Formazione/ La Cisl siciliana ci ha querelato. Noi siamo molto stupiti, ma non spaventati
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Formazione/ La Cisl siciliana ci ha querelato. Noi siamo molto stupiti, ma non spaventati


Giulio Ambrosetti

Per la Cisl siciliana costituisce fatto illecito riportare le opinioni della dottoressa Anna Rosa Corsello. A nostro avviso, noi abbiamo fatto il nostro mestiere, senza alterazioni o travisamenti. Se l’organizzazione sindacale lo avesse chiesto, avrebbe avuto lo stesso spazio e lo stesso risalto che è stato dato al racconto dell’ex dirigente generale della Regione. Invece…  

La Cisl Sicilia ha depositato stamani, nella Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, formale querela nei confronti di Anna Rosa Corsello, già dirigente generale della Formazione professionale regionale e di Giulio Ambrosetti nella qualità di direttore responsabile del giornale on line TimeSicilia. La Cisl Sicilia, nella persona del segretario generale Mimmo Milazzo e per il tramite dell’avvocato Nino Caleca del foro di Palermo, chiede al Procuratore della Repubblica di procedere “per tutti i reati che la S.V. riterrà di ravvisare”.

I fatti risalgono al 6 maggio scorso, all’indomani della rielezione di Milazzo al vertice regionale Cisl, quando nelle pagine di TimeSicilia compare un articolo gravemente diffamatorio secondo il sindacato (“Formazione. I retroscena del fallimento dello Ial: la strana cassa integrazione. Corsello: “20 milioni di euro alla Cisl” che replica: “Non è vero”), che sui social e sullo stesso giornale innesca una girandola di insinuazioni, veleni. Attacchi obliqui. E fake news. All’origine, le parole della Corsello su cui è montato l’intero articolo nel quale la ribattuta della Cisl è circoscritta a una manciata di parole in coda che, peraltro, riportano tra virgolette una dichiarazione non rilasciata.

Nella querela si legge che le affermazioni della Corsello (“di circa 20 milioni di euro relativi all’ultimo Prof non c’era traccia. Li avevano dati alla Cisl in relazione alla vendita dello Ial”) “oltre che false sono infamanti e suggestive”.

“Nessuna vendita da parte della Cisl è stata formalizzata né vi è prova di alcun movimento di denaro a favore della Cisl”.

Nel settembre 2011, ricorda l’attore dell’azione giudiziaria, ci fu un mero riassetto della compagine sociale, con l’uscita per scelta politica del fino ad allora socio unico (la Cisl) e l’ingresso di nuovi soci. Contestualmente la ragione sociale mutò da “Ial Cisl Sicilia” a “Ial Sicilia”. Oltretutto, segnala il sindacato, già nel 2013 “la vicenda ‘denunciata’ dalla Corsello” era stata oggetto di accertamenti in sede sia amministrativa che giudiziaria, risultando infondata. Dunque, “la Corsello era al corrente della falsità dell’accusa” la quale infama gravemente la credibilità della Cisl; lede profondamente la dignità e l’onorabilità di chi la rappresenta. Finisce col creare tra i lavoratori “un clima di pregiudizio e di ingiustificato sospetto”.

 

A parte qualche retropensiero, mi sfugge la motivazione del clamore mediatico che la Cisl siciliana sta provocando e cavalcando con questa querela.

Detto questo, se i signori di questo sindacato pensano di avermi intimidito, ebbene, si sono sbagliati.

Solo tre brevi considerazioni.

Prima considerazione: con questo comunicato la Cisl siciliana non dà solo la propria, legittima versione dei fatti, ma descrive soprattutto se stessa.

Seconda considerazione: nelle vicissitudini della Formazione professionale siciliana ho sempre cercato di difendere una categoria che, con il PD renziano al potere, è diventata sempre più debole: la categoria dei lavoratori.

Terza considerazione: non ho espresso alcuna opinione: mi sono limitato a riportare le affermazioni di una persona – la dottoressa Anna Rosa Corsello – che ha ricoperto ruoli di vertice nell’ambito della Formazione professionale siciliana.  

Siamo sempre stati disponibili – e lo siamo tutt’ora – a riportare il punto di vista della Cisl siciliana su questa vicenda, proprio per dare ai lettori un’informazione quanto più possibile completa e pluralista. Dispiace che, al confronto di idee, si preferisca la querela.

g.a.  

 

16 maggio 2017

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GiulioAmbrosetti


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