Esplosione di lava sull’Etna, dieci persone lievemente ferite

“Queste, purtroppo, sono cose che possono anche succedere” dice il vulcanologo Marco Neri dell’Ingv

Una violenta esplosione da uno dei crateri dell’Etna, che dai primi giorni di marzo è di nuovo in attività, ha causato dieci feriti. Nessuno è grave, solo sei saranno ricoverati per essere medicati e per qualche accertamento. Sono stati colpiti da materiale lavico,  hanno riportato qualche contusione.

L’incidente sarebbe avvenuto a causa di un’esplosione freato-magmatica provocata dall’incontro della colata lavica, che si dirige verso la Valle del Bove, con un’abbondante sacca di neve presente in quella zona del vulcano.
“L’esplosione freatica si verifica quando il magma riscalda terra provocando l’evaporazione quasi istantanea dell’acqua, con conseguente esplosione di vapore, acqua, cenere, roccia”. A spiegarlo è il vulcanologo Stefano Branca dell’Ingv di Catania: l’esplosione “è avvenuta sul fronte della colata lavica attiva a 2700 metri di quota ed è stata causata dal rapido scioglimento della neve”. L’incidente si è verificato sul fronte della colata lavica, sul Belvedere dell’Etna, in territorio di Nicolosi.

Come riporta l’Ansa, c’è anche una troupe della Bbc tra i feriti. La giornalista Rebecca Morelle, corrispondente scientifica per l’emittente britannica, è stata lievemente ferita alla testa mentre si trovava sul vulcano per lavoro. “I vulcanologi dicono che è stato l’incidente più pericoloso in 30 anni di carriera”, ha raccontato sul suo profilo Twitter in inglese. “La troupe è ok. E’ stato davvero spaventoso”, ha commentato, aggiungendo che “è un’esperienza che non vorrò ripetere mai e poi mai”. “I soccorsi e le guide sono stati eccellenti”, ha concluso la giornalista, complimentandosi “per un 78enne che ha trovato subito la via di fuga”. E pure un ricercatore dell’Ingv di Catania, Boris Behncke, anche lui ferito lievemente.

La paura è comprensibile, ma per gli esperti “queste, purtroppo, sono cose che possono succedere”. Così ha detto all’ANSA il vulcanologo Marco Neri dell’Ingv. “Sull’Etna attualmente ci sono diversi nostri colleghi impegnati in osservazioni e visure. Il fronte della colata lavica  si deve osservare da vicino soprattutto quando scende più in basso, per tenere informata la protezione civile, che se lo ritiene opportuno, può fermare il flusso turistico. Adesso al colata ha raggiunto quota 2700 e poco più sotto, a quota 2500, c’è la funivia”.

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