Fenestrelle: Voyager nega la strage di soldati borbonici. Poi ci ripensa…
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Fenestrelle: Voyager nega la strage di soldati borbonici. Poi ci ripensa…


Time Sicilia

Così almeno sembra, visto che i protagonisti della fortunata (e bella) trasmissione di RAi 2 – Voyager – promettono di intervenire in maniera più articolata. Sarà così? Vedremo. Intanto invitiamo i nostri lettori a leggere la ricostruzione dei fatti di Ignazio Coppola. E le precisazioni dell’Associazione dei neoborbonici alle quali nessuno, finora, ha risposto 

In effetti, Roberto Giacobbo – il conduttore di Voyager, la nota trasmissione di RAI 2 – avrebbe dovuto citare le fonti. Non si può affermare che, nella fortezza di Fenestrelle, i Savoia trattarono bene i soldati borbonici, quando la storia – quella vera – racconta altre cose.

L’Italia, purtroppo, ha ricostruito molto male gli anni del Risorgimento e gli anni subito successivi alla ‘presunta’ unificazione italiana.

Su Fenestrelle la RAI non può chiudere tutto con qualche parola di circostanza.

Sui fatti di Fenestrelle sono disponibili giornali e testimoni di quegli anni. La verità è che i piemontesi, nei primi anni della ‘presunta’ unificazione italiana, si comportarono come, nella Seconda guerra mondiale, si comporteranno i nazisti.

Non è la prima volta che si cerca di nascondere le vergogne andate in scena nella fortezza di Fenestrelle. Scrive Ignazio Coppola su I Nuovi Vespri:

“Qualche tempo fa, a proposito della esistenza del lager di Fenestrelle in occasione della pubblicazione del libro di Juri Bossuto e Luca Costanzo Le Catene dei Savoia, con la prefazione di Alessandro Barbero a sua volta autore del libro I prigionieri dei Savoia – La vera storia della congiura di Fenestrelle si scatenò un acceso dibattito. Costoro nei loro libri non fanno altro che negare spudoratamente terribili verità sostenendo che Finestrelle non fu mai un lager dove, a differenza di quanto da loro sostenuto, subito dopo l’unità d’Italia furono deportati decine di migliaia di meridionali e fatti morire a migliaia in quella fortezza destinata appunto, come tante altre del Settentrione, alla deportazione dei prigionieri meridionali”.

“Bossuto, Costanzo e soprattutto Barbero – prosegue Coppola – fanno parte di quella schiera di ricercatori o pseudo-storici, che per fortuna sono sempre di meno, che ancora non intendono arrendersi a quelle evidenze ed a quelle verità nascoste dalla storiografia ufficiale che, in questi ultimi tempi, puntigliosi e documentati storici e ricercatori stanno mettendo in luce. Negare come hanno fatto Barbero, Bossuto e Costanzo nei loro libri che Fenestrelle non fu un vero e proprio lager dove vennero deportati e fatti morire alcune migliaia di prigionieri meridionali è come negare la esistenza di campi di concentramento di Auschwichz e di Dachau dove, 80 anni dopo, nelle camere a gas vennero fatti morire milioni di ebrei”. (QUI POTETE LEGGERE PER ESTESO L’ARTICOLO DI IGNAZIO COPPOLA).

Su quanto affermato durante la trasmissione di RAI 2 interviene anche l’Associazione nazionale neoborbonica ‘L’orgoglio di essere meridionali’, che scrive:

“FENESTRELLE: LA RAI OFFENDE LA NOSTRA MEMORIA STORICA, I SOLDATI DELLE DUE SICILIE (E LA LOGICA!).

Durante la puntata di Voyager dedicata alla fortezza di Fenestrelle (Rai Due 18/12/17 in prima serata) alcune affermazioni hanno offeso memoria, verità e logica.

‘Documenti ritrovati negli archivi sabaudi’ avrebbero dimostrato, secondo la fantasiosa ricostruzione della Rai, che ‘centinaia, migliaia di soldati borbonici’ non furono trattati male e non soffrirono freddo e punizioni ma furono portati lì per essere ‘rifocillati e addestrati e per entrare nell’esercito italiano e… mangiarono anche bene!’.

Un luogo, in sintesi, definito addirittura ‘fantastico’. Abbiamo inviato alla redazione e a Roberto Giacobbo qualche domanda.

1) In quale documento risulta la trasformazione di Fenestrelle da ‘carcere durissimo’ (lo ha detto la vostra stessa trasmissione a proposito della trasformazione napoleonica da fortezza a prigione) ad albergo e ristorante per ‘rifocillare’ e far ‘mangiare bene’ gli ‘ospiti’?
2) Quale logica può sostenere la tesi secondo la quale Fenestrelle, sede del corpo ‘punitivo’ dei Cacciatori Franchi, a circa 2000 metri e ritenuto storicamente e letterariamente un luogo terribile, un luogo di ‘addestramento’ militare?
3) Quale tragicomica lettura vi ha spinti a pensare che quello potesse essere un luogo per ‘rifocillare’ i soldati borbonici dopo averli deportati a migliaia di chilometri dalle loro case e dopo marce di centinaia di chilometri a piedi magari con le divise estive in un carcere magari senza i vetri alle finestre, dove erano in uso ‘catene, rasatura, catene da 6 a 18 maglie, bastonature e banchi di rigore’ e con una percentuale di mortalità intorno al 19% in condizioni ordinarie?
4) Se la vostra fonte è Alessandro Barbero, potete chiedergli come mai da oltre due anni non risponde alle domande in gran parte ‘archivistiche’ (allegate) che gli ha posto il sottoscritto sia in un libro che in un pubblico confronto?
5) Prima di affrontate temi così delicati e complessi, non sarebbe il caso di documentarsi meglio evitando di offendere la memoria storica e quanti la amano (e che, a centinaia, in queste ore ci/vi stanno scrivendo indignati)?
A disposizione per (altre) fonti e chiarimenti.
Prof. Gennaro De Crescenzo”.

C’è anche un aggiornamento da parte degli autori di Voyager:

“VOYAGER RINGRAZIA I TANTI CHE HANNO COMMENTATO (E PROTESTATO) e promette di intervenire in maniera più articolata sul tema: gli abbiamo inviato copia del nostro libro di Gennaro De Crescenzo ‘IL SUD DALLA BORBONIA FELIX AL CARCERE DI FENESTRELLE’ con ricerche e documenti che dimostrano l’inconsistenza delle tesi di Barbero (e di Voyager).

I neoborbonici aggiungono:

“FENESTRELLE E LE FONTI ARCHIVISTICHE: LE DOMANDE A CUI BARBERO NON HA (MAI) RISPOSTO

1) E’ vero che ha dichiarato chiusa la questione dei soldati delle Due Sicilie consultando solo 65 unità archivistiche delle 2773 presenti sul tema solo all’Archivio di Torino?
2) E’ vero che ha consultato solo i documenti dell’Archivio di Torino e, in tutto, 1 mazzo all’Archivio di Alessandria, una decina a Roma e 1 a Pinerolo?
3) E’ vero che ha consultato i documenti solo tra il 1860 (in parte) e il 1862 (in parte)?
4) E’ vero che negli archivi anche molto più recenti gran parte dei documenti che si ricercano non si trovano più?
5) E’ vero che a Fenestrelle erano in uso “catene, rasatura, catene da 6 a 18 maglie, bastonature e banchi di rigore”?
6) E’ vero che tra il 1860 e gli anni successivi furono portate a Fenestrelle diverse migliaia di soldati meridionali (“oltre 40.000″ per il museo dei Carabinieri di Roma)?
7) E’ vero che furono deportati al Nord (a Fenestrelle e altrove) non meno di 60.000 soldati meridionali, che nella stragrande maggioranza dei casi non vollero “passare al nemico” e che la percentuale di morti nelle carceri del Piemonte in quegli anni era del 20%?
Quando si trattano argomenti così delicati e complessi bisognerebbe essere prudenti e obiettivi.
RISPETTO PER LA NOSTRA MEMORIA STORICA!”.

Che dire? Voyager è una bellissima trasmissione televisiva. Per questo siamo rimasti stupiti quando un fatto storico così importante è stato liquidato in poche battute, negando un fatto storico avvenuto. Siamo certo che Roberto Giacobbo tornerà sull’argomento dando voce a tutti.

L’ARTICOLO DEI NEOBORBONICI

 

24 dicembre 2017

Autore

TimeSicilia


ONE COMMENT ON THIS POST To “Fenestrelle: Voyager nega la strage di soldati borbonici. Poi ci ripensa…”

  1. Augusto Marinelli ha detto:

    I neo-borbonici protestano per le affermazioni di Barbero su Fenestrelle. Peccato però che Gigi Di Fiore, uno dei pontefici del “revisionismo”, in un articolo comparso sul suo blog l’8 luglio 2013 – è possibile per chiunque controllare – precisasse che i morti a Fenestrelle furono nell’arco di alcuni anni “Poche decine, […] non certo migliaia”. E morti per le difficili condizioni in cui vivevano i soldati nella piazzaforte: dove morirono per la verità soldati campani, calabresi, pugliesi ma anche lombardi, piemontesi, romagnoli. Quanto ai neoborbonici, sarebbe bene documentassero i loro racconti grandguignoleschi, cosa che da anni attendiamo ansiosamente.
    Quanto all’articolo di Coppola qui richiamato, a sostegno delle sue tesi sul massacro dei meridionali a Fenestrelle produce – come si legge – le seguenti prove: 1. un “ampio e documentato”, cioè fondato su fonti attendibili debitamente presentate, “reportage” su Fenestrelle apparso sul giornale piemontese “L’Armonia” in data non precisata; 2. un brano tratto da una testimonianza del pastore valdese George Appia, risalente all’ottobre 1860, periodo in cui Fenestrelle a suo dire “rigurgitava” di prigionieri meridionali.
    Peccato che “l’ampio e documentato etc.” sia in realtà un brano estratto da una “supplica” indirizzata “Ai Signori Presidenti e Deputati del Parlamento Nazionale” da alcuni detenuti nel carcere napoletano di S. Maria Apparente per denunciare le condizioni della propria prigionia, pubblicata dalla Gazzetta di Napoli il 5 dicembre 1862 e prontamente ripresa da alcuni giornali di parte democratica e da “La Civiltà Cattolica”, anno decimoquarto, vol. V della serie quinta, Roma, 1863, pp. 230-231[fascicolo reperibile su google.books].. E Napoli è piuttosto lontana da Fenestrelle. Dunque “l’ampio e documentato” etc. non è un articolo di giornale, non riguarda Fenestrelle, non apparve su un giornale piemontese, insomma è estraneo all’argomento e l’autore dovrebbe spiegare perché lo ha citato.
    Quanto alla testimonianza del pastore Georges Appia, questi nel forte S. Carlo, l’edificio adibito a carcere militare, visitò nell’ottobre 1860 alcuni prigionieri “degli Stati pontifici”- non “meridionali”, ma marchigiani e romagnoli – che aveva incontrato a Pinerolo, durante la loro marcia verso Fenestrelle, “in uno stato pietoso, senza il becco d’un quattrino, laceri, affamati e stanchi per le settimane di prigionia sofferte”: recatosi quindi al forte li trovò “scaglionati lungo le mura della fortezza, a scaldarsi al sole; altri, sparsi lungo il torrente, lavavano la loro unica camicia”. Ai soldati e a due ufficiali, “ben messi” questi ultimi, che incontrano, Appia e un suo compagno distribuiscono su loro richiesta sigari e bibbie. Quanto ai prigionieri napoletani, Appia dice che ne giunsero circa 800 ma alcuni giorni più tardi. Il libro di Appia è Georges Appia pasteur et professeur en Italie et à Paris, Flammarion, Paris, pp. 22-23.
    Chi volesse controreplicare, per favore, lo faccia in modo documentato, senza riportare chiacchiere tratte dai siti neoborbonici.

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