in nove anni di governo della Regione.

Per Sinistra Italiana e Articolo 1 MDP, il sostegno a Micari sarebbe stato un suicidio politico: perché appoggiare un partito – il PD – che ha governato male la Regione siciliana per nove anni sarebbe stato incomprensibile, tanto più che il candidato alla presidenza della Regione, il già citato Micari, è espressione del renzismo: quel renzismo del quale il presidente della Regione siciliana uscente, Rosario Crocetta, è stato piena espressione!

Invece di ammettere i propri grossolani errori di valutazione politica, il sindaco di Palermo se la prende con il PD:

“I gruppi dirigenti locali del PD, che non mi hanno consentito di fare liste aperte, legate al territorio. Molti candidati che avevo già trovato sono stati scoraggiati a correre con me dagli alleati. Il tutto per il timore di qualche notabile di perdere consensi da far valere dopo il 5 novembre per avere un seggio alle politiche. Ciò che è successo, al momento della formazione delle liste ha impedito il realizzarsi di un progetto di cambiamento”.

Altre balle! Orlando, per mesi, da presidente dell’ANCI Sicilia, ha fatto credere che aveva alle spalle tanti amministratori comunali, sparsi per tutta l’Isola, pronti a candidarsi e a sostenere la sua ‘lista dei territori’. Invece, quando si è arrivato il momento di comporre le liste, si è scoperto che i candidati, Orlando, li aveva solo nel collegio di Palermo. Nel resto della Sicilia non se lo filava nessuno!

Cosa c’entrino i “dirigenti locali del PD” con il fallimento della sua ‘lista dei territori’ non è facile capirlo. Ma il sindaco di Palermo, per definizione, non può affermare di aver commesso clamorosi errori di valutazione politica. Meglio, più comodo scaricare la responsabilità sugli altri.

La verità è che Orlando, in questa campagna elettorale per le elezioni regionali siciliane, ha sbagliato tutto.

Non ha capito che, già da tempo, Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani, avevano deciso di presentare il conto a Renzi, e che avrebbero cominciato proprio dalla Sicilia. La lista ‘Cento passi’ di Claudio Fava cos’è se non il primo ‘siluro’ che D’Alema e Bersani si accingono a lanciare a Renzi per ‘affondarlo’ e disarcionarlo dalla segreteria nazionale del PD? Era proprio così difficile capire un processo politico banale?

Non solo. Il sindaco di Palermo non ha capito che i Comuni dell’Isola sono allo stremo, massacrati dal Governo nazionale, che ha tagliato i fondi agli stessi Comuni direttamente e indirettamente (tagliando i fondi alla Regione siciliana che non paga i Comuni).

Dai Comuni Orlano ha trovato solo l’ex sindaco di Gangi, Giuseppe Ferrarello, che ha lavorato dieci anni per la sua candidatura e che, adesso, si ritrova in una lista – la lista per Micari – raffazzonata.

Nell’intervista scarica-barile, infatti, Orlando ha ‘dimenticato’ di ricordare che, per presentare la sua lista – la lista per Micari – ha chiesto e ottenuto da quello ‘scienziato’ di Renzi di far sparire la lista del Megafono di Rosario Crocetta, alla quale ha scippato pure i candidati.

Crocetta ha subito il ricatto politico, ma ha restituito a Orlando pan per focaccia, ‘dimenticando’ di presentare tutti i documenti nel collegio di Messina, dove l’avevano relegato per fargli fare una figura barbina, dal momento che nella Città dello Stretto il centrosinistra si appresta a prendere una ‘legnata’ storica.

Sorvoliamo sul fatto che anche la lista di Micari, assieme ad altre liste, presenta dei problemi che sono stati ignorati, ma che – se c’è ancora un giudice a Berlino – prima o poi verranno fuori (QUI L’ARTICOLO CON LE TESTIMONIANZA DI FRANCO BUSALACCHI, PINO PRESTIGIACOMO E E LILLO MASSIMILIANO MUSSO).

La verità è che, per l’ennesima volta, Leoluca Orlando è stato sopravvalutato. Alla fine, Renzi ha commesso gli errori che hanno commesso i dirigenti nazionali del PCI nel 1987, gli errori che ha commesso Achille Occhetto nei primi anni ’90, gli errori che hanno commesso i dirigenti della sinistra negli anni successivi.

Renzi si è fidato del personaggio sbagliato. Oggi Renzi – che, a detta di Micari, dovrebbe tornare in Sicilia (si spera senza i celerini, perché l’ultima volta che Renzi è venuto nella nostra Isola ci sono state manganellate per gli studenti COME POTETE LEGGERE QUI) – si accinge a inanellare una bella sconfitta in Sicilia grazie al sindaco di Palermo che si defila dopo avere fatto tutto lui…

Matteo Renzi e Leoluca Orlando: due geni della politica!

 

22 ottobre 2017

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TimeSicilia


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