Ecco come è fallita l’Unione Europea tra NATO e CETA
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Ecco come è fallita l’Unione Europea tra NATO e CETA


Time Sicilia

Vi illustriamo una sintesi che racconta come l’Unione Europea ha finito per subordinare i propri interessi a quelli degli Stati Uniti d’America. Ci sono tutti i passaggi e i trattati più importanti: e, soprattutto, gli interventi americani che hanno vanificato alcuni trattati europei. E poi c’è il CETA, già approvato dal Parlamento europeo, il trattato commerciale tra UE e Canada che subordina la vita (e soprattutto la salute) dei cittadini europei agli interessi delle multinazionali   

di Riccardo Gueci

Il Consiglio europeo di Maastricht del 9 dicembre 1991 ha dato il via all’Istituto monetario europeo (IME), dal quale poi sarebbe nata nel 1999 la BCE, ovvero la Banca Centrale Europea. Con l’istituzione dell’IME furono fissati cinque parametri di convergenza:

1) Deficit/Pil inferiore al 3 per cento;

2) Debito/Pil inferiore al 60 per cento del Pil;

3) Tasso d’inflazione inferiore all’1,5 per cento dei Paesi più virtuosi;

4)Tasso d’interesse a lungo termine inferiore al 2 per cento della media tra i Paesi più virtuosi;

5) Permanenza nello SME (sistema monetario europeo) per due anni senza fluttuazioni. In quell’occasione furono anche istituiti i Fondi strutturali europei.

Il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, dal titolo “Trattato sulla Unione europea”, supera l’ambito strettamente economico della Comunità e prefigura una Europa a vocazione politica che poggia su tre pilastri.

1- la vocazione europea;

2- la politica estera comune e

3- la politica di sicurezza comune (pesc).

Alle tre finalità fondamentali aggiunge gli obiettivi da perseguire nell’azione delle politiche comunitarie: sviluppo equilibrato e sostenibile delle attività economiche; elevato livello di occupazione e di protezione sociale, pari opportunità tra donne e uomini; crescita duratura ma non inflazionistica; elevato livello di competitività e di convergenza dei risultati economici; elevato livello di protezione e di miglioramento della qualità dell’ambiente, l’innalzamento del livello e della qualità della vita e la coesione economica e sociale e la solidarietà fra gli Stati membri.

Inoltre rafforza le competenze del Parlamento europeo e fissa cinque obiettivi:

 rafforzare la legittimità democratica delle istituzioni europee;
 rendere più efficaci le istituzioni;
 instaurare l’unione economica e monetaria;
 accrescere la dimensione sociale della comunità;
 istituire la politica estera e di difesa comune.

Il Trattato di Maastricht entra in vigore il 1 novembre 1993, mentre la CEE verrà definitivamente inglobata nella UE dal successivo Trattato di Lisbona del 1 dicembre 2009.

Questo trattato disegna una Europa composta da 12 Paesi membri, forte di oltre 250 milioni di individui, in possesso di un bagaglio tecnologico avanzato, multiculturale e con un impianto politico istituzionale solidamente democratico.

Questo mette in allarme l’assetto globale. La potenza che più esercita una sorta di egemonia sullo scacchiere globale corre subito ai ripari e, con i mezzi di ‘persuasione’ di cui dispone, pone in essere le contromisure occorrenti a neutralizzare sul nascere il disegno europeo nato a Maastricht.
Senza dar tempo di sperimentare il progetto di Maastricht, predispone gli atti idonei a svuotare il contenuto del Trattato sulla Unione Europea.

Unione Europea Occidentale (UEO) – Nel lasso temporale che divide il Trattato di Maastricht (1992) dal successivo Trattato di Amsterdam (1997) ricompare sulla scena internazionale l’Unione Europea Occidentale. Un vecchio arnese residuato della guerra fredda creato il 17 marzo 1948 e modificato il 3 ottobre 1954 con l’istituzione della Nato. La costituiscono 10 Stati: Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Regno Unito a ci si sono successivamente aggiunti Spagna e Portogallo nel 1990 e Grecia nel 1995.

Comprende, inoltre, 6 paesi “Associati”: Islanda, Norvegia e Turchia ai quali si sono aggiunti nel 1999 Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. Poi vi sono 5 Paesi “Osservatori”: Danimarca e Irlanda e dal 1995 a questo gruppo aderiscono anche Austria, Finlandia e Svezia. Completano l’organico altri 7 Paesi “Partner”: dal 1994 Estonia, Lettonia e Lituania, dal 1996 la Slovenia e dal 2007 Bulgaria e Romania.

L’attuale UEO comprende 28 Paesi tra Fondatori, Associati, Osservatori e Partner.
Questi Paesi – tranne Bulgaria e Romania che hanno aderito alla Ueo in data successiva – in vista dei negoziati del Trattato di Amsterdam, in quanto facenti parte da più o meno tempo della Nato, decidono di proporre quale strumento di Difesa Comune Europeo lo stesso sistema militare Nato.

Il Trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997 non tenta nemmeno di nascondere le sue reali finalità, E sin dal nome che lo definisce: “Modifiche al Trattato sulla Unione Europea”. Esso passa in rassegna tutte le voci del Trattato di Maastricht e per ognuna introduce una modifica che ne svuota o ne annulla l’esistenza. In pratica, lo vanifica. Come le cooperazioni rafforzate che di fatto vanificano il principio della solidarietà fra gli Stati e introducono implicitamente quella che diventerà “l’Europa a due velocità”.

In relazione ai due soggetti istituzionali nuovi creati dal Trattato sulla UE, cioè la politica estera e il sistema di difesa comuni, risolvono entrambi le questioni con l’assumere il sistema Nato quale strumento di difesa comune, ponendo l’Europa sotto l’ombrello statunitense, con ciò condizionando la politica estera e questa non a una competenza della Commissione (che fa la politica estera) con l’approvazione del Parlamento europeo, ma ad un soggetto che la rappresenti, anche se in forma Alta: l’Alto rappresentante della Politica Estera europea, cioè ad una figura di coordinamento del Consiglio europeo dei ministri degli esteri dei Paesi membri dell’Unione.

Se a ciò si aggiunge il ruolo determinante del Fondo monetario internazionale (Fmi) nella Troika finanziaria europea – gli altri membri sono la Banca Centrale Europea e la Commissione europea – il quadro complessivo della subordinazione della UE agli USA si completa.

L’altro caposaldo delle modifiche al Trattato sull’Unione Europea è costituito dalle “Cooperazione rafforzate”, cioè la possibilità che due o più nazioni possano accordarsi tra loro su alcune questioni e andare avanti per conto proprio. E’ stata istituzionalizzata l’Europa a due velocità, con buona pace del principio di solidarietà e di unione.

Poi c’è il contorno del TTIP e del CETA. Questi due trattati, di cui uno – il CETA – già concluso e sottoscritto, seppure in via provvisoria, in attesa di ratifica da parte degli Stati dell’Unione; mentre e l’altro, il TTIP, è finito in un binario morto, il cui negoziato iniziato nel 2015 e tenuto segreto per anni, non ha prodotto alcunché e si è arenato sul 15° punto dei 29 che contempla la sua agenda.

Inquadriamolo il TTIP, che è il più pericoloso, attraverso le parole dell’ex presidente degli Stati Uniti, Barak Obama:

“Non possiamo lasciar scrivere le regole dell’economia globale a Paesi come la Cina”.

Queste le intenzioni con le quali gli Usa si approcciano al negoziato, dove appare per intero la loro visione dominante nella economia globale. Di contro le parole espresse dall’ONU per il tramite di Alfred de Zayas, esperto di diritti umani delle Nazioni Unite:

“La ratifica del CETA e del TTIP potrebbe avviare una corsa al ribasso in termini di diritti umani e potrebbe compromettere seriamente lo spazio di regolamentazione degli Stati. Tutto ciò è contrario agli scopi e ai principi della Carta dell’ONU e andrebbe a rappresentare un serio ostacolo al raggiungimento di un ordine internazionale democratico e giusto”.

Ma cosa è il TTIP? Vediamolo un po’ più da vicino.

Intanto il titolo: “Transatlantic Trade Investment and Partnership” e i Paesi che partecipano al negoziato rappresentano il 40 per cento della produzione mondiale e sono, oltre agli Usa e ai 28 Paesi dell’UE, Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

In pratica vengono esclusi Russia, Cina India, i Paesi del Medio Oriente, dell’Africa, dell’America latina e dei Caraibi, da una parte e dall’altra l’Unione Europea. Oggetto del negoziato, la creazione di un’area di libero scambio commerciale e gli investimenti, dove questi ultimi rappresentano la questione più preoccupante che fa dire al rappresentante dell’ONU:

“…una corsa al ribasso in termini di diritti umani e un serio ostacolo all’ordine internazionale democratico e gusto”.

E ciò in quanto nei punti in trattazione ce n’è uno particolare che pregiudica le sovranità nazionali, l’Investor-State Dispute Settlement, in sigla ISDS, che introduce un sistema di arbitrati a tutela degli interessi delle multinazionali, che interverrebbe nei casi in cui una nazione europea, una regione un comune dovesse adottare con proprio provvedimento regole proprie che modifichino le condizioni che hanno reso conveniente l’investimento della multinazionale, questa potrebbe dismettere la propria attività e richiedere il risarcimento del danno subito dalle misure introdotte dall’ente territoriale agli interessi della impresa multinazionale. E quindi potrebbe richiedere un arbitrato da tenersi in una delle sedi nelle quali il Fondo Mondiale degli Investimenti tratta le questioni di sua competenza.

Il negoziato è stato tenuto segreto ed è venuto alla luce soltanto perché qualche elemento è stato reso noto si deve alla iniziativa di Greenpeace, che attraverso i propri canali è riuscita ad entrare in possesso di qualche copia dei documenti fin qui messi a punto.

Relativamente al CETA – acronimo di Comprensive Economic and Trade Agreement, che tradotto risulta essere Accordo Economico e Commerciale Globale – c’è da dire che in Italia arrivano navi dal Canada con le stive piene di grano provenienti da quel Paese. Il grano prodotto in Canada, dove il clima è abbastanza umido, viene trattato nella fase di pre-raccolta con un diserbante a base di glifosfato per favorire la maturazione artificiale.

Il grano duro canadese prodotto nelle aree fredde e umide contiene anche funghi che producono le micotossine DON che, secondo IARC, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, è catalogato a livello 2B, come probabile sostanza cancerogena.

Com’è di tutta evidenza il sogno di una nazione europea, soggetto globale indipendente, appare ormai ampiamente vanificato con tutti i limiti e le contraddizioni conseguenti.

27 agosto 2017

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TimeSicilia


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