Fabrizio Rondolino, l’uomo che attacca ‘u sceccu unni voli ‘u patruni

“Se gli insegnanti del Sud che urlano in Tv conoscessero l’italiano almeno capiremmo che cosa vogliono” ha detto Fabrizio Rondolino a propositi dei docenti meridionali ‘deportati’ al Nord dal Governo Renzi e dalla sua ‘Buona scuola’. Dietro queste parole razziste c’è un personaggio che, negli anni, è passato dal centrosinistra (D’Alema) al centrodestra (Il Giornale della famiglia Berlusconi. Che dire? Che a lui, forse gli farebbe bene seguire le lezioni dei docenti del Sud, sia per imparare le buone maniere e, magari, scoprirebbe che la lingua italiana è nata in Sicilia

di Ignazio Coppola

“Se gli insegnanti del Sud che urlano in Tv conoscessero l’italiano almeno capiremmo che cosa vogliono” ha detto Fabrizio Rondolino a propositi dei docenti meridionali ‘deportati’ al Nord dal Governo Renzi e dalla sua ‘Buona scuola’. Dietro queste parole razziste c’è un personaggio che, negli anni, è passato dal centrosinistra (D’Alema) al centrodestra (Il Giornale della famiglia Berlusconi. Che dire? Che a lui, forse gli farebbe bene seguire le lezioni dei docenti del Sud, sia per imparare le buone maniere e, magari, scoprirebbe che la lingua italiana è nata in Sicilia

“Se gli insegnanti del Sud che urlano in Tv conoscessero l’italiano almeno capiremmo che cosa vogliono” ha detto Fabrizio Rondolino, giornalista, ‘cattedratico’ dell’accademia della Crusca, o quasi, che a quanto ci sembra di capire, l’italiano, a suo dire, pensa di conoscerlo troppo bene. Perché Rondolino ha attaccato gli insegnanti del Mezzogiorno? Perché protestano contro la legge sulla ‘Buona scuola’: legge folle, che prevede il trasferimento di circa 50 mila docenti meridionali nel Nord Italia.

Pensate: ci sono docenti quarantenni e cinquantenni costretti a lasciare la propria città per andare a svolgere il proprio lavoro nel Nord Italia, pena la perdita dello stesso posto di lavoro. Ebbene, davanti alle proteste, legittime, di docenti di scuole secondarie e superiori che, dopo aver lavorato per 15-20-25 anni al Sud, sono stati invitati a trasferirsi al Nord, Fabrizio Rondolino non ha trovato di meglio apostrofarli con il sarcasmo venato da razzismo.

Ma chi è, in realtà, Fabrizio Rondolino? I docenti delle scuole del Sud, oltre al ‘limpido’ italiano del nostro eroe, potrebbero, per esempio, approfondire il trasformismo, l’opportunismo e il servilismo che ha caratterizzato la lunga carriera e il pedigree di questo ondivago giornalista, sempre pronto a trasferirsi, di volta in volta – penna, armi e bagagli – presso i detentori del potere, approdando opportunisticamente a lidi politici diversi ed a lui più “convenienti”.

Come quando, alla fine degli anni ’90 del secolo passato, ha lavorato come responsabile della comunicazione e consulente nello staff dell’allora presidente del Consiglio, Massimo D’Alema. Salvo poi, caduto in disgrazia D’Alema, approdare, dall’Aprile del 2011 al 2013, al Giornale di Silvio Berlusconi. Ed è in quel periodo, per il suo fideistico attaccamento alla causa berlusconiana, che viene scelto da Daniela Santanchè come consigliere per la campagna elettorale nelle primarie del centrodestra.

Caduto in disgrazia Berlusconi, il nostro Rondolino – che visti i suoi repentini cambiamenti potrebbe essere chiamato Dondolino – sale, come tanti altri a lui simili, sul carro del vincitore Renzi. Oggi Rondolino-Dondolino scrive sull’Unità, già organo del Partito comunista fondato da Antonio Gramsci (che al solo nome di Rondolino-Dondolino ed al pensiero di come è ridotto il suo giornale si ritorce nella tomba).

Oggi il Nostro è uno strenuo difensore della politica renziana. Così renziano da fargli dire, come già ricordato, che gli insegnanti del Sud non conoscono l’italiano. Rondolino-Dondolino, da vero democratico, ha anche detto che, a suo avviso, i poliziotti dovrebbero carica pesantemente i docenti delle scuole quando manifestano rivendicando i loro diritti.

Che dire? In Sicilia i personaggi come lui vengono indicati come coloro i quali attaccanu ‘u sceccu unni voli ‘u patruni. Che tradotto significa: si attiene sempre alle disposizioni del loro padrone.

Intanto qualcuno dovrebbe informare Rondolino-Dondolino – anche per colmare le sue lacune di ‘cattedratico’ dell’Accademia della Crusca – che la lingua italiana è nata proprio in Sicilia come produzione poetica in volgare italiano. Parliamo della Scuola siciliana da cui è nata appunto la lingua italiana.

Dalla scuola siciliana – non sappiamo se Rondolino-Dondolino ne avrà sentito parlare – i maggiori esponenti furono Pier Delle Vigne, Odo Delle Colonne, Jacopo da Lentini e Cielo d’Alcamo. I legittimi discendenti di questi illustri poeti e fondatori della lingua italiana, e qui il nostro eroe se ne faccia una ragione, sono quei professori meridionali e siciliani che il suo Matteo Renzi, grazie alla sua “Buona scuola”, vorrebbe deportare al Nord e che magari, se non fosse per motivi logistici ed economici, volendoci ragionare su, alla fine lo stesso Nord se ne gioverebbe.

Perché, in conclusione, i professori del Sud, eredi di quei poeti fondatori della lingua italiana, andando al Nord, esporterebbero un po’ di cultura tra le capre stanziali settentrionali. Chissà, magari se ne potrebbe giovare lo stesso editorialista dell’Unità, Fabrizio Rondolino-Dondolino.

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