Falcone e Borsellino: la verità che manca e uno Stato che non ‘regge’ nemmeno lo striscione degli studenti
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Falcone e Borsellino: la verità che manca e uno Stato che non ‘regge’ nemmeno lo striscione degli studenti


Time Sicilia

Nessuno è contro le commemorazioni delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Il fatto è che a tanti dà fastidio assistere alle ‘passerelle’ dei rappresentanti di uno Stato che, in Italia, rimane quello descritto da Leonardo Sciascia… Le precisazioni di Rita Borsellino, che chiede la verità e non “pezzetti di verità”. E lo Stato italiano che non regge nemmeno il confronto con gli striscioni dei ragazzi di Liceo. Ma che speranze ha l’Italia? 

Dice Rita Borsellino:

“Noi dei pezzetti di verità non ce ne facciamo niente. Ora che è acclarato che c’è stata la trattativa tra lo Stato e la mafia vogliamo sapere chi e perché ha fatto sparire l’agenda rossa, chi e perché ha fatto arrestare delle persone che con la strage non c’entravano per niente”.

Come darle torto? L’agenda rossa, è noto, era di Paolo Borsellino e qualcuno l’ha fatta sparire subito dopo l’esplosione delle bombe in via D’Amelio: agenda rossa che ha fatto la fine del vero memoriale di Salvatore Giuliano mai ritrovato.

Il depistaggio nelle indagini – sempre con riferimento alla strage di via D’Amelio – c’è stato, ma adesso ci vogliono fare credere che a sbagliare sono stati i magistrati.

Non solo. Fiammetta Borsellino, figlia di Paolo, ieri,  è stata chiara: “Dobbiamo pretendere con forza la restituzione di una verità, non qualsiasi, non una mezza verità, ma quella utile a dare un nome e un cognome alle menti raffinatissime – le chiamava mio padre – che con le loro azioni e omissioni hanno voluto eliminare questi servitori dello Stato e impedire la ricostruzione dei fatti. Quelle menti raffinatissime – ha aggiunto – che hanno permesso il passare infruttuoso delle ore immediatamente successive alle esplosioni, ore decisive per acquisire le prove fondamentali”.

Massimo Ciancimino – figlio di don Vito Ciancimino – non senza un po’ di confusione, ha cominciato a raccontare ciò che ha visto da ragazzo, quando il padre non era solo il ‘padrone’ di Palermo, ma ‘qualcosa di più’, magari in bilico tra la Sicilia e l’America. Ma è ‘cattivo’, dice bugie ed è finito in galera. Punto.

Rita Borsellino dà per “acclarata” la trattativa tra Stato e mafia: è acclarata per tutte le persone che non hanno portato il cervello all’ammasso, ma c’è chi continua a negare l’evidenza.

Dopo di che, se proprio la dobbiamo dire tutta, nemmeno a noi piace la ‘parata di stelle’ che ogni anno va in scena a Palermo. Precisando che non siamo contro le commemorazioni – doverose – di Falcone e Borsellino. Anzi.

Sappiamo benissimo che, se l’Italia, ogni anno, dovesse non ricordare Falcone  e Borsellino non mancherebbero le polemiche.

La verità è che, ancora oggi, le morti di Falcone e Borsellino sono scomode. E sono scomode perché non viene fuori la verità, ma solo “pezzetti di verità”, come dice giustamente Rita Borsellino.

Così, ogni anno, quando arriva il commento di ricordare Capaci e via D’Amelio, la rabbia è sempre la stessa.

Insomma: ciò che a tanta gente non piace – sia a chi ha vissuto tali eventi, sia a chi non era ancora nato – è la retorica e, soprattutto, la presenza di uno Stato che, in Italia, è sempre quello descritto in modo magistrale da Leonardo Sciascia…

Uno Stato che non è cambiato e che commemora le stragi di Stato dà un po’ fastidio. O no?

Noi sappiamo benissimo che le commemorazioni sono sacrosante. Ma tutti sappiamo anche che le morti di Falcone e Borsellino sono due stragi di Stato: uno Stato che, con buona pace di chi non crede alla ‘trattativa’, in Italia non è mai stato estraneo, dal 1860 ad oggi, alla mafia.

In più, ieri, abbiamo assistito a due fatti incredibili.

Il primo l’abbiamo raccontato ieri sera: il giudice Alfonso Giordano non invitato alla commemorazione dei venticinque anni della strage di Capaci (come potete leggere qui).

Il secondo fatto è stata la prepotenza verso i ragazzi di Liceo, a quali è stato tolto un paio di striscioni.

Di fatto – perché questa è la verità – lo Stato italiano ha paura persino delle riflessioni dei ragazzi di Liceo di Palermo. Ciò significa che non le istituzioni, ma chi le rappresenta non ha nemmeno il coraggio di confrontarsi con gli studenti liceali.

Cosa c’era scritto di così ‘eclatante’ in questi striscioni degli studenti liceali? Provocazioni surreali e satiriche:

“Non siete Stato voi. Siete stati voi”.

“Il corteo siamo noi, le passerelle siete voi”.

Frasi magari un po’ forti, ma generiche. E per questo si oscura tutto? Che speranze ha un Paese che non regge il confronto con gli studenti di Liceo?

24 maggio 2017

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TimeSicilia


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